✕

Rivolta di Francia e Germania contro JD Vance. “Basta ingerenze nella nostra politica”

(reuters)

Ascolta l'audio

Scholz e Merz: “Inaccettabile il sostegno americano alla destra di Afd”. Anche Barrot contro il vice di Trump: “I valori ce li scegliamo noi”
2 minuti di lettura

MONACO — È un parterre de roi, quello che sale sul palco della Conferenza di Monaco in tarda mattinata: tre primi ministri. E quando la moderatrice chiama “signor cancelliere” il quarto, la platea scoppia a ridere. Lui, il candidato della Cdu/Csu Friedrich Merz, non riesce a reprimere un sorriso: «Tra la mia e la sua volontà ci sono 60 milioni di elettori», scherza. Ma è più o meno l’unico momento gioviale, in una giornata tesissima. In cui tutti i principali partiti tedeschi, a una settimana dalle elezioni, trovano un’unità ferrea nel rispondere in modo deciso a JD Vance, alle sue picconate ai valori fondamentali dell’Europa, al suo sostegno scomposto al partito di ultradestra Afd. Ed è un sostegno che varca rapidamente i confini della Germania.

Merz - che aveva già bollato «fuori luogo» la rabbiosa tirata di venerdì del vice di Trump - sibila dal palco che «abbiamo rispettato il risultato delle elezioni americane – e ci aspettiamo che gli Usa facciano lo stesso». Il leader dei cons…

MONACO — È un parterre de roi, quello che sale sul palco della Conferenza di Monaco in tarda mattinata: tre primi ministri. E quando la moderatrice chiama “signor cancelliere” il quarto, la platea scoppia a ridere. Lui, il candidato della Cdu/Csu Friedrich Merz, non riesce a reprimere un sorriso: «Tra la mia e la sua volontà ci sono 60 milioni di elettori», scherza. Ma è più o meno l’unico momento gioviale, in una giornata tesissima. In cui tutti i principali partiti tedeschi, a una settimana dalle elezioni, trovano un’unità ferrea nel rispondere in modo deciso a JD Vance, alle sue picconate ai valori fondamentali dell’Europa, al suo sostegno scomposto al partito di ultradestra Afd. Ed è un sostegno che varca rapidamente i confini della Germania.

Merz - che aveva già bollato «fuori luogo» la rabbiosa tirata di venerdì del vice di Trump - sibila dal palco che «abbiamo rispettato il risultato delle elezioni americane – e ci aspettiamo che gli Usa facciano lo stesso». Il leader dei conservatori tedeschi difende la libertà di parola, usata come una clava dai trumpiani, e puntualizza: «Le fake news, le tirate d’odio e le offese sono soggette alle leggi e al giudizio di tribunali indipendenti». E per far capire a Washington che Berlino non accetta lezioni di democrazia, Merz va all’affondo: «In Germania non accadrà mai che un’agenzia di stampa venga buttata fuori dalla sala stampa della cancelleria». Il riferimento è alla cacciata dalla Casa Bianca dell’Associated Press, che si rifiuta di ribattezzare il Golfo del Messico in “Golfo d’America”, come pretende Trump.

C’è un dettaglio del viaggio di Vance a Monaco che ha fatto infuriare i tedeschi: il suo tête-á-tête con la leader dell’Afd, Alice Weidel. Una fonte rivela che il vice di Trump avrebbe riferito alla capa dell’ultradestra di aver fatto pressioni su Merz perché governi con loro. E che il capo della Cdu/Csu avrebbe replicato a Vance di essere indisponibile ad allearsi con un partito eterodiretto da Mosca.

Ieri mattina alle nove, è stato Olaf Scholz ad avviare la levata di scudi contro gli americani. Il cancelliere uscente ha ringraziato Vance per aver visitato al suo arrivo in Baviera il campo di concentramento di Dachau. Ma «le sue dichiarazioni sul fatto che il nazismo non debba ripetersi mai più sono incompatibili con il sostegno all’Afd», ha precisato il leader socialdemocratico. Non solo: «La Germania non accetterà che esterni si immischino facendo il tifo per quel partito nella nostra democrazia e nelle nostre elezioni». Il candidato dei Verdi, Robert Habeck, è stato ancora più brutale: «Non sono affari tuoi», ha replicato al numero due della Casa Bianca. E un forte sostegno al muro eretto da Berlino contro le ingerenze di Washington è arrivato dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot: «Nessuno è obbligato ad adottare il nostro modello, ma nessuno può imporci il proprio», ha scritto su X, riferendosi anche all’attacco di Trump alla Ue.

António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha avuto parole di fuoco contro la telefonata tra Trump e Putin: è «inaccettabile» che gli americani abbiano già fatto concessioni a Mosca sopra le teste di europei e ucraini. «Il mio messaggio è chiaro», ha scandito alla platea di premier, analisti ed esperti di difesa della più importante conferenza sulla sicurezza del mondo: «Noi non ci arrendiamo. Continueremo a sostenere l’Ucraina come parte integrante del nostro progetto di pace. Solo l’Ucraina può definire quando ci sono le condizioni per trattare. Imporre concessioni prima di negoziare è un grave errore. Pertanto, continueremo a stare spalla a spalla con l’Ucraina». L’ex premier portoghese ha anche promesso a Kiev che la Ue le resterà accanto «nei negoziati, fornendo garanzie di sicurezza, nella ricostruzione». E «come futuri membri dell’Unione europea».

A margine della Conferenza, Friedrich Merz ha avuto decine di riunioni bilaterali. E nei suoi incontri con la folta delegazione di senatori e deputati Usa, il leader cristianodemocratico ha riscontrato, in realtà, «un sostegno bipartisan forte all’Ucraina», come riferisce una fonte qualificata del partito. Anche di una parte dei Repubblicani, dunque. Ma chissà quanto reggerà dinanzi all’uragano Trump.

Leggi i commenti