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Germania, la Cdu riunita assolve il leader Merz: “Mai con gli estremisti”

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In Germania i cristianodemocratici provano a ripartire con il Congresso dopo la discussa convergenza con l’Afd per la mozione anti-migranti
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BERLINO — «Con un partito che si fa chiamare Alternative fuer Deutschland, noi non collaboreremo: né prima, né dopo, mai». Quando Friedrich Merz pronuncia queste parole, i mille delegati del congresso della Cdu scattano in piedi e gli tributano una lunga ovazione. Dopo la settimana più faticosa della campagna elettorale, i cristianodemocratici vogliono allontanare il sospetto che le convergenze con l’ultradestra sul pacchetto anti-migranti siano stati l’inizio di un flirt fatale. Merz chiarisce: l’Afd è il partito che «rappresenta tutto ciò contro cui la Cdu si batte e su cui questo Paese è stato ricostruito: l’atlantismo, la Nato, l’euro».

Poco prima, a garantire che il cordone sanitario verso l’ultradestra è ancora solido, ci ha provato già Markus Soeder, capo della Csu, la sorella bavarese del partito, ma con parole più colorite. Il piano economico dell’Afd, sottolinea il governatore della Baviera, punta a far uscire …

BERLINO — «Con un partito che si fa chiamare Alternative fuer Deutschland, noi non collaboreremo: né prima, né dopo, mai». Quando Friedrich Merz pronuncia queste parole, i mille delegati del congresso della Cdu scattano in piedi e gli tributano una lunga ovazione. Dopo la settimana più faticosa della campagna elettorale, i cristianodemocratici vogliono allontanare il sospetto che le convergenze con l’ultradestra sul pacchetto anti-migranti siano stati l’inizio di un flirt fatale. Merz chiarisce: l’Afd è il partito che «rappresenta tutto ciò contro cui la Cdu si batte e su cui questo Paese è stato ricostruito: l’atlantismo, la Nato, l’euro».

Poco prima, a garantire che il cordone sanitario verso l’ultradestra è ancora solido, ci ha provato già Markus Soeder, capo della Csu, la sorella bavarese del partito, ma con parole più colorite. Il piano economico dell’Afd, sottolinea il governatore della Baviera, punta a far uscire la Germania dall’Unione europea e dall’euro. E per Soeder «sembra il piano Morgenthau», la famosa proposta di un senatore americano che nell’immediato dopoguerra volle impedire che la Germania tornasse una potenza industriale e suggerì che le si consentisse solo di restare un Paese agricolo.
Risate dalla platea, ma anche Soeder scandisce dal palco del City Cube di Berlino: «Mai, mai, mai a qualsiasi collaborazione con l’Afd». E dopo i rapporti non sempre facili, soprattutto negli anni di Merkel e del «ce la faremo», i due leader della Cdu e della Csu entrano nella sala dei delegati ostentando l’unità ritrovata.


Tre quarti del discorso di Soeder, e un quarto di quello di Merz, però, si risolvono in una micidiale tirata contro i Verdi. Gli errori del governo Scholz vengono addossati soprattutto al suo ministro dell’Economia, Robert Habeck. E la domanda, anche ieri, nasce spontanea. Con chi si alleerà Friedrich Merz, se vincerà le elezioni? I rapporti con i Verdi sono annientati, quelli con la Spd gravemente compromessi, dopo la mozione anti-migranti. Una chiave della sua strategia elettorale, il candidato conservatore la regala verso la fine del suo lungo discorso, quando confessa una sorta di vocazione maggioritaria: «Contano le distanze con gli altri partiti», scandisce dal palco.
La lezione della scorsa settimana «è che c’è un problema delle maggioranze», ammette, e se vorranno che la Cdu/Csu si imponga, gli elettori «hanno la scelta», dovranno votare soprattutto i cristianodemocratici, evitando di disperdere i voti. Dai retroscena di questi giorni è emerso che nelle ultime tre settimane di campagna elettorale, Merz punta a superare il 35%, a raggiungere almeno le percentuali che la sua eterna rivale Angela Merkel incassava senza troppi sforzi. Solo che la longeva cancelliera sfiorò persino la maggioranza assoluta dei voti, quando nel 2013 raggiunse il 42%, eguagliando quasi il fondatore Adenauer. Altri tempi. E dopo lo strappo della scorsa settimana per conquistare elettori di destra, i primi sondaggi mostrano che il partito di Merz resta inchiodato al 30%.

(afp)

Il candidato cancelliere dei “neri”, comunque, non rinuncia alla propaganda anti-migranti - «la stragrande maggioranza dei tedeschi è con noi: la politica migratoria non può continuare così». Anche se il congresso di ieri serve a introdurre un tema su cui i conservatori avrebbero voluto costruire la campagna elettorale: la crisi economica. «Potremmo trovarci già nel terzo anno consecutivo di recessione», ha sottolineato Merz, «e non è mai successo, nel dopoguerra». La Cdu/Csu punta a sgravi fiscali, alla burocratizzazione, a limitare i sussidi sociali. «Serve un cambio di direzione», per la Germania: anche a Bruxelles. Dopo tre anni di leadership inesistente, «cancelleremo il ricordo della ‘posizione tedesca», dell’astensione perenne, ha sottolineato l’aspirante erede di Olaf Scholz.

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