BRUXELLES – Altri dieci miliardi all’Ucraina in armi e in aiuti. La Ue non si piega al diktat di Trump sulla pace negoziata solo da Usa e Russia. E risponde lanciando un nuovo piano di supporti a Kiev. Il pacchetto verrà discusso lunedì prossimo dal Consiglio dei ministri Ue degli Esteri. Ma allo studio c’è qualcosa di più. Ossia la possibilità di utilizzare ulteriormente i fondi provenienti dai beni russi congelati. Per aumentare la quota del sostegno.
«La Ue – si legge in un documento informale, un cosiddetto “non paper”, dell’Alto Rappresentante, Kaja Kallas – fornirà supporto militare all’Ucraina per tutto il tempo necessario e con l’intensità necessaria. La Russia non deve prevalere». Nel testo si indicano anche gli obiettivi di quest’ennesimo finanziamento: munizioni di artiglieria di grosso calibro, con ameno 1,5 milioni di colpi; sistemi di difesa aerea, missili per attacchi di precisione profonda, droni; supporto alla rigenerazione delle brigate (addestramento ed equipag…
BRUXELLES – Altri dieci miliardi all’Ucraina in armi e in aiuti. La Ue non si piega al diktat di Trump sulla pace negoziata solo da Usa e Russia. E risponde lanciando un nuovo piano di supporti a Kiev. Il pacchetto verrà discusso lunedì prossimo dal Consiglio dei ministri Ue degli Esteri. Ma allo studio c’è qualcosa di più. Ossia la possibilità di utilizzare ulteriormente i fondi provenienti dai beni russi congelati. Per aumentare la quota del sostegno.
«La Ue – si legge in un documento informale, un cosiddetto “non paper”, dell’Alto Rappresentante, Kaja Kallas – fornirà supporto militare all’Ucraina per tutto il tempo necessario e con l’intensità necessaria. La Russia non deve prevalere». Nel testo si indicano anche gli obiettivi di quest’ennesimo finanziamento: munizioni di artiglieria di grosso calibro, con ameno 1,5 milioni di colpi; sistemi di difesa aerea, missili per attacchi di precisione profonda, droni; supporto alla rigenerazione delle brigate (addestramento ed equipaggiamento).
Misure che verranno assunte insieme a un altro pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca. «Tutti – ha sottolineato il commissario alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius – sono d’accordo sulla necessità di attuare la cosiddetta formula di “pace attraverso la forza”. Per questo è necessario aumentare la forza dell’Ucraina».
Ma tutto ciò non avviene a caso proprio lunedì: è il giorno del terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. E per segnare la distanza con l’amministrazione americana, la Commissione europea volerà a Kiev per confermare l’appoggio a Zelensky. Con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ci sarà anche il presidente del Consiglio Ue, António Costa. I rapporti tra Bruxelles e Washington sono ormai ai minimi termini. Il negoziato “solitario” tra Trump e Putin ha strappato il dialogo tra le due sponde dell’Atlantico. Le istituzioni europee e molte cancellerie non vogliono ritrovarsi un accordo che passa sulle loro teste e sulla sicurezza del Vecchio Continente.
Una delle armi che intendono brandire è rappresentata proprio dalle sanzioni economiche. Sostanzialmente uno dei messaggi che verrà consegnato alla Casa Bianca consiste nella minaccia di non ritirare o cancellare le penalità contro la Russia. Per dare una risposta formale è possibile che la prossima settimana, dopo l’incontro del presidente francese Emmanuel Macron con il tycoon, venga convocato un Consiglio europeo straordinario. Il suo presidente, Costa, sta provando a organizzarlo e la convocazione sarà ufficializzata dopo le elezioni di domani in Germania e soprattutto nel caso in cui i suoi contatti diano luogo a un plausibile accordo sulla risposta da dare agli States. «L’unico dittatore – ha ripetuto – è il signor Putin. Ho parlato con tutti i partiti politici ucraini e tutti mi hanno detto che questo non è il momento di indire elezioni. Dobbiamo lavorare in piena fiducia e solidarietà a Zelensky, il legittimo presidente».
E che ormai le relazioni tra Europa e Usa siano diventate a dir poco prive di fiducia lo dimostra la proposta del capo della Cdu tedesca e probabile nuovo Cancelliere, Friedrich Merz, che ha rimesso in campo la vecchia idea della “atomica europea”. «Dobbiamo avviare discussioni sia con i britannici che con i francesi - le due potenze nucleari europee - per capire se la condivisione nucleare, o almeno la sicurezza nucleare offerta dal Regno Unito e dalla Francia – è la linea di Merz – possa essere estesa anche a noi».