MOSCA — Ogni sport ha la sua “Superga”, la sua tragedia aerea. Il pattinaggio su ghiaccio statunitense aveva già pagato il suo tributo: Berg, 1961, volo Sabena 548, morta l’intera nazionale diretta ai Mondiali di Praga, annullati per rispetto. Metà dei pattinatori che persero la vita proveniva dallo Skating Club di Boston, fucina dal 1912 di campioni olimpici e mondiali, che oggi è stato colpito una seconda volta dalla maledizione del cielo. Delle 64 persone a bordo del volo American Airlines precipitato nel fiume Potomac che attraversa la città di Washington, almeno 14 facevano parte del club del Massachusetts. Tra loro gli ex campioni del mondo russi diventati allenatori Evgenia Shishkova e Vadim Naumov, i loro allievi sedicenni Jinna Han e Spencer Lane insieme alle madri. Rientravano da un ritiro seguito ai campionati di Wichita, in Kansas.
«Ci è voluto tempo per riprenderci da Berg. Eravamo appena usciti, quasi 60 anni dopo, dall’ombra di quell’incidente», ha detto commosso l’ad …
MOSCA — Ogni sport ha la sua “Superga”, la sua tragedia aerea. Il pattinaggio su ghiaccio statunitense aveva già pagato il suo tributo: Berg, 1961, volo Sabena 548, morta l’intera nazionale diretta ai Mondiali di Praga, annullati per rispetto. Metà dei pattinatori che persero la vita proveniva dallo Skating Club di Boston, fucina dal 1912 di campioni olimpici e mondiali, che oggi è stato colpito una seconda volta dalla maledizione del cielo. Delle 64 persone a bordo del volo American Airlines precipitato nel fiume Potomac che attraversa la città di Washington, almeno 14 facevano parte del club del Massachusetts. Tra loro gli ex campioni del mondo russi diventati allenatori Evgenia Shishkova e Vadim Naumov, i loro allievi sedicenni Jinna Han e Spencer Lane insieme alle madri. Rientravano da un ritiro seguito ai campionati di Wichita, in Kansas.
«Ci è voluto tempo per riprenderci da Berg. Eravamo appena usciti, quasi 60 anni dopo, dall’ombra di quell’incidente», ha detto commosso l’ad Doug Zeghibe. Stesso cordoglio in Russia. «C’erano altri nostri concittadini a bordo», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. «Nostri buoni amici», ha ribadito l’agente Ari Zakarjan ai media russi che fanno il nome, non confermato, della 59enne Inna Voljanskaja, allenatrice a Washington dopo i successi con le nazionali sovietica e russa, una generazione avanti rispetto a Shishkova e Naumov, 52 e 55 anni, nati nell’allora Leningrado.
Come spesso capita, Evgenia e Vadim erano una coppia sul ghiaccio e nella vita. Erano stati i loro allenatore a suggerire che potessero lavorare bene insieme, ma fino all’87 lui non aveva voluto cambiare partner. Avevano dovuto aspettare il ’94 per essere incoronati campioni del mondo a Chiba in Giappone. In quegli anni a fare loro ombra c’era l’imbattibile coppia: Ekaterina “Katia” Gordeeva e Sergej Grinkov, poi immigrati negli Usa. Shishkova e Naumov si erano sposati nel 1995 e tre anni dopo, mancata la qualificazione ai Giochi di Nagano, si erano ritirati dalle competizioni e trasferiti negli Usa per diventare allenatori prima a Simsbury, nel Connecticut — dov’era morto d’infarto a 28 anni Grinkov — e dal 2017 a Boston.
Il figlio Maksim, classe 2001, ha seguito le loro orme. Campione junior 2020, a Wichita si era classificato quarto ed era tornato a casa lunedì. Salvo anche il ventenne Jon Maravilla a cui era stato negato l’imbarco a causa del suo cane «troppo grande». Stroncata invece la vita di Spencer Lane. L’ultima foto sui social, dov’era seguitissimo, l’ha scattata proprio a bordo dell’aereo precipitato. Aveva scritto soltanto “Ict-Dca”, ma a Washington non è mai arrivato.