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Germania, Merkel critica ancora Merz e la Cdu: “Il successo dell’ultradestra non è colpa mia”

(afp)

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L’ex cancelliera replica al leader del suo partito. Dietro lo scontro c’è il dibattito sul futuro dei cristianodemocratici, indecisi sulla possibile apertura all’Afd
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BERLINO – È lo scontro tra titani, la sfida all’ultimo voto che deciderà anche un po’ il destino della Cdu - e del suo leader Friedrich Merz. Per la seconda volta in una settimana, la sua eterna rivale Angela Merkel è intervenuta nella campagna elettorale per commentare le scelte più recenti del partito che ha guidato per un quarto di secolo. Che l’ultradestra incassi oggi il 20% dei consensi, ha sottolineato la longeva cancelliera, “non si può considerare in alcun modo una mia responsabilità”. E l’ex “ragazza di Kohl” si è fatta sentire da Amburgo anche per ribadire la sua irritazione per il voto congiunto tra Cdu/Csu e Afd sul pacchetto migranti fortemente voluto da Merz. “È qualcosa che mi ha colpito”, ha detto.

Venerdì scorso, la defezione di dodici parlamentari merkeliani aveva contribuito, insieme alla spaccatura dei liberali, ad affossare un piano anti-ricongiungimenti votato dal resto della Cdu e l’Afd. E qualcu…

BERLINO – È lo scontro tra titani, la sfida all’ultimo voto che deciderà anche un po’ il destino della Cdu - e del suo leader Friedrich Merz. Per la seconda volta in una settimana, la sua eterna rivale Angela Merkel è intervenuta nella campagna elettorale per commentare le scelte più recenti del partito che ha guidato per un quarto di secolo. Che l’ultradestra incassi oggi il 20% dei consensi, ha sottolineato la longeva cancelliera, “non si può considerare in alcun modo una mia responsabilità”. E l’ex “ragazza di Kohl” si è fatta sentire da Amburgo anche per ribadire la sua irritazione per il voto congiunto tra Cdu/Csu e Afd sul pacchetto migranti fortemente voluto da Merz. “È qualcosa che mi ha colpito”, ha detto.

Venerdì scorso, la defezione di dodici parlamentari merkeliani aveva contribuito, insieme alla spaccatura dei liberali, ad affossare un piano anti-ricongiungimenti votato dal resto della Cdu e l’Afd. E qualcuno vede in questo confronto diretto tra Merkel e Merz anche una battaglia finale per definire la strategia di fondo dei conservatori. Cannibalizzante a sinistra ma con i piedi ben piantati nel centro moderato come l’ha impostata con indubbio successo a in tempi di pace Merkel, oppure a caccia dell’elettorato di destra e dei presunti delusi e transfughi verso l’Afd, come vuole Merz, che si candida però in tempi di guerra e di autocrazie dilaganti.

Le critiche di Merz

In realtà, Merkel ha replicato da Amburgo a una critica indiretta del suo successore. Qualche ora prima, durante un comizio nel Baden-Wuerttenberg, il candidato cancelliere aveva detto che “l’Afd è riuscita a entrare in Parlamento, nel 2017, perché abbiamo commesso degli errori. E nel 2021 ce l’ha fatta di nuovo - perché abbiamo commesso di nuovo degli errori”. Un chiaro riferimento al “ce la faremo” e all’apertura verso i migranti su cui l’ex cancelliera ha sempre insistito. Qualche giorno fa, Merz era stato ancora più tranchant verso Merkel: “Siamo dinanzi alle macerie di una politica dell’immigrazione e dell’asilo sbagliate”.

La difesa di Merkel

Merkel la pensa diversamente, e risponde direttamente: la decisione di aprire le frontiere nella famosa notte tra il 4 e il 5 settembre del 2015, quando miriadi di profughi cominciarono ad arrivare seguendo la rotta balcanica, “continua a essere, per me, una decisione giusta”. Successivamente, ha ricordato l’ex leader Cdu, “abbiamo ridotti i flussi”. E se i conservatori hanno perso poi consensi, ha precisato, è per “i litigi tra Cdu e Csu”. Infine, l’affondo: “Quando ho terminato il mio mandato, l’Afd era all’11%”.

I sondaggi verso le elezioni

Peraltro la strategia di strappare elettori all’ultradestra rincorrendola sul suo terreno non sembra funzionare molto. A una settimana dal terremoto in Parlamento per il voto congiunto con l’Afd, la Cdu/Csu guadagna appena un punto, sale al 31%, secondo un sondaggio dell’Infratest dimap. Ma anche l’ultradestra guadagna un punto, raggiungendo il 21%. La Spd resta stabile al 15%, i Verdi perdono un punto, scendono al 14%. I Liberali e la sinistra radicale di Wagenknecht scendono sotto la soglia di sbarramento, al 4%, la Linke è al 5%.


Peraltro anche Wagenknecht ha cercato di conquistare qualche titolone sui giornali definendo Merkel “la madre dell’Afd e di tanti problemi nel Paese”. Ma la cronaca ha dato risalto piuttosto a un’altra notizia che proviene dalla sua forza politica rossobruna Bsw. Ben sei leader del partito in Baviera, riporta Spiegel, hanno stracciato la tessera per le sue scelte recenti sulle politiche migratorie. La settimana scorsa, anche Wagenknecht aveva scelto di fare da stampella alla Cdu e all’Afd nei voti sui controversi pacchetti Merz anti-migranti.

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