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Trump avverte Kiev: “Può essere russa”. Zelensky: “Noi pronti a scambiare territori”

Trump avverte Kiev: “Può essere russa”. Zelensky: “Noi pronti a scambiare territori”
(afp)

Il presidente Usa ha chiesto 500 milioni in terre rare all’Ucraina in cambio del suo aiuto. Si intensificano gli incontri per una svolta

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NEW YORK – L’Ucraina potrebbe essere russa, un giorno, secondo Donald Trump: «Potrebbero fare un accordo, e potrebbero non farlo. Potrebbero essere russi un giorno, o potrebbero non esserlo». Il contesto di questa dichiarazione vaga è stata un’intervista con la televisione Fox News, in cui il presidente spiegava la necessità di tutelare gli interessi economici americani e recuperare i soldi elargiti, ad esempio ottenendo 500 miliardi di dollari in terre rare in cambio degli aiuti e armamenti.

Naturalmente Mosca ci è saltata subito sopra, col portavoce Peskov che ha commentato così: «Che una parte significativa dell’Ucraina voglia diventare Russia, e che lo sia già, è un dato di fatto». Retorica a parte, è la conferma che le cose si stanno muovendo, alla vigilia di incontri che il presidente Volodymyr Zelensky avrà a Monaco con una folta delegazione americana, e visite a cavallo tra Kiev e Washington, confermate o in preparazione.

Trump ha chiesto che l’Ucraina ripaghi gli aiuti americani, stimati fra 300 e 350 miliardi di dollari, contro i circa 100 europei. «Ho detto loro che voglio l’equivalente di 500 miliardi di dollari in terre rare, e hanno sostanzialmente accettato di farlo. Dobbiamo ottenere qualcosa. Non possiamo continuare a pagare questi soldi». Perciò il segretario al Tesoro Scott Bessent è in partenza per Kiev, dove discuterà questo scambio e gli eventuali appalti per la ricostruzione.

Anche l’inviato speciale per l’Ucraina Keith Kellogg visiterà presto il Paese, ma prima, durante il fine settimana, incontrerà Zelensky alla conferenza per la sicurezza di Monaco, insieme al vice presidente J. D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Questa sarà l’occasione per iniziare a discutere il piano di pace, che secondo fonti informate non esiste ancora nei dettagli, ma ha solo linee guida generali.

Di sicuro, secondo la Reuters, Kellogg chiederà agli alleati europei di comprare più armi americane, da fornire all’Ucraina. Nei giorni scorsi l’inviato speciale ha incontrato anche l’ambasciatrice italiana a Washington Mariangela Zappia, per discutere le linee generali del possibile negoziato e conservare il sostegno di Roma. Molto però, se non tutto, dipende da Trump e dalla sua imprevedibilità. Il presidente ha detto che vedrà presto Zelensky, ma l’invito ufficiale a Washington non è ancora partito: la Casa Bianca aspetta prima l’esito delle conversazioni a Monaco.

Il leader di Kiev, avendo capito che la dinamica sta cambiando, si è adeguato. Parlando con il giornale britannico Guardian, ha detto che se Trump riuscirà a portare Putin al tavolo della trattativa lui è disposto ad offrire uno scambio territoriale diretto, rinunciando alle conquiste nella regione russa di Kursk: «Scambieremo un territorio con un altro». Non ha spiegato però cosa vorrebbe indietro: «Non lo so, vedremo. Ma tutti i nostri territori sono importanti, non c’è una priorità».

Zelensky ha aperto sulla possibilità dello sfruttamento delle terre rare, così come sulla concessione di appalti importanti per la ricostruzione alle imprese americane. Non si è offeso per le comunicazioni già avvenute fra Trump e Putin e la vaghezza delle sue dichiarazioni: «Chiaramente non vuole che tutti conoscano i dettagli, e questa è una sua decisione personale». Però ha ribadito quanto sia importante che incontri una delegazione ucraina prima di vedere il capo del Cremlino, a partire da Monaco e la visita alla Casa Bianca, per cui però non c’è ancora un invito: «Speriamo che i nostri team fissino una data e un piano di incontri negli Stati Uniti. Non appena sarà concordato, io sono pronto».

Quanto alle misure del dopo guerra, «ci sono voci secondo cui l’Europa potrebbe offrire garanzie di sicurezza senza gli americani, ma io dico sempre di no. Le garanzie di sicurezza senza l’America non sono vere garanzie». Servirebbero tra 100.000 e 150.000 truppe europee, per realizzare l’idea del presidente francese Macron di una forza d’interposizione, ma supportate dagli Usa.

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