Le clausole capestro Usa nella trattativa con Kiev: “A noi tutti i minerali, vogliamo 500 miliardi”
di Fabio TonacciCosì com’è adesso, la proposta di Trump sulle risorse naturali ucraine assomiglia a un ricatto. Ma è un ricatto che Zelensky, a certe condizioni, può essere costretto ad accettare. Nella bozza più recente dell’accordo, datata 21 febbraio, compaiono clausole persino peggiori di quelle inserite nel testo di una settimana fa, respinto dal presidente ucraino. Ad esempio, a fronte di un ricavo per gli Stati Uniti super vantaggioso, quasi fossero riparazioni di guerra, non è previsto alcun impegno concreto sulla sicurezza, che poi è l’obiettivo strategico di Zelensky, il motivo per cui ad ottobre, nel Piano per la vittoria, aveva aperto agli alleati proprio la possibilità di sfruttare il sottosuolo del proprio Paese.
Nonostante ciò, da Kiev e da Washington arrivano segnali di trattativa in corso. Domani un team governativo ucraino si riunirà per discuterne i pro e i contro, con la consapevolezza che i contro, per ora, sono molto più numerosi. Ma il presidente americano pressa, pretende …
Così com’è adesso, la proposta di Trump sulle risorse naturali ucraine assomiglia a un ricatto. Ma è un ricatto che Zelensky, a certe condizioni, può essere costretto ad accettare. Nella bozza più recente dell’accordo, datata 21 febbraio, compaiono clausole persino peggiori di quelle inserite nel testo di una settimana fa, respinto dal presidente ucraino. Ad esempio, a fronte di un ricavo per gli Stati Uniti super vantaggioso, quasi fossero riparazioni di guerra, non è previsto alcun impegno concreto sulla sicurezza, che poi è l’obiettivo strategico di Zelensky, il motivo per cui ad ottobre, nel Piano per la vittoria, aveva aperto agli alleati proprio la possibilità di sfruttare il sottosuolo del proprio Paese.
Nonostante ciò, da Kiev e da Washington arrivano segnali di trattativa in corso. Domani un team governativo ucraino si riunirà per discuterne i pro e i contro, con la consapevolezza che i contro, per ora, sono molto più numerosi. Ma il presidente americano pressa, pretende quei minerali preziosi. «Siamo assai vicini alla firma», dice. Arrivano segnali e anche interferenze. A un certo punto ieri è stata fatta circolare la notizia secondo cui Elon Musk ha minacciato Zelensky di interrompere i servizi satellitari di Starlink, che garantiscono il funzionamento di telefoni e internet vicino al fronte di battaglia. «È falso», ha però smentito Musk su X.
Vediamo le clausole, quindi. La prima, quella principale: l’Ucraina rinuncia al 50 per cento della rendita di tutte le sue risorse naturali, comprese le cosiddette terre rare, il gas e il petrolio. A quanto risulta, dovrà cedere anche la metà dei ricavi ottenuti da porti e altre infrastrutture. Nel documento si prevede una seconda clausola, in base alla quale tutti i soldi dello sfruttamento delle risorse devono finire in un fondo comune, i cui interessi finanziari sono al 100 per 100 degli Stati Uniti.
L’Ucraina è chiamata a contribuire al fondo fino al raggiungimento della cifra di 500 miliardi di dollari. Non si capisce da dove venga fuori visto che l’apporto effettivo degli Usa a Kiev è intorno ai 119 miliardi di dollari, calcolato in armamenti e aiuto finanziario. Trump, nel famoso post sul suo social network Truth dove ha definito Zelensky «un dittatore senza elezioni» e «un comico modesto», sostiene invece che gli Stati Uniti abbiano pagato sinora 350 miliardi, salvo poi ieri ribassare a 300 miliardi: comunque il doppio di quanto certificato dagli istituti internazionali che registrano gli aiuti all’Ucraina. «Rivogliamo i nostri soldi, dunque chiediamo terre rare, petrolio e qualsiasi altra cosa», ribadisce il tycoon.
Nella bozza, visionata dal New York Times, si ipotizza che gli Stati Uniti potranno inviare altri aiuti dopo la firma, ma a un costo doppio in termini di cessione delle risorse. Denaro che la Casa Bianca si impegna a reinvestire in parte nella ricostruzione post-bellica delle infrastrutture e degli impianti di estrazione delle materie prime.
In cambio di tutto ciò, stando alla bozza dell’accordo che si compone di un documento principale e di un allegato sul funzionamento del fondo comune, con in calce i nomi di Marco Rubio (Segretario di Stato americano) e Andrii Sybiha (ministro ucraino degli Affari esteri), l’Ucraina ottiene un generico «sostegno finanziario Usa a lungo termine per lo sviluppo economico del Paese». Talmente fumoso da far sperare gli ucraini che le vere garanzie di sicurezza chieste da Zelensky per mettere sul tavolo la più grande ricchezza a disposizione del Paese devono essere ancora oggetto di negoziato.
Il patrimonio del sottosuolo ucraino è stimato dal governo di Kiev in almeno 12 mila miliardi di dollari, mettendo insieme le terre rare non sfruttate (17 elementi chimici tra cui europio, lutezio e cerio, fondamentali per costruire smartphone, auto elettriche, computer e turbine eoliche: il giacimento di Azov pare essere più consistente di quelli del Nord America), petrolio, gas naturale, carbone, uranio, titanio, litio e grafite. Materie prime su cui si gioca la partita tra Trump e Zelensky, che non le vuole svendere.