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La svolta di Trump, parla con Putin e lo riabilita: “Finiamo la guerra”

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Il presidente: “Incontro in Arabia Saudita, poi visiteremo i rispettivi Paesi”. E avverte: “Impossibile tornare ai confini ucraini precedenti alla guerra”
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NEW YORK — È possibile che passi alla storia, la giornata di ieri. Che cambi il paradigma del mondo basato sulle regole condivise, come lo conoscevamo dalla fine della Seconda guerra mondiale e di quella fredda. Resta da vedere se la telefonata di un’ora e mezza avvenuta tra il presidente americano Trump e quello russo Putin riuscirà non solo a chiudere la guerra in Ucraina, ma anche a porre le basi per una nuova stabilità che non significhi la fine dell’alleanza atlantica, consegnando l’Europa a Mosca.

Che le cose fossero in rapido movimento si era capito di primo mattino, quando il nuovo capo del Pentagono Hegseth aveva esordito a Bruxelles, avvertendo i colleghi Nato della svolta in arrivo. Aveva detto che «per l’Ucraina tornare ai confini del 2014 è irrealistico». In altre parole i territori occupati dalla Russia, Crimea e Donbass, non potranno essere recuperati, almeno con la forza militare. Poi aveva spento il sogno dell’ingresso nella Nato, almeno a breve, perché «non è il …

NEW YORK — È possibile che passi alla storia, la giornata di ieri. Che cambi il paradigma del mondo basato sulle regole condivise, come lo conoscevamo dalla fine della Seconda guerra mondiale e di quella fredda. Resta da vedere se la telefonata di un’ora e mezza avvenuta tra il presidente americano Trump e quello russo Putin riuscirà non solo a chiudere la guerra in Ucraina, ma anche a porre le basi per una nuova stabilità che non significhi la fine dell’alleanza atlantica, consegnando l’Europa a Mosca.

Che le cose fossero in rapido movimento si era capito di primo mattino, quando il nuovo capo del Pentagono Hegseth aveva esordito a Bruxelles, avvertendo i colleghi Nato della svolta in arrivo. Aveva detto che «per l’Ucraina tornare ai confini del 2014 è irrealistico». In altre parole i territori occupati dalla Russia, Crimea e Donbass, non potranno essere recuperati, almeno con la forza militare. Poi aveva spento il sogno dell’ingresso nella Nato, almeno a breve, perché «non è il punto di arrivo del piano di pace». Aggiungendo che l’eventuale missione in Ucraina per garantire la tenuta di una tregua non sarà sotto l’ombrello dell’articolo 5 dell’Alleanza, escludendo dunque un coinvolgimento diretto Nato nel peacekeeping, lasciato agli europei. Infine aveva chiarito alla Ue che dovranno fare di più, per la sicurezza di Kiev e in generale la difesa, perché gli Usa dovranno concentrarsi sulla sfida con la Cina nel Pacifico. Concetto sul quale è tornato, con la clava contro l’Europa, anche Elon Musk: «La Nato necessita di una revisione».

Nelle stesse ore il segretario al Tesoro Bessent era in Ucraina per incontrare Zelensky, allo scopo di discutere le condizioni economiche dell’intesa. Il capo della Casa Bianca ha chiesto 500 miliardi di dollari in terre rare, per continuare gli aiuti.

A quel punto, Trump ha annunciato la conversazione con Putin: «Abbiamo concordato di lavorare insieme, molto da vicino, anche visitando le rispettive nazioni. Abbiamo anche concordato di far iniziare immediatamente i negoziati sull’Ucraina ai nostri team. Comincerò chiamando il presidente ucraino Zelensky per informarlo della conversazione, cosa che farò adesso. Ho chiesto al segretario di Stato Marco Rubio, al direttore della Cia John Ratcliffe, al consigliere per la sicurezza Nazionale Michael Waltz e all’ambasciatore e inviato Speciale Steve Witkoff di guidare i negoziati che, sono fermamente convinto, avranno successo». Quindi nella squadra non c’è il generale Kellogg, inviato speciale per l’Ucraina, atteso il 20 febbraio a Kiev. Paga la posizione più dura presa con la Russia, quando ha minacciato di aumentare le sanzioni per spingere Putin a sedersi al tavolo.
Il Cremlino ha confermato la chiamata e Putin ha invitato Trump a Mosca. Il portavoce Peskov ha aggiunto che Putin vuole affrontare «le cause profonde del conflitto», ossia non si accontenta del cessate il fuoco, ma vuole ridiscutere la sicurezza europea, come una nuova Jalta.

Poco dopo ancora Trump ha aggiornato le notizie: «Ho appena parlato con Zelensky. La conversazione è andata molto bene. Lui, come Putin, vuole la pace». Quindi ha aggiunto: «Abbiamo discusso di vari argomenti relativi alla guerra, ma soprattutto l’incontro di venerdì a Monaco, dove il vicepresidente Vance e il segretario di Stato Rubio guideranno la delegazione. Spero che i risultati saranno positivi. È tempo di fermare questa ridicola guerra, con morti e distruzioni massicce e totalmente inutili». Zelensky ha concordato. O quanto meno, ha fatto buon viso a cattivo gioco.
La portavoce Leavitt ha detto che il presidente considera la Russia «un grande competitore e a volte un avversario», mentre «nessun paese europeo è coinvolto al momento nel negoziato». A fine giornata, parlando alla Casa Bianca, Trump ha annunciato: «Incontrerò Putin in Arabia Saudita. Il cessate il fuoco avverrà in un futuro non troppo distante». Prima o poi, ha aggiunto, «saranno necessarie le elezioni» in Ucraina, perché Putin contesta la legittimità di Zelensky, ma l’ingresso nella Nato «non sarebbe realistico».

Gli interrogativi dunque restano grandi quanto le speranze. I ricordi del “Russiagate” non sono svaniti, con i sospetti sui motivi del rapporto fra Donald e Vladimir. La Cina è il convitato di pietra, e non si capisce se questo dialogo aiuterà a complicare la sua “alleanza illimitata” con Mosca. Gli europei sono esclusi, come lamentato dai ministri degli Esteri tedesco, francese e spagnolo, col rischio che la pace nel vecchio continente si negozi sopra alle loro teste. Cambia la storia, resta da vedere come.

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