Sono fatti per capirsi, quei due. Parlano la stessa lingua che è la lingua del business, condividono la fede nella speculazione, entrambi votati al rilancio e al do ut des come misura affidabile delle relazioni umane. Steve Witkoff, 67 anni, plurimiliardario, inviato speciale di Trump, professione: immobiliarista. E Kirill Dmitriev, 49 anni, patrimonio non conosciuto (ma è ricco, ricchissimo), mediatore informale nella delegazione russa a Riad, professione: finanziere di Stato.
Nella capitale saudita oggi hanno il compito di preparare il terreno economico del riavvicinamento Usa-Russia, quindi dell’annunciato bilaterale tra i due leader mondiali dopo gli anni dell’isolamento e del gelo calato a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Accadeva tre anni fa, ma a sentir parlare Trump sembrano trecento. Per il tycoon è acqua passata, come la dottrina che finora ha guidato l’approccio americano alla Federazione russa e alla complicata questione palestinese: prima era «due stati, due popo…
Sono fatti per capirsi, quei due. Parlano la stessa lingua che è la lingua del business, condividono la fede nella speculazione, entrambi votati al rilancio e al do ut des come misura affidabile delle relazioni umane. Steve Witkoff, 67 anni, plurimiliardario, inviato speciale di Trump, professione: immobiliarista. E Kirill Dmitriev, 49 anni, patrimonio non conosciuto (ma è ricco, ricchissimo), mediatore informale nella delegazione russa a Riad, professione: finanziere di Stato.
Nella capitale saudita oggi hanno il compito di preparare il terreno economico del riavvicinamento Usa-Russia, quindi dell’annunciato bilaterale tra i due leader mondiali dopo gli anni dell’isolamento e del gelo calato a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Accadeva tre anni fa, ma a sentir parlare Trump sembrano trecento. Per il tycoon è acqua passata, come la dottrina che finora ha guidato l’approccio americano alla Federazione russa e alla complicata questione palestinese: prima era «due stati, due popoli», ma dopo i viaggi di Witkoff in Israele, è diventato «facciamo di Gaza la nuova riviera del Medio Oriente». E i palestinesi via, altrove.
Kirill Dmitriev dal 2011 amministra il fondo sovrano russo per gli investimenti diretti (Rdif) che vale almeno dieci miliardi di dollari. È da questo fondo che, durante la pandemia, arrivò il denaro per produrre test rapidi russo-giapponesi e per realizzare il vaccino Sputnik, il primo a essere registrato. Il quasi 50 enne gode della piena fiducia di Putin, è quasi uno di famiglia: sua moglie Natalia Popova frequentava la stessa scuola di Katerina Tikhonova, la seconda figlia dell’autocrate russo.
A Riad avrà come interlocutore diretto Witkoff, l’ex avvocato d’affari newyorkese che a metà degli anni Ottanta conobbe Trump e decise di darsi all’immobiliare: andava in cerca di palazzi degradati da comprare nei quartieri più malfamati di Harlem e girava con una pistola legata alla caviglia.
Uno dei temi che affronteranno sarà quello delle sanzioni economiche: Putin vuole che vengano ritirate e Trump non sembra ostile all’idea. A quale prezzo e con quali contropartite sarà deciso nelle retrovie da Witkoff e Dmitriev.
La trattativa a Riad avrà tre livelli di interlocuzione. Il primo è il vertice ufficiale tra i ministri degli Esteri, Marco Rubio e Sergei Lavrov, per rilanciare le relazioni diplomatiche. Il compito di preparare l’incontro tra Trump e Putin è affidato al secondo livello, cioè ai due delegati presidenziali: per la Casa Bianca Witkoff, per il Cremlino Yuri Ushakov, il Consigliere di Putin per la politica estera. Ma è al terzo livello, il meno esposto, che Witkoff e Dmitriev discuteranno delle questioni cruciali legate alla possibile uscita della Russia dall’isolamento economico.
I due parlano la stessa lingua e non è solo una metafora: Dmitriev si è laureato negli Stati Uniti a Stanford e Harvard, ha lavorato alla Goldman Sachs ed è stato consulente di McKinsey fino al ritorno in patria, nel 2000. Divenuto capo del Fondo sovrano russo ha intavolato partnership strategiche con investitori sauditi, emiratini qatarioti. Un altro tratto in comune con Witkoff, che nel 2023 ha venduto il Park Lane Hotel di New York alla Qatari investment authority per 623 milioni di dollari, in una partita in cui ha avuto un ruolo il fondo anche di investimento di Abu Dhabi.
«A Mosca abbiamo incontrato un gentiluomo di nome Kirill», diceva Witkoff l’11 febbraio scorso, appena rientrato dalla capitale russa dove era riuscito a ottenere la scarcerazione dell’insegnante americano Marc Fogel. Il giorno dopo sono successe due cose: gli Stati Uniti hanno liberato il cybercriminale russo Alexander Vinnik, e Trump ha parlato al telefono con Putin per la prima volta da quando è tornato alla Casa Bianca.