Hamas sospende rilascio degli ostaggi. Trump: sarà l’inferno. Israele manda rinforzi attorno a Gaza
di Benedetta PerilliDal piano di Trump per Gaza alla crisi della tregua, Hamas alza la posta e, tramite il suo portavoce Abu Obeida, annuncia che rimanderà il rilascio degli ostaggi, come parte della seconda fase dell'accordo, "fino a nuovo avviso" ma più tardi fa sapere che "la porta resta aperta" perché quello è soprattutto “un messaggio di avvertimento all'occupante". Dura la reazione di Donald Trump: “Se non tornano gli ostaggi scoppierà l’inferno”, ha affermato il presidente Usa.
Elencando le motivazioni che hanno portato alla scelta di rimandare lo scambio, Obeida ha spiegato che "nelle ultime tre settimane, la leadership della resistenza ha monitorato le violazioni del nemico e il mancato rispetto dei termini dell'accordo, dal ritardo nel ritorno degli sfollati nella Striscia di Gaza settentrionale, alle sparatorie e ai bombardamenti in varie aree della Striscia, fino alla mancata consegna di aiuti in tutte le loro forme come concordato, mentre la resistenza ha adempiuto a tutti i suoi obbligh…
Dal piano di Trump per Gaza alla crisi della tregua, Hamas alza la posta e, tramite il suo portavoce Abu Obeida, annuncia che rimanderà il rilascio degli ostaggi, come parte della seconda fase dell'accordo, "fino a nuovo avviso" ma più tardi fa sapere che "la porta resta aperta" perché quello è soprattutto “un messaggio di avvertimento all'occupante". Dura la reazione di Donald Trump: “Se non tornano gli ostaggi scoppierà l’inferno”, ha affermato il presidente Usa.
Elencando le motivazioni che hanno portato alla scelta di rimandare lo scambio, Obeida ha spiegato che "nelle ultime tre settimane, la leadership della resistenza ha monitorato le violazioni del nemico e il mancato rispetto dei termini dell'accordo, dal ritardo nel ritorno degli sfollati nella Striscia di Gaza settentrionale, alle sparatorie e ai bombardamenti in varie aree della Striscia, fino alla mancata consegna di aiuti in tutte le loro forme come concordato, mentre la resistenza ha adempiuto a tutti i suoi obblighi".
Davanti alla presa di posizione di Hamas, che ora rischia di minare la tregua, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha definito la scelta “una totale violazione dell'accordo di cessate il fuoco e dell'accordo per il rilascio degli ostaggi" e ha aggiunto di aver dato “istruzioni all'esercito (Idf) di prepararsi al massimo livello di allerta per qualsiasi possibile scenario a Gaza" come confermato da Israele che in serata ha dichiarato di star "rafforzando fortemente l'area" attorno alla Striscia di Gaza. Il premier Benjamin Netanyahu non è intervenuto ma ha indetto delle consultazioni di sicurezza con la dirigenza dell'establishment della difesa e anticipato alla mattina di domani la riunione del gabinetto di sicurezza programmata per domani pomeriggio.
Le dichiarazioni di Hamas sono state accolte con sconforto dal Forum dei familiari degli ostaggi, che ha invitato il governo ad "astenersi da azioni che mettano a repentaglio l'attuazione dell'accordo e ad adoperarsi per continuare la sua attuazione e restituire i nostri 76 fratelli e sorelle" mentre in centinaia di persone sono scese in piazza a Tel Aviv; per l’estrema destra israeliana sono state invece l’occasione per rilanciare il bisogno di tornare a riprendere la guerra a Gaza. "Dobbiamo tornare alla guerra e sferrare un attacco massiccio", ha commentato l'ex ministro per la Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben Gvir.
Le tensioni sono arrivate durante la visita in Israele del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini che ha incontrato a Gerusalemme il premier Benjamin Netanyahu, dopo un bilaterale con il ministro degli Affari Esteri, Gideon Saar, e che vedrà il ministro per la Diaspora israeliano, Amichai Chikli. In particolare, il colloquio con il primo ministro, durato circa mezz'ora, ha permesso di fare il punto della situazione all'indomani della visita a Washington del premier israeliano e di ribadire i rapporti di amicizia tra Italia e Israele, confermando il sostegno al percorso di pace e stabilità in Medio Oriente. Salvini ha confermato le forti perplessità rispetto alla decisione della Cpi nei confronti di Netanyahu.
Il piano di Trump per Gaza e la risposta di Hamas
La giornata era stata segnata dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arrivate ieri a bordo dell’Air Force One mentre si recava al Super Bowl: “Sono impegnato ad acquistare e possedere Gaza”. Ma per Hamas i progetti americani sono “spacciati” e i negoziatori del gruppo hanno dichiarato che le garanzie Usa per il cessate il fuoco non sono più in vigore di fronte al piano di Trump di voler trasferire i palestinesi fuori da Gaza.
“Per quanto riguarda la ricostruzione, potremmo affidarla ad altri stati del Medio Oriente affinché costruiscano delle sezioni", aveva dichiarato Trump spiegando il suo piano per la Striscia. "Altri potrebbero farlo sotto la nostra supervisione. Ma siamo determinati a prenderne il controllo, a occuparcene e a garantire che Hamas non possa tornare. Non c'è niente in cui tornare" a vivere, "il posto è un cantiere di demolizione. Quel che resta verrà demolito". Quando gli è stato chiesto se i palestinesi avrebbero avuto il diritto di tornare Trump ha risposto: “No, non ne avrebbero, perché avranno alloggi molto migliori. In altre parole, sto parlando di costruire un posto permanente per loro".
Trump ha affermato che le nazioni arabe accetterebbero di accogliere i palestinesi dopo aver parlato con lui. Il presidente Usa ha insistito sul fatto che i palestinesi lascerebbero Gaza se ne avessero la possibilità. "Non vogliono tornare a Gaza. Se potessimo offrire loro una casa in un'area più sicura. L'unico motivo per cui parlano di tornare a Gaza è che non hanno un'alternativa. Quando avranno un'alternativa, non vorranno tornare a Gaza", ha detto.