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Summit Zelensky-Usa: “Negozierò con Putin, ma non gli regalo l’Ucraina”

(reuters)

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In Germania il leader incontra per la prima volta i vertici della nuova amministrazione: “Non passerò alla storia per aver permesso l’occupazione del Paese”
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Bisogna immaginarselo Zelensky alla Conferenza di Monaco. Il presidente ucraino che una volta credeva sinceramente di poter riconquistare persino la Crimea, e che firmò un decreto per vietare a se stesso di negoziare con Putin, oggi è un capo di Stato che ha perso i riferimenti.

Rilascia dichiarazioni che è costretto di ora in ora ad adattare ai proclami improvvisi di Trump, prova a tenere il punto, incontra di persona il vicepresidente J.D.Vance, in serata chiama Giorgia Meloni. Si dice disponibile a valutare, a prendere in considerazione, certamente a trattare con i russi ma non con tutti, «solo con uno, Vladimir Putin».

Alla fine di una giornata complicata, tuttavia, l’unica riga rossa che riesce davvero a tracciare in questo suo arretramento lento riguarda il non riconoscimento delle quattro regioni ucraine Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk annesse dalla Federazione. «Non voglio passare alla storia per aver permesso a Putin di occupare il mio Paese e non lo farò mai», di…

Bisogna immaginarselo Zelensky alla Conferenza di Monaco. Il presidente ucraino che una volta credeva sinceramente di poter riconquistare persino la Crimea, e che firmò un decreto per vietare a se stesso di negoziare con Putin, oggi è un capo di Stato che ha perso i riferimenti.

Rilascia dichiarazioni che è costretto di ora in ora ad adattare ai proclami improvvisi di Trump, prova a tenere il punto, incontra di persona il vicepresidente J.D.Vance, in serata chiama Giorgia Meloni. Si dice disponibile a valutare, a prendere in considerazione, certamente a trattare con i russi ma non con tutti, «solo con uno, Vladimir Putin».

Alla fine di una giornata complicata, tuttavia, l’unica riga rossa che riesce davvero a tracciare in questo suo arretramento lento riguarda il non riconoscimento delle quattro regioni ucraine Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk annesse dalla Federazione. «Non voglio passare alla storia per aver permesso a Putin di occupare il mio Paese e non lo farò mai», dice. Però, chissà.

(afp)

Zelensky è in difficoltà, come l’Europa. E come l’Europa cerca di salvare le apparenze. Ha parlato al telefono con Trump, ricordandogli che il leader del Cremlino «è un bugiardo», uno che «mente quando dice di voler mettere fine alla guerra». Cosa gli abbia risposto di preciso il presidente americano non si sa. Zelensky a Monaco ha raccontato che il dialogo è stato «ottimo», tanto che Trump gli ha lasciato il numero personale. «Mi ha detto “puoi chiamarmi quando vuoi”, io gli ho risposto grazie mille, “ma la volta scorsa mi dicesti di chiamarti in qualunque momento senza darmi il tuo numero!”». Da consumato uomo di spettacolo qual è, Zelensky sa come rifugiarsi nella battuta. Il momento, però, è innegabilmente cupo.

A Monaco ha incontrato Vance e dal poco che trapela si intuisce che per il leader ucraino non è stato un bilaterale entusiasmante. «Vogliamo la fine della guerra, vogliamo che la gente smetta di essere uccisa, vogliamo raggiungere una pace duratura, non una pace che porti l’Europa orientale di nuovo in conflitto dopo un paio d’anni», era stata la premessa del numero 2 della Casa Bianca, replica indiretta a Zelensky che poche ore prima aveva messo in guardia sul rischio che con il disimpegno la Russia possa attaccare Paesi Nato già nel 2026.

Accantonata la speranza di un ingresso nella Nato «che resta la soluzione più economica» (ma Trump lo esclude), il presidente ucraino veste i panni del pragmatico e rilancia sulle garanzie di sicurezza, in particolare sulla futura missione di peacekeeping al confine e la consistenza del proprio esercito. «Se non entriamo nella Nato abbiamo bisogno di almeno un milione e mezzo di militari». La cifra non è casuale: l’Ucraina ha 110 brigate di combattimento, la Russia 220. «Quindi ce ne servono 220 per evitare che Putin ci invada di nuovo». Su questo Vance non si è voluto sbilanciare: «Preferisco mantenere l’opzionalità per i negoziatori».

Zelensky si siederà al tavolo con Putin «ma solo dopo che avremo un piano comune con gli Stati Uniti e l’Europa. Soltanto così, non in altre formule di compromesso». Il piano di Trump non è ancora definito quindi il presidente ucraino sta mettendo in agenda un viaggio a Washington per vedere di persona il tycoon prima che lui veda Putin. L’estremo tentativo di incidere il più possibile sul piano americano che rischia di sfuggirgli di mano.

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