Spagna, sì del governo alla riduzione della settimana lavorativa da 40 a 37,5 ore
di Benedetta PerilliDa 40 a 37,5 ore: la settimana lavorativa in Spagna è destinata a ridursi per circa 12 milioni di lavoratori. Se il Parlamento vorrà approvare il progetto di legge che ha ricevuto oggi l’ok del Consiglio dei ministri.
Voluta, e combattuta, da Yoland Diaz, vicepremier e ministra del Lavoro, la misura è stata accolta dopo mesi di negoziati con le parti sociali - nonostante il mancato appoggio degli industriali - e al termine di resistenze interne al governo Sánchez – in particolare con il ministero dell’Economia – messe a tacere direttamente dal premier che sa bene che la stabilità del suo governo, e la possibilità di rimanere in pista, dipende anche dalla forza di Diaz.
"Un giorno storico”
"Oggi è un giorno storico nel quale vale la pena far parte del governo di Spagna – ha commentato Diaz – sono trascorsi 41 anni dall'ultima volta che è stata modificata la settimana lavorativa nel nostro Paese ed è anche una giornata storica per l'Europa, perché da oltre due decenni nessuno Stato membro ha ridotto l'orario lavorativo".
La sfida del Congresso
La sfida però ora è ottenere l’approvazione del progetto al Congresso dei deputati dove lo scoglio è quello dei conservatori di Alberto Núñez Feijóo del Partito popolare. "Mi domando se il Pp approfitterà di questo cambiamento storico per riconciliarsi con i lavoratori del Paese oppure commetterà lo stesso errore fatto con la riforma del lavoro", ha commentato Diaz. I gruppi parlamentari potranno introdurre degli emendamenti nell’ipotesi che il progetto diventi legge prima dell’estate.
Altra banco di prova della maggioranza di governo a guida socialista sarà la posizione dei partiti indipendentisti dei catalani di Junts e dei baschi di Pnv: i primi una settimana fa hanno fatto una prova di forza bocciando insieme all’estrema destra di Vox e al Partito popolare un decreto omnibus che conteneva misure di aiuto per le popolazioni colpite della Dana dello scorso ottobre, la rivalorizzazione delle pensioni e gli aiuti al trasporto pubblico. Una scelta che ha suscitato grande clamore e avviato negoziazioni con Junts: ora il pacchetto sarà di nuovo messo al voto ed è stato assicurato sia il voto dei catalani che quello del Pp che non vuole essere associato a misure negative sulle pensioni.
Madrid faro della crescita Ue
Madrid si conferma faro della crescita europea sia con il passo avanti nella riduzione dell’orario di lavoro – in Grecia si registra invece un aumento - sia con l’innalzamento del salario minimo (nel 2024 salito a 1.134 euro lordi in 14 mensilità e oggetto di un disegno di legge che vorrebbe portarlo a 1.184 euro mensili), mentre le previsioni di crescita sono passate dall'iniziale 2,4% al 2,6% del Pil nel 2025, confermando un'evoluzione positiva del 2,2% nel 2026, come riferito oggi dal ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo.
I rischi del governo Sánchez
Un successo del governo Sánchez che però non blinda l’esecutivo se, secondo il sondaggio realizzato da 40 dB per i media del gruppo Prisa (El País e radio Cadena Ser) su un campione di 2mila interviste fatte online fra il 24 e il 26 gennaio, i due principali partiti, il Psoe al governo e il Pp all'opposizione, scendono rispettivamente al 29,4% dei voti e il 32,6%, mentre Vox cresce come terza forza politica con il 14,2% (insieme al Pp e a Se Acabò la fiesta arriva fino al 49,3%).
Non è un caso dunque se proprio a Madrid, nel cuore della crescita europea, si riunirà questo fine settimana la “cumbre” convocata da Santiago Abascal di Vox al grido di “Hacer Europa grande otra vez”, quel Mega che Musk ha rilanciato soltanto pochi giorni fa e che il partito spagnolo aveva già scelto come tema dell’incontro tra i leader dei Patrioti per l’Europa, il gruppo degli euroscettici al Parlamento europeo, che parteciperanno in massa: da Orbán a Le Pen fino a Salvini.