Israele porta all’Eurovision Yuval Raphael, sopravvissuta del 7 ottobre
dalla nostra inviata Francesca CaferriGERUSALEMME – Israele ha scelto, e la scelta non stupisce nessuno. Sarà Yuval Raphael, sopravvissuta all'attacco di Hamas al Nova festival, a rappresentare il Paese al concorso musicale Eurovision che si svolgerà a maggio in Svizzera. Come scrive il Times of Israel, Raphael, 24 anni, ha vinto il reality Hakochav Haba, ottenendo il maggior numero di voti dai giudici e dal pubblico.
La giovane era al Nova con amici il 7 ottobre 2023: per sfuggire all’attacco si rifugiò in uno dei bunker anti missili lungo la statale 232: qui avvenne una delle peggiori stragi di quel giorno, quando gli uomini di Hamas gettarono granate e spararono dentro al rifugio. Delle 40 persone che erano nel rifugio, 11 rimasero vive: tre di loro, fra cui Hersh Goldberg Polin, volto simbolo degli ostaggi, ucciso ad agosto a Gaza, furono rapite. Raphael si nascose per dieci ore sotto ai cadaveri.
GERUSALEMME – Israele ha scelto, e la scelta non stupisce nessuno. Sarà Yuval Raphael, sopravvissuta all'attacco di Hamas al Nova festival, a rappresentare il Paese al concorso musicale Eurovision che si svolgerà a maggio in Svizzera. Come scrive il Times of Israel, Raphael, 24 anni, ha vinto il reality Hakochav Haba, ottenendo il maggior numero di voti dai giudici e dal pubblico.
La giovane era al Nova con amici il 7 ottobre 2023: per sfuggire all’attacco si rifugiò in uno dei bunker anti missili lungo la statale 232: qui avvenne una delle peggiori stragi di quel giorno, quando gli uomini di Hamas gettarono granate e spararono dentro al rifugio. Delle 40 persone che erano nel rifugio, 11 rimasero vive: tre di loro, fra cui Hersh Goldberg Polin, volto simbolo degli ostaggi, ucciso ad agosto a Gaza, furono rapite. Raphael si nascose per dieci ore sotto ai cadaveri.
Oggi, la sua presenza a Eurovision non può essere derubricata a notizia di costume. Qui in Israele il festival musicale è un appuntamento importantissimo e seguitissimo, segno tangibile, agli occhi del grande pubblico, dell’appartenenza culturale all’Occidente e piattaforma per presentare l’immagine del Paese all’estero. Il fatto che l’immagine che si vuole presentare sia indissolubilmente legata al 7 ottobre, racconta di una nazione che da quel giorno non è mai uscita e sul metro di quello che accadde quel giorno continua a misurare la realtà intorno a lei, senza spazio alcuno per la narrazione di ciò che è accaduto dopo: i 47 mila morti di Gaza, la violenza continua in Cisgiordania. Non a caso Raphael ha dichiarato di voler "raccontare la storia del mio Paese, di ciò che ho vissuto, di ciò che altri hanno vissuto".
Già lo scorso anno la partecipazione di Israele a Eurovision fu marcata dalle polemiche: Eden Golan dovette cambiare le parole della sua canzone perché troppo politica. La cantante venne contestata dal pubblico e, sotto la protezione dello Shin Bet, limitò al minimo le interazioni con gli altri concorrenti. Alla fine si piazzò quinta, ma seconda nel voto popolare, con decine di migliaia di voti arrivati dalla diaspora ebraica e dai simpatizzanti di Israele in tutto il mondo. A riprova che, no, non sono solo canzonette.