✕

Trump-Putin, Bondarev: “Sarà il Cremlino a dettare tempi e contenuti della trattativa sull’Ucraina”

Ascolta l'audio

Intervista all’ex diplomatico russo: “Mosca potrebbe testare l’articolo 5 con una provocazione nei Baltici. Sarebbe la fine se la Nato non reagisse”
5 minuti di lettura

MOSCA — «Per Vladimir Putin negoziare vuol dire dettare le sue condizioni. Con lui non ci può essere un accordo vantaggioso per tutti. Per questo in Ucraina bisogna vincere». Boris Bondarev è l’uomo giusto per decifrare gli opposti segnali che arrivano da Mosca e Washington. Ha trascorso metà dei suoi 45 anni nel ministero degli Esteri russo. Fino a tre anni fa era un diplomatico della rappresentanza russa presso l’Onu e le organizzazioni internazionali a Ginevra. Quando la Russia ha lanciato l’aggressione contro Kiev, si è dimesso, più alto funzionario russo a defezionare. Oggi è rifugiato politico in Svizzera e fatica a trovare un nuovo lavoro. «Ma non mi pento», dice in video-collegamento con Repubblica. «Se fossi rimasto al mio posto, dovrei rilanciare le balle della propaganda. Invece posso pensare e parlare da uomo libero».


Donald Trump continua ad alludere a colloqui con Vladimir Putin, ma il Cremlino continu…

MOSCA — «Per Vladimir Putin negoziare vuol dire dettare le sue condizioni. Con lui non ci può essere un accordo vantaggioso per tutti. Per questo in Ucraina bisogna vincere». Boris Bondarev è l’uomo giusto per decifrare gli opposti segnali che arrivano da Mosca e Washington. Ha trascorso metà dei suoi 45 anni nel ministero degli Esteri russo. Fino a tre anni fa era un diplomatico della rappresentanza russa presso l’Onu e le organizzazioni internazionali a Ginevra. Quando la Russia ha lanciato l’aggressione contro Kiev, si è dimesso, più alto funzionario russo a defezionare. Oggi è rifugiato politico in Svizzera e fatica a trovare un nuovo lavoro. «Ma non mi pento», dice in video-collegamento con Repubblica. «Se fossi rimasto al mio posto, dovrei rilanciare le balle della propaganda. Invece posso pensare e parlare da uomo libero».


Donald Trump continua ad alludere a colloqui con Vladimir Putin, ma il Cremlino continua a non confermare. Perché?

«Che Putin e Trump si siano parlati o meno, possiamo comunque presumere che non siano stati fatti progressi significativi verso un accordo, altrimenti Trump lo avrebbe già sbandierato ai quattro venti. In ogni caso, il suo approccio non è molto professionale. È così ansioso di portare a casa un accordo da essersi messo in una posizione di debolezza e Putin ne approfitterà per ottenere quante più concessioni possibili. Sorprende che da affarista di successo Trump non se ne renda conto. Magari, con questa retorica, vuole stanare Putin che però, a sua volta, potrebbe stare giocando il suo stesso gioco. Putin però è più riservato e più navigato in diplomazia e questo fa apparire Trump ancora più esagitato».

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha parlato di “diverse comunicazioni attraverso diversi canali”. Che cosa intendeva?

«Sono probabilmente in corso contatti secondari, attraverso ambasciate e forse tramite i servizi segreti. Ma coi rimpasti e i licenziamenti di massa nelle agenzie di Washington, Mosca teme che Elon Musk o altri possano rendere pubbliche le conversazioni. Penso che la cautela di Mosca nel confermare i colloqui nasca da qui. Non vuole parlarne perché non è sicura dell’esito. Perché, con Trump, non si può essere sicuri di nulla. A differenza di Trump, che ogni giorno deve rivendicare un successo, Putin però non ha fretta. Può aspettare e lasciare che l’Occidente si agiti, perda la faccia, si comporti come un bambino che vuole a tutti costi un giocattolo. Se l’Occidente vuole così tanto la trattativa, allora sarà Putin a dettarne il prezzo. Dal momento che l’iniziativa non è sua, sarà lui a decidere che cosa è accettabile e cosa non lo è. O potrà sempre rifiutare perché si aspetta di prendere l’Ucraina per logoramento».

Può continuare a sostenere il conflitto in Ucraina ancora a lungo?

«Putin è in vantaggio. Seppure lentamente, l’esercito avanza. È ancora insensibile alle perdite, checché ne dica Trump. Per lui negoziare vuol dire dettare le condizioni. L’Occidente ancora fatica a capirlo. All’inizio della guerra, dicevamo che Putin viveva in un suo mondo immaginario. Ora possiamo dirlo dell’Occidente. E non so dire quale dei due mondi sia più fantasioso dell’altro».

Putin potrebbe accettare il “piano” dell’inviato Usa per l’Ucraina Keith Kellogg?

«Dalle indiscrezioni sembra che il “piano” di Kellogg preveda soltanto il congelamento della guerra. E qualsiasi congelamento esporrebbero Kiev a ulteriori minacce di invasioni e segnalerebbe la debolezza occidentale. Il fatto è che non penso che Trump abbia un vero e proprio piano. Segue il suo intuito. Sperimenta. Vede che effetto fa. Con Putin è un approccio destinato al fallimento. Perché Putin lo lusingherà e lo prenderà in giro pur di consolidare la sua posizione. Mi sembra che Trump non capisca quale sia la posta in palio. Putin non vuole un guadagno territoriale. Vuole restare al potere e vede l’Occidente, e in primis Washington, come una minaccia alla sua sopravvivenza politica. Agli occhi di Putin, Trump non è un mediatore, ma la vera controparte di questa guerra. E se gli concederà qualcosa, ne uscirà perdente. Non ci può essere un accordo win-win, dove tutti vincono. Soltanto un accordo win-lose, dove se uno vince, l’altro perde. Trump potrà pure provare a camuffare la sua sconfitta, ma in ogni caso la pace negoziata non durerà a lungo perché l’appetito vien mangiando e, prima o poi, Putin ricomincerà un’altra guerra in Ucraina o lancerà nuovi attacchi ibridi in Europa. Perciò l’inazione dell’Europa è irresponsabile. Sembra che aspetti che per magia arrivi la pace. Penso sia il lato oscuro delle democrazie: il governo in carica oggi può sconfessare gli impegni presi dal precedente e se qualcosa va storto la responsabilità ricadrà sul governo successivo. Penso anche che i governi europei non siano riusciti a far passare ai loro cittadini il messaggio che, se Putin vincesse in Ucraina, si ritroverebbero guerra e dittatura in casa. Non si spiega altrimenti quest’impazienza di chiudere un accordo».

(afp)

Domanda fatidica: che cosa vuole Putin?

«Innanzitutto, vuole essere trattato alla pari e che la Russia sia riconosciuta come grande potenza. E idealmente vorrebbe un mondo senza democrazie. Perché con un dittatore riesce ad arrivare a patti, ma con le istituzioni non sa trattare. Non comprende i cambi di governo perché sono imprevedibili e possono rivelarsi ostili per lui. Preferisce i rapporti personali. Perciò era così amico di Silvio Berlusconi. E perciò vuole stringere un accordo con Trump e non con gli Stati Uniti».

E come vede la vittoria in Ucraina?

«Revoca delle sanzioni, riconoscimento dei territori annessi, ritiro delle forze ucraine dalla regione di Kursk, smantellamento dell’esercito di Kiev. Ma l’obiettivo ultimo è piantare la bandiera russa a Kiev, trasformare l’Ucraina in uno Stato vassallo come la Bielorussia. Per questo insiste su nuove elezioni. Vuole sbarazzarsi di Volodymyr Zelensky e piazzare un suo uomo. E se l’Occidente acconsentirà, tutti vedranno che i Paesi Nato che hanno dieci volte più potere economico e militare di Mosca hanno fallito e hanno tradito le loro promesse ancora una volta. Per gli Usa sarà una sconfitta e un’umiliazione. E il passo successivo di Putin sarà ottenere le garanzie di sicurezza che aveva presentato nel 2021 che, di fatto, renderebbero la Nato irrilevante. E la terza fase potrebbe essere una provocazione nei Baltici per testare l’articolo 5 della Nato così, se gli altri Paesi non intervenissero, sarebbe la fine dell’Alleanza Atlantica».

Che cosa si può fare per evitare questo scenario?

«Bisogna vincere questa guerra. Bisogna che l’Europa si mobiliti ed elabori una strategia a tutto tondo. Le sanzioni non bastano. In tre anni la Ue ha adottato una quindicina di round di sanzioni, ma è come se avesse tagliato la coda di una lucertola a piccoli pezzi, dandole il tempo ogni volta di ricrescere. La Russia ha avuto il tempo di adattarsi, di trovare nuovi modi per aggirare le sanzioni, nuove rotte, nuove forniture. Vincere vuol dire costringere Putin a ritirarsi dall’Ucraina e a negoziare alle condizioni europee, non alle sue. Putin è un codardo. Ostenta coraggio solo quando vede che gli altri hanno paura di lui. E l’obiettivo finale di qualsiasi strategia deve essere eliminare il regime di Putin. È la causa, la guerra è soltanto un effetto. Finché il regime di Putin non verrà eliminato, l’Europa non sarà mai al sicuro. È come se ci fosse un orso in una foresta e i Paesi europei stessero cercando di tenerlo a bada dandogli da mangiare la loro gente e così stuzzicando il suo appetito. L’unica vera soluzione è abbattere l’orso. Non capisco perché trenta uomini armati debbano avere paura di un uomo solo».

L’Europa vuole evitare un’escalation. O non bisogna prendere sul serio le minacce di Putin di ricorrere al nucleare?

«Anche l’Occidente ha armi nucleari. Se davvero vuole scongiurare una Terza Guerra Mondiale, deve minacciare di essere pronto a premere il pulsante rosso se Putin premerà il suo. E deve fare arrivare queste minacce alla sua élite e alla sua popolazione. Putin non ha il sostegno delle masse. Il suo sostegno è l’indifferenza di una società atomizzata. Nessuno vuole morire per lui. Le élite sono fedeli a Putin perché dà loro soldi e potere. Lo abbandonerebbero se capissero che la Russia stesse perdendo la guerra e, in cambio di garanzie e incentivi, consegnerebbero la sua testa».

Leggi i commenti