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Germania, voto ad alta tensione tra instabilità e ombre neonazi

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Oggi le elezioni anticipate: il cristiano-democratico Merz in pole per la Cancelleria, ma formare una coalizione sarà difficile. Con la Spd in caduta, la Afd sarà il secondo partito. Si teme entri al governo. A Berlino si fronteggiano antifascisti e teste rasate
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BERLINO — I neonazisti hanno il volto coperto fino a sopra la narice. La formazione a testuggine pronta per partire in marcia da Europaplatz. Reggono una bandiera con “Wir sind das Volk”, siamo il popolo. Sono giovani. Nessuno parla, non c’è un podio. Quello che conta sono la presenza e il nazirock che riempie l’aria fino a farsi sentire dall’altro lato di Friedrichstrasse, dove sfilano gli antifascisti. «Ha tempo per due domande?». La testa rasata spalanca il palmo della mano e con un gesto violento la piazza fino a pochi centimetri dal volto della sua interlocutrice: «Via i giornalisti».

Marko è un disoccupato ventenne del Brandeburgo, avvolto in una bandiera tedesca: «La mia simpatia è per i neonazisti ma voterò Afd e oggi sono qui perché mi importa che la Germania sia sicura». Alle sue spalle, giovani donne in passamontagna si atteggiano per la foto: pollice e indice a cerchio, simbolo dei suprematisti bianchi. Di fronte a loro, una donna con cappotto rosso e un mazzo di fior…

BERLINO — I neonazisti hanno il volto coperto fino a sopra la narice. La formazione a testuggine pronta per partire in marcia da Europaplatz. Reggono una bandiera con “Wir sind das Volk”, siamo il popolo. Sono giovani. Nessuno parla, non c’è un podio. Quello che conta sono la presenza e il nazirock che riempie l’aria fino a farsi sentire dall’altro lato di Friedrichstrasse, dove sfilano gli antifascisti. «Ha tempo per due domande?». La testa rasata spalanca il palmo della mano e con un gesto violento la piazza fino a pochi centimetri dal volto della sua interlocutrice: «Via i giornalisti».

Marko è un disoccupato ventenne del Brandeburgo, avvolto in una bandiera tedesca: «La mia simpatia è per i neonazisti ma voterò Afd e oggi sono qui perché mi importa che la Germania sia sicura». Alle sue spalle, giovani donne in passamontagna si atteggiano per la foto: pollice e indice a cerchio, simbolo dei suprematisti bianchi. Di fronte a loro, una donna con cappotto rosso e un mazzo di fiori in mano sorregge un cartello con su scritto: “No all’antisemitismo”. «Non volevo che le immagini di questa manifestazione circolassero senza una voce contraria». Karoline Preisler, 35 anni, vota liberali.


Sotto la galleria di Friedrichstrasse, 60 metri e decine di poliziotti più in là, gli antifa tedeschi scandiscono in italiano: «Siamo tutti antifascisti». Anche loro hanno i volti coperti ma da mascherine Ffp2 rosa. La loro manifestazione non è stata autorizzata. Iniziano a marciare, poi deviano bruscamente e si mettono a correre, cercano di depistare la polizia e raggiungere i neonazi. Sul cielo di Berlino gli elicotteri non smettono di pattugliare tutto il giorno.

È una Germania tesa, polarizzata, ossessionata dall’incubo dell’instabilità e impaurita da una serie di attentati quella che va al voto oggi. La popolazione guarda con speranza verso destra ma l’esito dipenderà dai partiti minori. Il Paese la cui democrazia moderna si erge sul senso di colpa per gli abomini del nazismo, per la prima volta deve fare i conti con un partito di estrema destra avviato a superare il 20%. Oggi si vota nella maggiore economia dell’Ue, quasi 60 milioni di elettori su cui si affaccia lo spettro della crisi.

Gli ultimi sondaggi di Insa per la Bild proiettano questo scenario: la alleanza tra cristiano-democratici e cristiano-sociali bavaresi (Cdu/Csu) capeggiata da Friedrich Merz è data al 29,5%. Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), guidato da Alice Weidel spinto sui social da Elon Musk è al 21%, i socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz (Spd) al 15%. I Verdi del vicecancelliere Robert Habeck al 12,5%, mentre la Sinistra (Die Linke) in ascesa al 7,5% grazie a Heidi Reichinnek. I rossobruni di Sahra Wagenknecht (Bsw) sono al 5% mentre sotto lo sbarramento resterebbero i liberali (Fdp) di Christian Lindner, al 4,5%.

Alcune certezze: Merz avrà con ogni probabilità il mandato di dar vita a una coalizione e promette che non sarà con l’Afd. Questo malgrado l’approvazione in Parlamento a fine gennaio di una risoluzione sui migranti grazie ai voti degli estremisti e che ha sollevato in molti il timore della caduta del cosiddetto Brandmauer, la regola per cui non si governa con i neonazi. Ieri nella tradizionale chiusura di campagna a Monaco, Merz ha auspicato il ritorno del Paese sulla scena internazionale. «La Germania deve svolgere un ruolo più forte in Europa e l’Europa deve svolgere un ruolo più forte nel mondo», ha detto. È altresì probabile che il risultato archivi definitivamente l’era di Scholz e l’impopolare coalizione semaforo. È un opinione diffusa tra la gente comune ma non dallo stesso Scholz, che ieri chiudendo la campagna a Potsdam è tornato a ripetere: «Non credo ai miracoli ma alla vittoria nelle elezioni». In questo contesto ha escluso di potersi coalizzare con l’estrema sinistra.

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I negoziati per formare la nuova colazione durano da due a sei mesi. I rappresentanti politici sentono l’urgenza di una Germania in grado di rispondere in tempi brevi a Trump. Ma la scena è frammentata e fare concessioni ora significa ipotecare le elezioni. Gli scenari più probabili: una “Jamaika-Koalition”, cioè tra Cdu, Fdp e Verdi (nero-giallo-verde nei colori dei partiti) o una “Deutschland-Koalition”, ovvero Cdu, Spd e Fdp. E infine una “Kenya Koalition”: tra Cdu, Spd e Verdi. È quest’ultima l’unica sicura dal punto di vista dei numeri, ma difficilmente digeribile dai falchi conservatori: sarebbe un esperimento inedito che rischia di consegnare il Paese all’Afd nel 2029 o - lugubre ricorrenza - nel 2033, Cent’anni dopo la presa del potere da parte di Adolf Hitler.

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