NEW YORK — «Guardi, sto uscendo proprio ora per andare a prenderlo all’aeroporto. Però una cosa posso dirgliela con certezza: Enrique è innocente ed è stato usato dal governo come un capro espiatorio».
Zuny Duarte risponde al telefono dalla sua casa di Miami col tono di una madre che non sente ragioni, pur di difendere il figlio. L’Enrique a cui riferisce di cognome fa Tarrio, ed era stato condannato a 22 anni di prigione per il ruolo avuto nella regia dell’assalto al Congresso il 6 gennaio 2021.
Era il presidente dei Proud Boys, una delle organizzazioni più estremistiche coinvolte nella manifestazione, per impedire la certificazione della sconfitta di Donald Trump nelle presidenziali contro Joe Biden. Razzisti, suprematisti bianchi, neonazisti, neppure i membri di questo gruppo ci provano ad attenuare la loro immagine.
Tarrio, 42 anni, figlio di padre cubano, lavorava nel settore della sicurezza e nel 2012 era stato condannato per truffa. Si era impegnato in politica a partire d…
NEW YORK — «Guardi, sto uscendo proprio ora per andare a prenderlo all’aeroporto. Però una cosa posso dirgliela con certezza: Enrique è innocente ed è stato usato dal governo come un capro espiatorio».
Zuny Duarte risponde al telefono dalla sua casa di Miami col tono di una madre che non sente ragioni, pur di difendere il figlio. L’Enrique a cui riferisce di cognome fa Tarrio, ed era stato condannato a 22 anni di prigione per il ruolo avuto nella regia dell’assalto al Congresso il 6 gennaio 2021.
Era il presidente dei Proud Boys, una delle organizzazioni più estremistiche coinvolte nella manifestazione, per impedire la certificazione della sconfitta di Donald Trump nelle presidenziali contro Joe Biden. Razzisti, suprematisti bianchi, neonazisti, neppure i membri di questo gruppo ci provano ad attenuare la loro immagine.
Tarrio, 42 anni, figlio di padre cubano, lavorava nel settore della sicurezza e nel 2012 era stato condannato per truffa. Si era impegnato in politica a partire dal 2017, partecipando alla manifestazione razzista di Charlottesville, finita con la morte di una donna. Secondo l’accusa, già a dicembre del 2020 aveva mobilitato un paio di centinaia di Proud Boys per marciare su Washington. Avevano assaltato la Metropolitan African Methodist Church, distruggendo un’insegna del movimento Black Lives Matter e provocando una rissa in cui quattro persone erano state ferite. Incriminato, Enrique era stato arrestato il 4 gennaio, alla vigilia dell’assalto al Congresso. Il giorno dopo era stato rilasciato, ma con il divieto di andare a Washington, se non per partecipare alle udienze relative al suo caso.
Era tutto vero, perché lui stesso avrebbe poi ammesso la propria colpevolezza, nel patteggiamento che ci era concluso con una condanna a 155 giorni di prigione. Nel frattempo però, pur restando fuori da Washington, aveva organizzato la partecipazione dei Proud Boys alla manifestazione del 6 gennaio, finita con l’assalto al Congresso. Per questi comportamenti era stato condannato a 22 anni di prigione, ma Trump ha deciso che la sua fedeltà alla causa veniva prima dei reati commessi e lo ha graziato.
La madre però non sente ragioni: «Non credo che chiunque sia realista, abbia dubbi sul fatto che il governo ha usato la sua faccia, la sua organizzazione e la sua posizione come presidente dei Proud Boys». Zuny non vede colpe e pensa che Enrique sia una vittima del sistema: «Assolutamente. Non solo perché il 6 gennaio non era presente a Washington, ma anche perché non c’è mai stato alcun piano o cospirazione». In realtà suo figlio è stato condannato: «Sì, ma le prove del coinvolgimento non sono mai state mostrate in tribunale». Perciò Trump ha deciso di graziarlo: «Sono estremante grata al presidente per averlo riconosciuto, restituendo a mio figlio la sua vita. Ora però scusate, devo andare. Chiamate più tardi per parlare con lui».
Verso le tre del pomeriggio, quando atterra, Tarrio ripete le cose dette nell’intervista ad Alex Jones: «Sono felice che il presidente non si concentri sulla vendetta, ma sul successo. Io però vi dico che non giocherò secondo quelle regole. Le persone che mi hanno fatto questo meritano di subirne le conseguenze. Devono essere messe dietro alle sbarre e perseguite! Venite venerdì alla mia conferenza stampa e spiegherò come».