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Ljaskin: “Aleksej Navalny non sarà sostituito ma tocca a noi essere leader”

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L’unico stretto collaboratore del dissidente morto un anno fa in carcere a non avere lasciato la Russia: “La sua eredità vive nelle sue idee, ma qui ormai lo Stato punisce pure i like sui social”
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MOSCA — «Ecco, ora che ha acceso il registratore, mi rendo conto che dovrò soppesare ogni parola». Il 42enne Nikolaj Ljaskin è l’unico stretto collaboratore di Navalny a non avere lasciato la Russia. Capo del quartier generale moscovita della sua campagna presidenziale nel 2018, ha subito fermi e persino un’aggressione con una sbarra di ferro. Nel 2021 è stato condannato a un anno di domiciliari insieme a fratello, portavoce e braccio destro di Aleksej. Loro hanno lasciato il Paese quando la Fondazione anticorruzione Fbk è stata dichiarata fuorilegge. Ljaskin no.

Che cos’è rimasto della folla che un anno fa si mise in fila per omaggiare la tomba di Navalny?

«Lo Stato oramai punisce chiunque per qualsiasi cosa, anche un “Mi piace” sui social.…

MOSCA — «Ecco, ora che ha acceso il registratore, mi rendo conto che dovrò soppesare ogni parola». Il 42enne Nikolaj Ljaskin è l’unico stretto collaboratore di Navalny a non avere lasciato la Russia. Capo del quartier generale moscovita della sua campagna presidenziale nel 2018, ha subito fermi e persino un’aggressione con una sbarra di ferro. Nel 2021 è stato condannato a un anno di domiciliari insieme a fratello, portavoce e braccio destro di Aleksej. Loro hanno lasciato il Paese quando la Fondazione anticorruzione Fbk è stata dichiarata fuorilegge. Ljaskin no.

Che cos’è rimasto della folla che un anno fa si mise in fila per omaggiare la tomba di Navalny?

«Lo Stato oramai punisce chiunque per qualsiasi cosa, anche un “Mi piace” sui social. Tutto questo non fa che alimentare paura e tensione, ma non soffoca il dissenso. L’eredità di Navalny vive nelle idee che professava anche se non si possono più materializzare in proteste in piazza. C’è ancora tanta gente che prova a fare qualcosa per ottenere quella che Aleksej chiamava Bella Russia del Futuro».

Come si mobilitano?

«Sono rimaste alcune nicchie: il sostegno ai detenuti politici, ai senzatetto, l’ambientalismo, la difesa degli animali. Dalle ultime proteste del 2019, è cresciuta una nuova generazione di ventenni, solitamente la più propensa all’attivismo, che però non ha mai partecipato a un corteo. Affinché questo potenziale non si disperda, bisogna insegnare loro a costruire dei rapporti orizzontali che potranno diventare utili quando si aprirà una finestra di opportunità».

Chi ha raccolto l’eredità di Navalny? Fbk? La vedova Julija?

«Julija fa quello che può, ma è ovvio che non è Aleksej e non potrà mai esserlo. Nessuno potrà. Fbk ha perso credibilità, ma è anche colpa della messa al bando e il blocco del loro canale YouTube. L’esilio certo indebolisce. Per essere un politico in Russia bisogna stare in Russia. Navalny non sarà sostituito. Ma tutti noi dobbiamo essere un po’ Aleksej. Tutti noi dobbiamo coltivare le sue idee, fare le cose giuste, nel nostro piccolo, a poco a poco, a cucchiaini. Dobbiamo tutti diventare leader, motori del cambiamento. Se noi tutti non diventeremo Aleksej, non lo diventerà nessuno.

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