La testimonianza da Gaza: “L’attesa per il via libera israeliano al ritorno nel nord”
di Rita BaroudDeir el balah – Ieri tutti gli occhi di Gaza e del mondo erano puntati su un evento carico di simbolismo: lo scambio di prigionieri tra Hamas e Israele. Un momento che portava con sé grandi speranze per quanti attendevano il ritorno dei loro cari, assenti da anni, mentre altri seguivano il tutto sugli schermi televisivi o sui telefoni cellulari, nonostante le frequenti interruzioni di corrente e le incessanti esigenze della vita quotidiana.
Mentre scorrevano le immagini un altro pensiero si intrecciava però nelle menti dei palestinesi. Quello dell’atteso via libera israeliano al ritorno nel nord di Gaza da parte degli sfollati. Si tratterà di un ritorno sicuro? Quando inizierà?
Secondo alcune notizie, l'ingresso al corridoio di Netzarim rimarrà bloccato finché Hamas non consegnerà la prigioniera Arbel Yehud. Ma l’organizzazione palestinese ha confermato che è viva e ha assicurato che presto sarà liberata. Ieri alcune famiglie avevano già iniziato a dirigersi verso il checkpoint.…
Deir el balah – Ieri tutti gli occhi di Gaza e del mondo erano puntati su un evento carico di simbolismo: lo scambio di prigionieri tra Hamas e Israele. Un momento che portava con sé grandi speranze per quanti attendevano il ritorno dei loro cari, assenti da anni, mentre altri seguivano il tutto sugli schermi televisivi o sui telefoni cellulari, nonostante le frequenti interruzioni di corrente e le incessanti esigenze della vita quotidiana.
Mentre scorrevano le immagini un altro pensiero si intrecciava però nelle menti dei palestinesi. Quello dell’atteso via libera israeliano al ritorno nel nord di Gaza da parte degli sfollati. Si tratterà di un ritorno sicuro? Quando inizierà?
Secondo alcune notizie, l'ingresso al corridoio di Netzarim rimarrà bloccato finché Hamas non consegnerà la prigioniera Arbel Yehud. Ma l’organizzazione palestinese ha confermato che è viva e ha assicurato che presto sarà liberata. Ieri alcune famiglie avevano già iniziato a dirigersi verso il checkpoint. Portavano con loro tutti gli effetti personali che erano riuscite a raccogliere. Le borse erano pesanti, piene come erano non solo delle cose essenziali ma anche dei ricordi del passato e dei sogni di una vita migliore. Tuttavia i soldati israeliani hanno aperto il fuoco vicino al checkpoint, aggiungendo un ulteriore strato di paura e incertezza.
A Netzarim la scena sembrava uscita da un film: bambini aggrappati alle mani delle madri, anziani seduti sul ciglio della strada e appoggiati ai loro bastoni, donne con un'espressione di tristezza impressa sul volto che cercavano di mostrare un debole sorriso. Ma l'attesa si prolungava e le notizie che arrivavano erano tutt'altro che rassicuranti. La polizia e la protezione civile di stanza al posto di blocco hanno bloccato tutti i tentativi di ingresso, confermando che il rientro non sarebbe stato possibile ieri e sarebbe cominciato forse oggi, domenica.
Nelle strade la gente si chiede se le scuole riapriranno, se al ritorno troveranno le loro case ridotte in polvere. Domande senza risposte, eppure la speranza aleggia nell'aria come una nuvola in attesa della pioggia.