PARIGI – François Bayrou conquista una tregua politica. Dopo il partito socialista, anche il Rassemblement National ha deciso di non votare la sfiducia al nuovo governo nominato a dicembre. Il partito di Marine Le Pen non si è unito alla mozione di una parte della sinistra. Il premier centrista sopravvive quindi alla mozione di censura votata contro di lui dopo che aveva fatto ricorso all'articolo 49.3 della Costituzione per approvare il bilancio dello Stato. La mozione presentata dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon è stata votata solo da 128 deputati, contro i 288 necessari. Si sono uniti anche i voti di comunisti e Verdi, ma non i deputati socialisti. Alla fine solo sei deputati del Ps non hanno seguito l'astensione decisa dal partito.
Divorzio a sinistra
Il divorzio interno alla sinistra, la fine di quel «campo largo» che si era presentato alle ultime legislative, sembra ormai inevitabile. Mentre la presidente dell'Assemblée, Yael Braun-Pivet, annunciava la bocciatura della mozione, il partito di Mélenchon diffondeva un comunicato per imputare ai socialisti la rottura temporanea del Nuovo Fronte Popolare (Nfp), il cartello di quattro partiti arrivato in testa nel voto di luglio. Mélenchon ha denunciato la «bassezza delle false opposizioni», con una chiara allusione ai socialisti. «Ce ne ricorderemo alla prossime elezioni» ha minacciato il leader della France Insoumise a proposito di future scadenze in cui rischia di scatenarsi una battaglia di candidati rivali nella gauche. «Non è Mélenchon che decide chi fa parte del Nfp» ha risposto Olivier Faure, segretario del Ps. Verdi e comunisti hanno già annunciato che la decisione dei socialisti, sebbene diversa dalla loro, non rappresenta per loro un casus belli.
Francia, il Ps non vota la sfiducia a Bayrou. In crisi l’alleanza delle sinistre, Mélènchon si sfila
Finanziaria e deficit
Se la strada per la Finanziaria è ormai aperta - l’obiettivo dell’esecutivo è riportare il deficit al 5,4% del Pil – a breve ci sarà la discussione anche per il bilancio della Sécurité Sociale, la base per il funzionamento della previdenza sociale. Bayrou metterà la fiducia anche in questo caso, ma salvo sorprese il governo dovrebbe superare anche questa nuova tappa, nonostante sia privo di una maggioranza in parlamento. Il segretario del partito socialista insiste sul fatto che non c'è un «patto di non sfiducia» con Bayrou, solo la volontà di non bloccare il Paese. Dietro le quinte, il fronte dei «responsabili» ha ascoltato il proprio elettorato e a chi ha lamentato in questi mesi la paralisi della spesa pubblica provocata dalla mancanza di una Legge di Bilancio. Gli agricoltori protestano perché tutti i sussidi sono stati bloccati. Stesso vale lato dipendenti pubblici, con aumenti che non sono scattati, o lato piccole e medie imprese, con appalti sospesi.
Una “tappa d’emergenza”
"Questo bilancio è una tappa d’emergenza" ha sottolineato Bayrou davanti ai deputati, promettendo di lanciare una riforma dello Stato e misure di "ordine e autorità". Per ribadire che il Ps resta all'opposizione, il Ps presenterà nei prossimi giorni una propria mozione di sfiducia che non avrà ormai nulla a che vedere con Finanziaria o Bilancio, ma che punta a denunciare le dichiarazioni di Bayrou sull'immigrazione. Il premier aveva parlato di "sentimento di invasione migratoria", riprendendo una definizione spesso usata dall'estrema destra. Secondo i socialisti è il sintomo di una "trumpizzazione" della politica francese che va arenata. La mozione di sfiducia che ne deriverà, però, sarà soltanto dimostrativa: né la destra né l'estrema destra sono pronti a sostenerla.