BERLINO — La classe operaia va all’inferno. Le fabbriche “rosse” dell’industria renana, le catene di montaggio dei grandi marchi dell’auto, i giganteschi altiforni dell’acciaio si stanno tingendo di turchese, il colore della destra nazionalista Afd. Che da anni non scioglie la sua ambiguità tra un’anima ordoliberale e una statalista, ma che con le sue cupe profezie sul tramonto della Germania ha riempito di paure milioni di lavoratori.
Gli indecisi tra il 28 e il 38%: cifre che potrebbero riservare sorprese in favore della destra
Ormai un terzo degli operai mette la sua croce sul partito di Alice Weidel. Alle elezioni europee sono stati il 33%, mentre nei tre land dell’est dove si è votato a settembre le percentuali oscillavano addirittura tra il 45 e il 50%. L’Afd è di gran lunga il primo partito tra i colletti blu, al di là dell’Elba uno su due li vota. E anche in vista dell’appuntamento di domani i sondaggisti pronosticano percentuali simili. Stiamo parlando di un terzo degli …
BERLINO — La classe operaia va all’inferno. Le fabbriche “rosse” dell’industria renana, le catene di montaggio dei grandi marchi dell’auto, i giganteschi altiforni dell’acciaio si stanno tingendo di turchese, il colore della destra nazionalista Afd. Che da anni non scioglie la sua ambiguità tra un’anima ordoliberale e una statalista, ma che con le sue cupe profezie sul tramonto della Germania ha riempito di paure milioni di lavoratori.
Gli indecisi tra il 28 e il 38%: cifre che potrebbero riservare sorprese in favore della destra
Ormai un terzo degli operai mette la sua croce sul partito di Alice Weidel. Alle elezioni europee sono stati il 33%, mentre nei tre land dell’est dove si è votato a settembre le percentuali oscillavano addirittura tra il 45 e il 50%. L’Afd è di gran lunga il primo partito tra i colletti blu, al di là dell’Elba uno su due li vota. E anche in vista dell’appuntamento di domani i sondaggisti pronosticano percentuali simili. Stiamo parlando di un terzo degli otto milioni di operai tedeschi, il 17% della forza lavoro. Peraltro, a un giorno dal voto, gli elettori indecisi oscillano in generale tra il 28 e il 38%: una percentuale enorme che potrebbe riservare sorprese, anche in favore della destra.
Come trent’anni fa in Italia, quando la Lega conquistò le fabbriche mettendo in minoranza la sinistra, l’avanzata dell’Afd sta riducendo la Spd all’irrilevanza. Il partito di Olaf Scholz, storicamente vicino al più grande sindacato metalmeccanico del mondo, Ig Metall, non fa più presa sugli operai. Solo l’8% vota per la forza politica di August Bebel, il leggendario operaio tornitore che fu tra i fondatori della Spd e che si autoproclamò, nell’eterno duello con Otto von Bismarck, «l’imperatore dei lavoratori». Ancora un trentennio fa, ai tempi del cancelliere socialdemocratico Schroeder, un terzo dei colletti blu votava i “compagni”.Tra i tedeschi in generale, la Spd raccoglie ancora il 15% delle preferenze: il doppio che tra gli operai. Mentre l’Afd è al 21% nei sondaggi, e raccoglie dunque, in proporzione, molti più favori tra i colletti blu. «Dal punto di vista programmatico», sostiene Klaus Doerre, professore di Sociologia industriale dell’Università di Jena, «l’Afd è ancora un partito radicalmente orientato all’economia di mercato. Ma gli ideologi della Nuova Destra e del suo braccio politico si sono rivelati “maestri dell’ambivalenza” e conciliano idee apparentemente incompatibili».
Il vuoto politico lasciato dalla sinistra
Secondo il sociologo di Jena, «sfruttano un vuoto politico lasciato soprattutto dalle sinistre». E a est il fenomeno è ancora più marcato perché nei land della vecchia Germania Est gli operai si sentono «denigrati tre volte: come lavoratori, come “Ossi”, tedeschi dell’Est, e come uomini». L’allarme è arrivato ormai a livelli tali che il Dgb, l’associazione che raggruppa i principali otto sindacati tedeschi e conta 5,7 milioni di iscritti, ha pubblicato sulla sua homepage un appello contro il partito di Alice Weidel dal titolo eloquente: “Afd: il nemico dei lavoratori”. L’ultradestra, ricorda il Dgb, è contraria all’aumento del salario minimo, ai finanziamenti pubblici per estendere i nidi, a una tassazione più pesante per i super ricchi e agli appalti assegnati soltanto alle aziende che applicano il contratto nazionale. Insomma, chi sceglie i “turchesi” vota contro il proprio interesse: questo il messaggio. Ma i sociologi fanno notare che la scelta dell’ultradestra è dettata da altri temi: inflazione, migranti, paura del declino. Sia sul piano personale, sia su quello di un Paese che sta attraversando una pesante crisi industriale e che potrebbe essere appena entrato nel terzo anno consecutivo di recessione. Un fatto mai accaduto, dalla fine della Seconda guerra mondiale.