Il disgelo russo-americano inizia nel deserto, alla corte di bin Salman, il principe del petrolio saudita che in tre anni di guerra in Ucraina ha giocato da abile equilibrista, continuando a coltivare i rapporti con l’amico Trump, blandendo Kiev all’Onu ma senza mai interrompere e anzi rinforzando gli affari con Putin.
L’ultimo incontro tra i leader della Russia e degli Stati Uniti era stato a Ginevra, nel giugno 2021, Biden e Putin insieme: «Non esiste felicità nella vita, solo lampi di felicità», aveva commentato sarcastico l’ex funzionario del Kgb da vent’anni padrone al Cremlino.
Otto mesi dopo, Mosca muoveva i blindati su Kiev e Kharkiv, attacca Odessa dal mare e dal cielo, assediando la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Negli anni del conflitto, neppure i ministri degli esteri Lavrov e Blinken si sono mai incontrati, sempre attenti a evitarsi anche alle assemblee delle Nazioni Unite.
Oggi americani e russi tornano a parlarsi, occhi negli occhi in un incontro che ufficialme…
Il disgelo russo-americano inizia nel deserto, alla corte di bin Salman, il principe del petrolio saudita che in tre anni di guerra in Ucraina ha giocato da abile equilibrista, continuando a coltivare i rapporti con l’amico Trump, blandendo Kiev all’Onu ma senza mai interrompere e anzi rinforzando gli affari con Putin.
L’ultimo incontro tra i leader della Russia e degli Stati Uniti era stato a Ginevra, nel giugno 2021, Biden e Putin insieme: «Non esiste felicità nella vita, solo lampi di felicità», aveva commentato sarcastico l’ex funzionario del Kgb da vent’anni padrone al Cremlino.
Otto mesi dopo, Mosca muoveva i blindati su Kiev e Kharkiv, attacca Odessa dal mare e dal cielo, assediando la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Negli anni del conflitto, neppure i ministri degli esteri Lavrov e Blinken si sono mai incontrati, sempre attenti a evitarsi anche alle assemblee delle Nazioni Unite.
Oggi americani e russi tornano a parlarsi, occhi negli occhi in un incontro che ufficialmente servirà a riattivare le relazioni tra i due Paesi. In realtà è l’inizio di un negoziato che dovrebbe scrivere la nuova architettura di sicurezza euroasiatica, nelle ambizioni di Putin.
Al tavolo ci sono diplomatici e funzionari e fedelissimi dei due leaderi: Lavrov e il consigliere diplomatico del Cremlino, Iuri Ushakov, per la Russia; e la triade trumpiana per gli Stati Uniti, ovvero il capo della diplomazia Marco Rubio, il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz e l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff, che on il gemello russo, l’uomo d’affari Kirill Dmitriev, ha il compito di organizzare il faccia a faccia Putin-Trump sempre a Riad. Le premesse non sono ottime. Gli europei sono stati esclusi dal summit saudita: «Non so cosa dovrebbero fare al tavolo delle trattative. Se escogitano qualche idea astuta per congelare il conflitto e con le loro consuetudini, disposizioni e abitudini intendono continuare la guerra, allora perché invitarli lì?», si è chiesto retoricamente Lavrov. I russi, poi, sono stati chiari sulle condizioni: non faremo «concessioni territoriali». Zelensky infatti a Riad non è invitato, ci arriverà mercoledì ma per un viaggio che era già programmato, ha fatto sapere.
Rubio, che ieri ha incontrato Bin Salman e cercato di sminuire, spiegando che «nulla è stato ancora finalizzato» e che quando inizieranno i «veri negoziati», l’Ucraina dovrà «essere coinvolta». Ma sono parole che non rassicurano. Lo dice l’attivismo dello stesso Zelensky, che ieri era dall’altro principe del Golfo, l’emiratino bin Zayed, e oggi vedrà il turco Erdogan.
Il presidente ripete che l’Ucraina non accetterà accordi siglati sopra la sua testa, ma sa perfettamente che a Putin interessa un solo interlocutore, Trump, perché ha soprattutto un obiettivo in testa: il ritiro della Nato dall’Europa orientale.