Brexit, ecco perché “quest’anno i giovani torneranno liberi di studiare e lavorare tra Ue e Gb”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraL'attivista pro Ue Steve Bray mentre manifesta a Westminster
LONDRA – “Un accordo sulla mobilità giovanile tra Regno Unito e Unione Europea? Accadrà presto”. Quanto presto? “Quest’anno, entro il 2025”. Fonti europee ne sono certe, parlando con Repubblica: i giovani europei e britannici potrebbero presto tornare a viaggiare, studiare e lavorare liberamente tra Uk e Ue, per un periodo limitato di tempo. Come prima della Brexit.
Una trattativa che va avanti da tempo tra Londra e Bruxelles, da quando il nuovo primo ministro laburista Keir Starmer ha annunciato il “reset” del Regno Unito nei confronti dell’Unione Europea. Ossia un sensibile riavvicinamento alla Ue, soprattutto su Difesa, sicurezza e commercio, per affrontare insieme le enormi sfide mondiali e geopolitiche dei prossimi anni.
Ufficialmente, la posizione del governo Starmer resta la stessa sulla mobilità agevolata dei giovani europei e britannici tra i due blocchi: “La nostra posizione non è cambiata”, dice un portavoce dell’esecutivo a Repubblica, “non abbiamo piani di mobilità gio…
LONDRA – “Un accordo sulla mobilità giovanile tra Regno Unito e Unione Europea? Accadrà presto”. Quanto presto? “Quest’anno, entro il 2025”. Fonti europee ne sono certe, parlando con Repubblica: i giovani europei e britannici potrebbero presto tornare a viaggiare, studiare e lavorare liberamente tra Uk e Ue, per un periodo limitato di tempo. Come prima della Brexit.
Una trattativa che va avanti da tempo tra Londra e Bruxelles, da quando il nuovo primo ministro laburista Keir Starmer ha annunciato il “reset” del Regno Unito nei confronti dell’Unione Europea. Ossia un sensibile riavvicinamento alla Ue, soprattutto su Difesa, sicurezza e commercio, per affrontare insieme le enormi sfide mondiali e geopolitiche dei prossimi anni.
Ufficialmente, la posizione del governo Starmer resta la stessa sulla mobilità agevolata dei giovani europei e britannici tra i due blocchi: “La nostra posizione non è cambiata”, dice un portavoce dell’esecutivo a Repubblica, “non abbiamo piani di mobilità giovanile e non ritorneremo alla libertà di movimento”.
Questa apparente linea rossa del governo laburista è diretta conseguenza della Brexit, scelta dalla maggioranza dei britannici nel referendum del 2016 soprattutto per fermare l’immigrazione e la libera circolazione dall’Europa, in particolare dai Paesi dell’Est. Un tema che, all’epoca, divenne presto il cuore della campagna di brexiter come Nigel Farage.
Approvare un progetto del genere potrebbe dunque risultare decisamente pericoloso per Starmer, soprattutto in un simile momento storico. Perché il premier potrebbe offrire il fianco proprio a Farage e al suo partito di destra Reform UK che sta volando nei sondaggi - a un punto dal Labour secondo l’ultimo YouGov - facendo ancora una volta leva sulla lotta all’immigrazione, a livelli record negli ultimi anni, nonostante la Brexit e il motto “di riprendere il controllo dei nostri confini”.
Anche per questo, Starmer e i suoi preferirebbero accordi su base bilaterale con alcuni Paesi “eletti”, tra cui l’Italia, ed evitare di dover accogliere migliaia di giovani dall’Est, argomento potenzialmente esplosivo in patria dal punto di vista politico. Ma l’Ue su questo è irremovibile: o tutti i Paesi dell’Unione vengono coinvolti, oppure niente.
Il problema per Starmer è che, dopo la Brexit, l’Ue ha il coltello dalla parte del manico su molte questioni, basti pensare alla resilienza commerciale di un mercato unico gigantesco come quello europeo, rispetto al Regno Unito, per esempio in caso di una guerra su dazi e tariffe che potrebbe presto scatenare Donald Trump alla Casa Bianca.
E Bruxelles, in cambio di concessioni commerciali a Londra e una più profonda cooperazione anche sulla lotta all’immigrazione illegale verso il Regno Unito, non indietreggia su due pilastri: la mobilità giovanile tra i due blocchi e le agevolazioni sulla pesca in acque britanniche - richiesta esplicita della Francia e altri Paesi del Nord Europa.
“Magari non la chiameremo Mobilità Giovanile, troveremo una formula diversa”, apprende Repubblica da un’altra fonte europea, “ma alla fine si farà. E, in questo ambito, c’è la possibilità che torni anche una sorta di Erasmus, sebbene questa sia una vicenda diversa”. Insomma, Bruxelles considera l’apertura ai giovani una priorità assoluta, anche come investimento per il futuro.
“È una priorità perché è evidente che se vogliamo avviare un vero partenariato tra i due blocchi, dobbiamo lavorare sulle giovani generazioni”, dice a Repubblica Sandro Gozi, copresidente della Commissione Parlamentare euro-britannica, un organismo unico e inedito perché composta deputati di Regno Unito e Unione Europea. “Secondo me, è presto per essere ottimisti. C’è ancora tanto da fare. Sarà importante trovare la modalità giusta, anche perché c’è sempre Farage in agguato. Ma i britannici sanno che un progetto del genere è importante anche per loro”.
Ma come potrebbe essere questa nuova mobilità giovanile, una volta approvata? I negoziati sono in corso, ma dovrebbe interessare tutti i cittadini europei e britannici tra 18 e 30 anni. L’Europa vorrebbe concedere questo diritto per circa quattro anni (continuativi o complessivi), forse si arriverà a un compromesso diverso. In ogni caso, la strada sembra segnata.
“Io credo si debba parlare di opportunità non di mobilità”, continua Gozi, “non può essere una iniziativa solo per gli universitari, per pochi eletti. Deve includere anche apprendisti, giovani impegnati nel volontariato, o disoccupati che devono frequentare corsi di formazione. Anche per questo, non la chiamerei Young Mobility. Forse la chiameremo Youth Opportunity”.