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A Gaza libere le soldate: lo show di Hamas che Israele è costretto a guardare

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Karina Ariev, Daniella Gilboa, Naama Levy e Liri Albag, tutte 20 anni, sono fuori dalla Striscia. Il movimento palestinese ottiene in cambio il rilascio di prigionieri condannati all’ergastolo. E sul palco prova a mostrare che non è stato cancellato dalla guerra
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TEL AVIV – C’è un palco con uno striscione che ricorda che “il sionismo non vincerà”, un tavolo a cui i delegati del Comitato internazionale della Croce rossa vengono fatti sedere per firmare i documenti del rilascio, un cordone di sicurezza per evitare il caos di una settimana fa. Dopo 470 giorni nelle mani di Hamas le soldate Karina Ariev, Daniella Gilboa, Naama Levy e Liri Albag, tutte 20 anni, escono così da Gaza: sulle loro gambe, sorridenti, non deperite, apparentemente in buona salute. Israele le accoglie con un applauso collettivo, ma insieme a loro è costretto a guardare immagini che non avrebbe mai voluto vedere: attorno a loro Hamas organizza di nuovo uno show di forza, come già sette giorni fa.

Smacco a Netanyahu

E’ vero, nei giorni successivi al primo scambio le immagini dei droni avevano mostrato che la folla nella piazza del rilascio non era così numerosa come le riprese di Al Jazeera avevano fatto pensare: ma le centinaia di uomini di Hamas armati e in divisa che o…

TEL AVIV – C’è un palco con uno striscione che ricorda che “il sionismo non vincerà”, un tavolo a cui i delegati del Comitato internazionale della Croce rossa vengono fatti sedere per firmare i documenti del rilascio, un cordone di sicurezza per evitare il caos di una settimana fa. Dopo 470 giorni nelle mani di Hamas le soldate Karina Ariev, Daniella Gilboa, Naama Levy e Liri Albag, tutte 20 anni, escono così da Gaza: sulle loro gambe, sorridenti, non deperite, apparentemente in buona salute. Israele le accoglie con un applauso collettivo, ma insieme a loro è costretto a guardare immagini che non avrebbe mai voluto vedere: attorno a loro Hamas organizza di nuovo uno show di forza, come già sette giorni fa.

Smacco a Netanyahu

E’ vero, nei giorni successivi al primo scambio le immagini dei droni avevano mostrato che la folla nella piazza del rilascio non era così numerosa come le riprese di Al Jazeera avevano fatto pensare: ma le centinaia di uomini di Hamas armati e in divisa che oggi circondavano le auto, il palco, le bandiere e gli striscioni, dopo 15 mesi di guerra “per cancellare Hamas” (sono le parole del primo ministro Benjamin Netanyahu) non erano quello che il Paese si aspettava.

(afp)

Il rilascio dei prigionieri palestinesi

Anche oggi il movimento islamista gioca con la psiche collettiva, come più volte ha fatto i questi mesi con i suoi video. Non ci sono le tute rosa di sabato scorso, non c’è il caos: Karina, Naama, Liri e Daniela emergono in abiti camouflage, simili alle divise, a ricordare a tutti che questo è il rilascio di quattro soldate, non di ragazze qualunque. Per loro Hamas ha ottenuto il prezzo più alto, che da mesi chiedeva: 50 prigionieri ciascuna liberati, contro i 30 che erano usciti per Romi Gonen, Emily Damari e Doron Steinbrecher. Non solo: uomini (erano uscite donne e bambini una settimana fa), alcuni dei quali condannati all’ergastolo per terrorismo. Non dovrebbe essere rilasciato oggi Zakaria Zubeidi, il più famoso di tutti, uno dei comandanti militari del campo di Jenin, nel Nord della Cisgiordania, da giorni cinto d’assedio dagli israeliani.

(afp)

Sul maxischermo

Nell’attesa di fare il conto con tutto questo, Israele di nuovo gioisce. Approfittando del giorno di festa, ci sono intere famiglie riunite nella piazza degli ostaggi per assistere alla liberazione sul maxischermo. Applaudono e piangono quando le quattro scendono dalle macchine. Rispondono al saluto quando, dal palco di Hamas salutano la folla di Gaza: qui a tutti pare che salutino loro, che per 476 giorni e quattro ore, come recita il cartellone luminoso in piazza, le hanno aspettate.

In Israele il servizio militare a 19 anni è obbligatorio per tutti, uomini e donne: in questi mesi le spotter di Nahal Oz, uno degli anelli più bassi della catena militare israeliana, che non facevano un lavoro considerato “prestigioso”, non avevano ricevuto un addestramento per combattere, non erano neanche armate, sono diventate le figlie di tutti. In piazza, ci sono decine di ragazze come loro: 19nni che stanno facendo il militare o 18nni che lo faranno fra pochi mesi. “Sono state usate, fino all’ultimo, le hanno costrette a fare uno show. Siamo soldate, come loro. E tutto questo ci provoca una rabbia incredibile. Ma ora l’importante è che siano a casa. E che dopo di loro tornino tutti gli altri”, dicono Yarden e Maya, due ragazze che oggi hanno lasciato la divisa nell’armadio per essere qui, insieme a migliaia di altre persone.

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