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I soldati di Putin al macello per strappare le ultime terre in Ucraina

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Ieri lo stesso leader russo ha parlato di una nuova incursione nel nord dell’Ucraina. Sale il numero degli arruolamenti: 1.400 soldati al giorno per compensare le perdite
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Se vuoi la pace, prepara la guerra. Sin dall’epoca sovietica, i russi hanno sempre dato un’interpretazione aggressiva all’antico motto romano e anche ieri Vladimir Putin si è vantato di un’offensiva della sua 810ma brigata: «Dalla regione di Kursk è penetrata oltre il confine ucraino».

Kiev ha ridimensionato la natura dell’operazione, sostenendo che c’è stata solo una piccola incursione, subito respinta. Ma su tutti i 1200 chilometri del fronte non c’è aria di tregua: Mosca spinge le sue unità all’assalto, con un’intensità che continua a crescere. L’impressione è che voglia aumentare il ritmo per occupare quanto più territorio possibile: ogni giorno si contano oltre 250 attacchi contro le trincee ucraine; ogni notte cento droni vengono lanciati contro le città e le retrovie.

L’esercito del presidente Zelensky accusa nuovi colpi e ci sono altre zone di crisi. L’ultima è stata segnalata ad Andriivka, dove i capisaldi della difesa stanno venendo isolati ed aggirati: da tre giorni…

Se vuoi la pace, prepara la guerra. Sin dall’epoca sovietica, i russi hanno sempre dato un’interpretazione aggressiva all’antico motto romano e anche ieri Vladimir Putin si è vantato di un’offensiva della sua 810ma brigata: «Dalla regione di Kursk è penetrata oltre il confine ucraino».

Kiev ha ridimensionato la natura dell’operazione, sostenendo che c’è stata solo una piccola incursione, subito respinta. Ma su tutti i 1200 chilometri del fronte non c’è aria di tregua: Mosca spinge le sue unità all’assalto, con un’intensità che continua a crescere. L’impressione è che voglia aumentare il ritmo per occupare quanto più territorio possibile: ogni giorno si contano oltre 250 attacchi contro le trincee ucraine; ogni notte cento droni vengono lanciati contro le città e le retrovie.

L’esercito del presidente Zelensky accusa nuovi colpi e ci sono altre zone di crisi. L’ultima è stata segnalata ad Andriivka, dove i capisaldi della difesa stanno venendo isolati ed aggirati: da tre giorni i russi gettano reparti nella mischia e la situazione sta diventando critica. L’altro punto di massima pressione è poco più a nord, nel settore che fa da cerniera tra il Lugansk e la regione di Kharkiv: ormai la linea allestita lungo il fiume Oskil sta cedendo. Lì Mosca ha concentrato 80 mila soldati in uno spazio ristretto: una massa di impressionante, che rischia di travolgere le postazioni ucraine. Si tratta di un numero superiore a quello schierato per riconquistare la provincia russa di Kursk.

La posizione delle brigate – esaminata da uno studio del Rusi, il think tank della Difesa britannica - rende chiare le priorità del Cremlino: nel Donbass ci sono 230 mila militari russi. Le perdite sono sconvolgenti: a dicembre si stima che abbiano toccato i 1200 tra morti e feriti ogni giorno; adesso i caduti sarebbero circa mille. Putin non se ne preoccupa: sono tutti volontari e la carneficina non sembra avere intaccato il consenso per lo Zar.

Ogni governatore è obbligato a fornire un contingente mensile e pur di soddisfare il tritacarne alle reclute vengono offerti premi in denaro sempre più alti e pacchetti di benefit: un sistema che sta funzionando e ha permesso di arruolare lo scorso anno 400 mila persone mentre l’obiettivo stabilito per il 2025 è di arrivare a una media quotidiana di 1400 persone, sufficiente a rimpiazzare le perdite e fornire altre pedine da spedire all’attacco.

Le risorse umane e materiali inghiottite dal conflitto sono mostruose: secondo l’Iiss, International Institute for Strategic Studies, lo scorso anno la Russia ha speso l’equivalente di 462 miliardi di dollari per alimentare la macchina bellica, una somma di gran lunga superiore ai bilanci della Difesa di tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Le fabbriche sfornano quantità colossali di armamenti: i programmi prevedono da qui a dicembre di costruire 70 mila bombe plananti Umpk, ordigni che vanno da 500 chili a due tonnellate e danno all’aviazione la possibilità di colpire a distanza di sicurezza dalla contraerea. Ognuno rade al suolo un condominio e vengono utilizzati per aprire la strada all’avanzata nelle cittadine del Donbass. Inoltre i russi realizzeranno oltre 750 missili balistici Iskander e 560 cruise Kh-101: altri strumenti per bombardare i centri abitati e le fabbriche ucraine.

Gli ucraini rispondono sfruttando al meglio le innovazioni tecnologiche ed elaborando nuove tattiche: per fermare le ondate di fanti stanno creando “campi della morte” profondi quindici chilometri presidiati da nugoli di droni killer. Ma il problema fondamentale resta la carenza di soldati: la mobilitazione obbligatoria non riesce a colmare i vuoti nei ranghi e adesso viene incentivato l’arruolamento di volontari con età compresa tra 18 e 24 anni. In una settimana avrebbero risposto all’appello in diecimila. Finora questi ragazzi venivano respinti dagli uffici di reclutamento: «Voi siete il domani della nazione – gli veniva detto -, non possiamo sacrificare il nostro futuro». Ma dopo le parole di Donald Trump, oggi l’Ucraina comincia a temere di non avere più un futuro.

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