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Botte, torture, fame: le accuse delle ong sulle condizioni dei detenuti palestinesi

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All’indomani dell’ultimo rilascio, associazioni per i diritti umani israeliane e internazionali lanciano l’allarme sul trattamento nelle carceri dello Stato ebraico
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Botte anche immediatamente prima del rilascio. Un braccialetto di carta bianco, con su scritto “La nazione eterna non dimentica. Darò la caccia ai miei nemici e li sconfiggerò”. Fascette o manette per legare strette le mani dietro la testa, che sembrano aver fatto indispettire persino la Croce Rossa, costretta a abbandonare il consueto aplomb per ricordare alle parti “che hanno la responsabilità di garantire trasferimenti nel rispetto della dignità e della sicurezza dei singoli”. All’indomani dell’ultimo rilascio di prigionieri, è di nuovo tempo di polemiche, accuse e denunce su quanto succeda nelle carceri israeliane.

I numeri dell’ultimo rilascio

Come previsto dall’accordo per il cessate il fuoco, al quarto scambio fra ostaggi del 7 ottobre e detenuti palestinesi, per la prima volta sono uscite dal carcere anche 111 persone arrestate a Gaza dopo il 7 ottobre e da allora rimaste in detenzione amministrativa, cioé senza che le accuse contro di loro venissero formalizzate, senza poter…

Botte anche immediatamente prima del rilascio. Un braccialetto di carta bianco, con su scritto “La nazione eterna non dimentica. Darò la caccia ai miei nemici e li sconfiggerò”. Fascette o manette per legare strette le mani dietro la testa, che sembrano aver fatto indispettire persino la Croce Rossa, costretta a abbandonare il consueto aplomb per ricordare alle parti “che hanno la responsabilità di garantire trasferimenti nel rispetto della dignità e della sicurezza dei singoli”. All’indomani dell’ultimo rilascio di prigionieri, è di nuovo tempo di polemiche, accuse e denunce su quanto succeda nelle carceri israeliane.

I numeri dell’ultimo rilascio

Come previsto dall’accordo per il cessate il fuoco, al quarto scambio fra ostaggi del 7 ottobre e detenuti palestinesi, per la prima volta sono uscite dal carcere anche 111 persone arrestate a Gaza dopo il 7 ottobre e da allora rimaste in detenzione amministrativa, cioé senza che le accuse contro di loro venissero formalizzate, senza poter accedere agli atti dell’inchiesta istruita contro di loro, di fatto senza possibilità di difendersi. Gli altri 72 sono invece i condannati all’ergastolo o a sentenze ultradecennali prima del 7 ottobre. In 143 sono tornati nella Striscia, otto sono stati esiliati in Egitto, gli altri sono stati portati in Cisgiordania. Tutti – denunciano comitati e associazioni non solo palestinesi, ma anche israeliani o con board internazionale – sono stati sistematicamente malmenati, affamati, torturati.

Israele: “Tutti i prigionieri detenuti secondo la legge”

“Sui loro corpi sono stati riscontrati segni di tortura, malnutrizione e percosse, in alcuni casi anche fratture alle costole", afferma la ong Palestinian Prisoner's Society, la prima a sollevare accuse. “Molti di loro sembravano malfermi mentre percorrevano il breve tratto dall'autobus all'ospedale europeo di Khan Younis”. Il Servizio penitenziario israeliano, controllato dal ministero della Sicurezza nazionale fino a poco tempo fa in mano a Ben Gvir, dimessosi per protestare contro il cessate il fuoco a Gaza, respinge le accuse. “Tutti i prigionieri – fa sapere – sono stati detenuti secondo la legge e tutti i loro diritti di base sono stati garantiti da guardie addestrate in modo professionale”. A chi abbia protestato per i troppi detenuti mostrati con le braccia ammanettate strette dietro la testa al momento del rilascio, il portavoce Zivan Frieden, si è limitato a rispondere: “Le guardie carcerarie si stanno occupando dei peggiori nemici di Israele, e fino all'ultimo momento sul suolo israeliano saranno sottomessi all’autorità carceraria”.

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L’ex manager el-Halabi: “Ho perso 40 chili”

Rapati a zero giusto qualche giorno prima di uscire dal carcere – hanno raccontato alcuni – faccia smagrita, i prigionieri arrivati nella Striscia e in Cisgiordania non hanno esitato nel raccontare torture, cure negate, fame. Both el-Halabi, 47enne ex manager della sezione palestinese di World Vision, un’associazione cristiana, pesa esattamente la metà di quando è stato arrestato. È stato rilasciato dopo nove anni, era stato condannato a 12 per un presunto maxifinanziamento ad Hamas, accusa che lui ha sempre respinto e un’inchiesta indipendente, portata avanti da associazioni e comitati di diritti umani, ha dimostrato infondata. In carcere ha perso più di 40 chili.

Le foto di Euromed monitor

"Il deterioramento della situazione sanitaria dei prigionieri e detenuti palestinesi rilasciati da Israele riflette le dure condizioni che hanno vissuto durante la loro detenzione, tra cui torture, trattamenti e violazioni degradanti che sono continuate fino all'ultimo minuto prima del loro rilascio", denuncia Euromed monitor. “La maggioranza sembrava essere in serio stato di deperimento, quasi tutti mostrano una forte perdita di peso che sembra dovuta a un’intenzionale e sistematica negazione di cibo”. Le foto che l’ong mostra sui suoi siti e social lasciano poco spazio all’interpretazione.

Cure negate, fame e epidemia di scabbia

“Per mesi abbiamo denunciato che c’era un’epidemia di scabbia in corso”, spiega Naji Abbas, direttore del dipartimento “Prigionieri e detenuti” dell’associazione Medici per i diritti umani-Israele. “Nell'ultimo anno – dice ai microfoni di Al Jazeera - abbiamo affrontato centinaia se non migliaia di casi di persone, palestinesi, che avevano bisogno di cure mediche all'interno dei centri di detenzione in Israele ma non l'hanno ottenuta”. Secondo l’associazione, l’accesso alle cure viene negato intenzionalmente, il Servizio penitenziario israeliano ha sempre rispedito le accuse al mittente. Non si tratta di casi, accusa l’ong isrealiana Btslem, che nel rapporto Welcome to hell denuncia: “Le testimonianze raccolte indicano chiaramente una politica istituzionale sistemica, incentrata su maltrattamenti e torture di tutti i prigionieri palestinesi detenuti da Israele”.

Oltre diecimila palestinesi detenuti, più di metà senza processo

Già in agosto l’Onu segnalava preoccupata che: “gli abusi generalizzati e sistematici di Israele nei confronti dei palestinesi in detenzione e nelle pratiche arbitrarie di arresto, unitamente all'assenza di qualsiasi restrizione da parte dello Stato israeliano dal 7 ottobre 2023, restituiscono un quadro scioccante”. Dall’inizio dell’offensiva a Gaza, seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre, il numero dei detenuti sarebbe raddoppiato. Condizionale d’obbligo, spiegano diversi report: non ci sono cifre e informazioni esatte su accuse e collocazione di tutti i detenuti palestinesi.

Secondo l’ong HaMoked Center for the Defence of the Individual, specializzata in supporto legale, a gennaio 2025 nelle carceri israeliane ci sarebbero 2.025 detenuti con sentenza definitiva, 2.934 in carcerazione preventiva, 3.376 in detenzione amministrativa, cioè senza che contro di loro siano mai state formalizzate accuse e 1.886 combattenti illegali. Si tratta di persone ritenute “parte di una forza che perpetra atti ostili contro lo Stato”, detenuti – spiega Amnesty International – “per periodi di tempo rinnovabili all’infinito senza l’obbligo di fornire prove o circostanziare le accuse”, impossibilitate a contattare famiglie e avvocati.

La legge sui combattenti illegali

La legge che permette questo tipo di arresto è del 2002, ma è stata sospesa per un lungo periodo di tempo e applicata per la prima volta dopo il 7 ottobre, con emendamenti che hanno allungato ancor di più i tempi di detenzione senza formalizzazione delle accuse. Per loro, prevede esplicitamente la norma, non è prevista l’applicazione delle garanzie che la Convenzione di Ginevra riserva ai prigionieri di guerra. “La nostra documentazione spiega come le autorità israeliane stiano usando la Legge sui combattenti illegali per rastrellare civili palestinesi di Gaza e gettarli in un virtuale buco nero per prolungati periodi di tempo, senza produrre alcuna prova che essi costituiscano una minaccia alla sicurezza e in assenza delle minime condizioni del giusto processo”, spiega Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, che tra febbraio e giugno del 2024 ha documentato 31 casi di detenzione senza contatti col mondo esterno “riscontrando prove credibili di un ampio uso della tortura e dei maltrattamenti”.

Alcune indagini, ha confermato nel giugno scorso l’Idf al quotidiano Haaretz, sarebbero in corso. Ma al momento non c’è stata alcuna incriminazione. In totale nelle carceri israeliani ci sono più di diecimila palestinesi, fra cui centinaia di minori e almeno 300 medici e infermieri arrestati nel corso dell’offensiva nella Striscia. Durante la fase uno del cessate il fuoco, in mille, dovrebbero essere liberati, ma alcuni temono che sia solo una temporanea boccata d’ossigeno.

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