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Kendrick Lamar, il rapper dei diritti dei neri che canterà al Super Bowl davanti a Trump

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Protagonista dello show all’intervallo della finale di football, l’artista vicino a Black Lives Matter farà da contrappunto alla storica presenza del presidente sugli spalti
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NEW YORK — «Non sono fuori a guardare dentro, non sono dentro a guardare fuori», diceva Kendrick Lamar nel suo album d’esordio, due anni prima che nascesse Black Lives Matter: «Sono nel fottuto centro morto, guardando intorno». Una lente sulla bellezza e la desolazione della cultura black, ma soprattutto una dichiarazione d’intenti, perché quel “dead fucking center” ora ha un luogo e una data marchiati a fuoco: Super Bowl “halftime show”, 9 febbraio.

(reuters)

Dal trionfo ai Grammy Awards (5 quest’anno, 22 in totale) al Pulitzer assegnato al disco hip-hop “DAMN.” nel 2018, Lamar prepara la sua esibizione allo stadio di New Orleans con lo stesso dogma con cui compone rime e versi, e invita tutti, ancora una volta, a guardare il mondo. Già apparso durante lo show del 2022 insieme a Dr Dre, Snoop Dogg, Eminem e Mary J. Blige, ora è lui il grande protagonista. E le sue storie dell’America di oggi saranno l…

NEW YORK — «Non sono fuori a guardare dentro, non sono dentro a guardare fuori», diceva Kendrick Lamar nel suo album d’esordio, due anni prima che nascesse Black Lives Matter: «Sono nel fottuto centro morto, guardando intorno». Una lente sulla bellezza e la desolazione della cultura black, ma soprattutto una dichiarazione d’intenti, perché quel “dead fucking center” ora ha un luogo e una data marchiati a fuoco: Super Bowl “halftime show”, 9 febbraio.

(reuters)

Dal trionfo ai Grammy Awards (5 quest’anno, 22 in totale) al Pulitzer assegnato al disco hip-hop “DAMN.” nel 2018, Lamar prepara la sua esibizione allo stadio di New Orleans con lo stesso dogma con cui compone rime e versi, e invita tutti, ancora una volta, a guardare il mondo. Già apparso durante lo show del 2022 insieme a Dr Dre, Snoop Dogg, Eminem e Mary J. Blige, ora è lui il grande protagonista. E le sue storie dell’America di oggi saranno l’elemento chiave della performance.

La presenza del rapper segna una sorta di contrappunto a quella sugli spalti di Donald Trump, primo presidente in carica a presenziare a una finale. Dopo aver polemizzato con Obama e con Black Lives Matter, infatti, Lamar si allineò nuovamente con gli attivisti quando difese Colin Kaepernick, il quarterback che scatenò l’ira della Nfl (e soprattutto di Trump) inginocchiandosi durante l’inno nazionale per protestare contro la brutalità della polizia.

In Lamar convivono celebrità e responsabilità civile, una frontalità anti-sistema che cresce, furiosa, insieme al numero di afroamericani con un buco in fronte, morti per mano del razzismo strutturale, e all’assoluzione dei poliziotti coinvolti. Non a caso, nel video di “Poetic Justice” il cantante incarna una vittima di sparatoria, mentre in “Never Catch Me”, il brano di Flying Lotus a cui ha collaborato, orchestra un ballo di bambini che saltano fuori dalle loro bare. Dai ghetti al Super Bowl, i testi di Kendrick Lamar paragonano la lotta tribale tra Zulu e Xhosa alla faida Bloods-Crips di Compton, la sua città natale. Il suo hip-hop, così profondamente sintonizzato con l’inferno socio-politico, ha scalato le classifiche, ma la lunga marcia dei neri ha ancora bisogno di un combattente per la libertà.

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