Il politologo Lazar: “La Brexit insegna, l’onda sovranista si batte solo con l’Europa unita”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — «Il raduno di Madrid dimostra che la politica europea dovrà fare i conti con una trumpizzazione del dibattito» commenta il politologo Marc Lazar a proposito del vertice dei “Patrioti” in Spagna. «Ci sono anche molte insidie che possono arrivare dagli Usa e mettere in crisi i sovranisti, penso al contraccolpo di eventuali dazi» prosegue il professore a Sciences Po e titolare della cattedra Bnp-Bnl “Relazioni italo-francesi per l’Europa” alla Luiss, che ha recentemente pubblicato “Left. Crisis and Challenges of the European Left” (Feltrinelli).
“Ieri eravamo eretici, oggi siamo mainstream” ha detto Viktor Orbán. Ha ragione?
«Le parole di Orbán riflettono una retorica performativa tipica dei movimenti nazional-populisti. Orbán non descrive una realtà consolidata ma tenta di rafforzare la percezione di un vento favorevole in arrivo dall’Atlantico».
Emmanuel Macron ha parlato di nuova “Internazionale reazionaria”.
«Macron si pone come il leader europeo più critico verso le polit…
PARIGI — «Il raduno di Madrid dimostra che la politica europea dovrà fare i conti con una trumpizzazione del dibattito» commenta il politologo Marc Lazar a proposito del vertice dei “Patrioti” in Spagna. «Ci sono anche molte insidie che possono arrivare dagli Usa e mettere in crisi i sovranisti, penso al contraccolpo di eventuali dazi» prosegue il professore a Sciences Po e titolare della cattedra Bnp-Bnl “Relazioni italo-francesi per l’Europa” alla Luiss, che ha recentemente pubblicato “Left. Crisis and Challenges of the European Left” (Feltrinelli).
“Ieri eravamo eretici, oggi siamo mainstream” ha detto Viktor Orbán. Ha ragione?
«Le parole di Orbán riflettono una retorica performativa tipica dei movimenti nazional-populisti. Orbán non descrive una realtà consolidata ma tenta di rafforzare la percezione di un vento favorevole in arrivo dall’Atlantico».
Emmanuel Macron ha parlato di nuova “Internazionale reazionaria”.
«Macron si pone come il leader europeo più critico verso le politiche del presidente Usa ma la sua posizione in Francia è indebolita. Sul piano europeo, spinge per un’accelerazione della Difesa comune e un approccio unitario contro il protezionismo americano. La frammentazione dell’Ue rende però difficile un’azione coesa. L’Europa si trova in un momento di estrema vulnerabilità, tra divisioni interne e pressioni esterne».
Il vento americano davvero rafforza i “Patrioti”?
«Sono la terza forza numerica nell’europarlamento ma sono anche divisi su alcune tematiche e in concorrenza con altri partiti. Sarà decisivo vedere cosa farà il gruppo Ecr guidato da Giorgia Meloni, se davvero cercherà un’alleanza con il Ppe. Inoltre, se la nuova amministrazione Usa lancerà dazi contro l’Ue, ci sarà un forte contraccolpo su Italia e Francia. E non sarà facile per Matteo Salvini e Marine Le Pen giustificare con i propri elettori — tra cui molti artigiani e piccole imprese — la guerra commerciale di Trump».
Le Pen potrebbe ispirarsi e tornare a un approccio più radicale?
«Per Salvini il trumpismo rappresenta una nuova risorsa politica da sfruttare nella battaglia di consensi con Meloni. È più complicato per Le Pen. La deregolamentazione di stampo trumpista contrasta con la visione della leader francese, che propone uno Stato forte. Secondo un sondaggio Ipsos, il 67% degli francesi hanno una cattiva opinione di Trump. Anche se la percentuale tra gli elettori di Le Pen è meno alta (41% hanno un’opinione positiva), lei ha bisogno di allargare la sua base. Trump rappresenta polarizzazione e radicalismo, mentre Le Pen ha cercato negli ultimi anni di apparire più responsabile. Si trova davanti a un bivio. Così come Meloni».
Quale bivio?
«Meloni ha partecipato all’Inauguration Day e può vantare un rapporto privilegiato con Elon Musk. Ma deve bilanciare questa vicinanza se vuole conservare la credibilità internazionale che si è costruita a livello europeo mostrandosi come una leader moderata. E un’eccessiva adesione alle politiche protezioniste di Trump, come i dazi, potrebbe danneggiare gli interessi del Nord produttivo italiano».
“Make Europe Great Again” è uno slogan azzeccato?
«Musk rappresenta una nuova dimensione del populismo, non più legata alla nostalgia del passato ma proiettata verso una “Nuova Frontiera”, come la conquista di Marte. Questa narrativa, carica di dinamismo, affascina soprattutto i giovani e offre una sponda all’ultradestra. Musk, con la sua influenza mediatica, aggiunge una sfida ulteriore al panorama politico, ampliando la portata dei temi del populismo contemporaneo».
Chi può contrastare in Europa quest’onda trumpista?
«La sfida centrale per l’Ue è evitare negoziati bilaterali con gli Stati Uniti, puntando invece su una trattativa collettiva. Esiste un precedente importante: i negoziati per la Brexit, gestiti con successo grazie alla convergenza tra istituzioni europee e la guida di un negoziatore unico, Michel Barnier. Il suo approccio strutturato, basato su una strategia unitaria e una visione di lungo periodo, rappresenta un modello di riferimento. E se devo pensare a qualcuno in grado di condurre questi negoziati con gli Usa la sola figura europea che mi viene in mente è Mario Draghi».