Israele, la rabbia della madre-coraggio di uno degli ostaggi: “Non ci fidiamo del premier”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTel aviv — «Non gli permetteremo di fermarsi. Ma ci serve l’aiuto di tutti voi. Restateci accanto perché non possiamo fidarci di quello che dice il governo». Il viso tirato, la foto del figlio in mano come ormai da 469 giorni: Einav Zangauker arriva sulla piazza degli ostaggi di Tel Aviv e subito si forma una folla: da mesi questa mamma single di 46 anni, minuta, lunghi capelli neri, è la spina del fianco più acuta del governo Netanyahu. Suo figlio Matan, 27 anni compiuti in prigionia, è stato portato via il 7 ottobre da Nir Oz, uno dei kibbutz più colpiti quel giorno.
All’inizio della crisi lei, che aveva sempre votato per il Likud, il partito di Netanyahu, era rimasta nell’ombra, fidandosi del premier: poi a novembre, quando il primo scambio di prigionieri si è concluso senza Matan, ha deciso che era tempo di muoversi.
Da allora la signora Zangauker ha fatto di tutto: parlato sui tetti delle auto davanti alla Kirya – il ministero della Difesa – si è seduta a terra per bloccare…
Tel aviv — «Non gli permetteremo di fermarsi. Ma ci serve l’aiuto di tutti voi. Restateci accanto perché non possiamo fidarci di quello che dice il governo». Il viso tirato, la foto del figlio in mano come ormai da 469 giorni: Einav Zangauker arriva sulla piazza degli ostaggi di Tel Aviv e subito si forma una folla: da mesi questa mamma single di 46 anni, minuta, lunghi capelli neri, è la spina del fianco più acuta del governo Netanyahu. Suo figlio Matan, 27 anni compiuti in prigionia, è stato portato via il 7 ottobre da Nir Oz, uno dei kibbutz più colpiti quel giorno.
All’inizio della crisi lei, che aveva sempre votato per il Likud, il partito di Netanyahu, era rimasta nell’ombra, fidandosi del premier: poi a novembre, quando il primo scambio di prigionieri si è concluso senza Matan, ha deciso che era tempo di muoversi.
Da allora la signora Zangauker ha fatto di tutto: parlato sui tetti delle auto davanti alla Kirya – il ministero della Difesa – si è seduta a terra per bloccare il traffico, ha incendiato copertoni e ha attaccato il governo dagli studi della Cnn e dalle colonne del New York Times, dando un volto alla rabbia di decine di migliaia di israeliani.
«Una cosa solo vi dico: non credete a quello che dice Netanyahu», ha gridato sabato scorso davanti alla Kirya, prima di venire travolta dagli applausi. «Non ho scelta: devo battermi, altrimenti Matan non tornerà. Il governo ci ha tradito più volte, non gli permetteremo di farlo ancora», ci ha detto ieri