La spinta di Putin ai nostalgici tedeschi: “Non avete colpe per gli atti di Hitler”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA — «Né la generazione tedesca attuale, né quella futura dovrebbero essere private dei loro diritti per ciò che accadde sotto Hitler». A distanza di una settimana Vladimir Putin rilancia la tesi avanzata da Elon Musk in un intervento in video-collegamento a un evento elettorale del partito d’estrema destra Alternativa per la Germania (Afd).
Il presidente russo parla ai microfoni del fido giornalista della tv di Stato Rossija1 Pavel Zarubin. L’intervista integrale va in onda alle 22.30 ora di Mosca, ma Zarubin anticipa già nel primo pomeriggio una clip sul suo seguitissimo canale Telegram. Putin definisce «strano e vergognoso» il mancato invito della Russia alle commemorazioni dell’80esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Se non funzionari russi, dice, gli organizzatori avrebbero potuto quanto meno invitare gli ex soldati sovietici che liberarono il campo nazista o i loro discendenti. Lo indigna ancora di più che alla cerimonia fosse presente una delegazione di Kie…
MOSCA — «Né la generazione tedesca attuale, né quella futura dovrebbero essere private dei loro diritti per ciò che accadde sotto Hitler». A distanza di una settimana Vladimir Putin rilancia la tesi avanzata da Elon Musk in un intervento in video-collegamento a un evento elettorale del partito d’estrema destra Alternativa per la Germania (Afd).
Il presidente russo parla ai microfoni del fido giornalista della tv di Stato Rossija1 Pavel Zarubin. L’intervista integrale va in onda alle 22.30 ora di Mosca, ma Zarubin anticipa già nel primo pomeriggio una clip sul suo seguitissimo canale Telegram. Putin definisce «strano e vergognoso» il mancato invito della Russia alle commemorazioni dell’80esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Se non funzionari russi, dice, gli organizzatori avrebbero potuto quanto meno invitare gli ex soldati sovietici che liberarono il campo nazista o i loro discendenti. Lo indigna ancora di più che alla cerimonia fosse presente una delegazione di Kiev perché — lamenta — «l’attuale leadership ucraina ha elevato a eroe nazionale» il collaborazionista Stepan Bandera e «il capo dello Stato applaude gli ex soldati delle SS». Un riferimento all’incidente avvenuto durante la visita di Volodymyr Zelensky al Parlamento canadese nel settembre 2023 quando applaudì il 98enne Jaroslav Hunka che gli era stato presentato come «eroe della Seconda guerra mondiale che ha lottato per l’indipendenza ucraina», ma che (si scoprì dopo) aveva combattuto in una divisione nazista.
Quanto alla Germania, ricorda Putin, ex agente del Kgb a Dresda allora Ddr, «ci ho vissuto e ho ancora molti amici lì. So che cosa pensano del passato nazista. Gli stessi tedeschi si sentono in colpa. Ma voglio sottolineare che né la generazione attuale né quella futura dovrebbero essere private dei loro diritti per ciò che accadde allora sotto Hitler. La società tedesca odierna non ha nulla a che fare con questo. Sì, la memoria storica naturalmente esiste, ma scaricare la colpa sulla generazione odierna di tedeschi per ciò che accadde negli Anni ’30 e ’40, mi sembra ingiusto». Una citazione se non testuale, quasi, delle parole del miliardario a capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa dell’amministrazione statunitense che, all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, aveva già fatto discutere col suo saluto nazista.
Amorosi sensi, ma non solo. Una manovra a tenaglia, da Washington e da Mosca, per spingere il partito di estrema destra e filo-russo Afd alle cruciali elezioni tedesche del 23 febbraio. Un partito che chiede la fine degli aiuti militari tedeschi all’Ucraina e che — parole del leader in Turingia Björn Höcke — vede nella Russia «un pioniere per un mondo di Stati sovrani». Non solo.
Proprio mentre il già citato Musk lancia il Movimento Mega (Make Europe Great Again) per “Rendere l’Europa di nuovo grande”, Putin osserva che nel panorama europeo non ci sono leader in grado di difendere la propria opinione e visione del mondo. Nessuno che sia, a sua detta, all’altezza di Charles de Gaulle, François Mitterrand, Willy Brandt, Helmut Kohl o di Gerhard Schroeder, dell’ex cancelliere tedesco che guarda caso siede nei cda di diversi colossi energetici russi. «Finora i politici europei eseguivano volentieri qualsiasi ordine di Washington sotto Biden. Ora semplicemente non amano Trump e hanno combattuto contro di lui, interferendo con la politica e i processi elettorali negli Usa. E ora che Trump ha vinto, si sentono persi. Ma presto, lo vedrete, si metteranno ai piedi del padrone e scodinzoleranno», avverte Putin.
Non sono osservazioni a caso. Che nella visione di Putin l’Europa sia oramai marginale, o persino oggetto di spartizioni, lo avevano già alluso nei giorni scorsi i suoi consiglieri. «Non abbiamo nulla da discutere con Londra o Bruxelles», aveva detto l’ex segretario del Consiglio di Sicurezza russo Nikolaj Patrushev in un’intervista con Komsomolskaja Pravda. E Sergej Karaganov, presidente del Consiglio per la politica estera e di difesa, aveva ribadito su Profil: «È necessario allontanare l’Europa dalla soluzione dei problemi mondiali. La pace potrà essere stabilita nel subcontinente solo quando la spina dorsale dell’Europa sarà spezzata».
Con il ritorno di Trump e con l’avvento al potere in Europa di partiti “amici”, Putin spera dunque di portare a compimento una “Jalta 2.0”: un nuovo vertice faccia a faccia tra i presidenti di Russia e Stati Uniti che, come lo storico incontro del 1945 in Crimea, decida i destini dell’Europa del dopoguerra del Secondo Millennio. Una spartizione che riconosca alla Russia non solo le annessioni unilaterali in Ucraina, ma anche le tradizionali sfere d’influenza, dalle ex Repubbliche sovietiche agli ex Paesi satelliti dell’Europa orientale. Parlando con Zarubin, Putin è apparso fiducioso. «Data la sua personalità, la sua fermezza, Trump stabilirà abbastanza rapidamente l’ordine». Non un “ordine” a caso, spera, ma quel “Nuovo Ordine Mondiale” da lui tanto decantato.