Il riscatto di Merz, l’europeista irascibile si prende la cancelleria: “Indipendenti dagli Usa”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — Chissà se Friedrich Merz sarà mai chiamato “gigante nero”, come il suo predecessore Helmut Kohl. L’altezza c’è: quasi due metri come il grande cancelliere della Riunificazione. Ma quell’appellativo Kohl se lo meritò nella Sternstunde della Germania, avrebbe detto Stefan Zweig. Nel “momento magico” della caduta del Muro, quando portò avanti l’idea di una Germania unita con genio tattico e volontà di ferro.
Non che le sfide storiche, anche per Merz, manchino. C’è una guerra in Ucraina, alle porte d’Europa, e l’Occidente si sta disgregando sotto i colpi d’ascia di Donald Trump. Il candidato alla cancelleria ha segnalato da tempo di voler riprendere i rapporti sfilacciati con la Francia e con la Polonia e di voler far dimenticare a Bruxelles la “posizione tedesca”, com’è stata ribattezzata negli ultimi anni l’astensione causata dall’eterna indecisione del governo Scholz.
Oltretutto, durante la campagna elettorale, il candidato della Cdu/Csu ha sovente menzionato il “modello Me…
BERLINO — Chissà se Friedrich Merz sarà mai chiamato “gigante nero”, come il suo predecessore Helmut Kohl. L’altezza c’è: quasi due metri come il grande cancelliere della Riunificazione. Ma quell’appellativo Kohl se lo meritò nella Sternstunde della Germania, avrebbe detto Stefan Zweig. Nel “momento magico” della caduta del Muro, quando portò avanti l’idea di una Germania unita con genio tattico e volontà di ferro.
Non che le sfide storiche, anche per Merz, manchino. C’è una guerra in Ucraina, alle porte d’Europa, e l’Occidente si sta disgregando sotto i colpi d’ascia di Donald Trump. Il candidato alla cancelleria ha segnalato da tempo di voler riprendere i rapporti sfilacciati con la Francia e con la Polonia e di voler far dimenticare a Bruxelles la “posizione tedesca”, com’è stata ribattezzata negli ultimi anni l’astensione causata dall’eterna indecisione del governo Scholz.
Oltretutto, durante la campagna elettorale, il candidato della Cdu/Csu ha sovente menzionato il “modello Meloni” per definire la politica migratoria che intende realizzare. E i suoi biografi sottolineano spesso che il leader dei cristiano-democratici è stato molto influenzato dai suoi anni a Strasburgo, come europarlamentare. Se un europeista e convinto sostenitore dell’Ucraina tornasse a governare la Germania, forse non sarebbe male. «Per me la priorità assoluta sarà raggiungere l’indipendenza dagli Stati Uniti», dice infatti a caldo Merz. Sulla difesa, certo, e sull’Ucraina: «Sembra chiaro che gli Usa sono indifferenti al futuro dell’Ucraina».
Se diventerà cancelliere, Merz realizzerà il sogno di una vita dopo una carriera politica discontinua, fatta di alti e bassi e di lunghe defezioni. Per i suoi sostenitori, è l’uomo che porterà la Cdu/Csu alle sue radici, che l’ha già trascinata su una china più reazionaria dopo 16 anni di “socialdemocratizzazione” merkeliana. Lui ha promesso di «dimezzare l’Afd», ma finora ha fallito: dall’uscita di scena di Angela Merkel, l’ultradestra è balzata dall’11 al 21%.
Cambia poco, per i conservatori, nonostante il partito sia inchiodato al 30% a fronte di un potenziale che per tutti gli analisti è del 35-40% (le percentuali sempre incassate, peraltro, dalla sua nemica giurata Merkel). Eppure, i cristiano-democratici si sono stretti in una fedeltà nibelunga intorno al capo: pensano che Merz incarni alla perfezione, anche nella biografia, l’archetipo del politico Cdu. E che in questa fase storica sia un bene, soprattutto a Est, dove l’Afd continua a guadagnare terreno e Merkel è molto poco amata.
Nato nel 1955 da una famiglia cattolica a Brilon, in Nordreno-Westfalia, scapigliato in gioventù (esiste una seria diatriba se da liceale avesse i capelli lunghi e lui ha sempre giurato «fino alle spalle»), una laurea in legge, Merz ha cominciato la carriera politica come deputato della vecchia Germania Ovest, a Bonn. Dove vinse immediatamente un concorso come miglior oratore del Bundestag.
E in effetti, quando non è sopraffatto dalle emozioni - cosa che non gli succede di rado - Merz è capace di lanciarsi in grandi discorsi. Sposato da sempre con Charlotte, tre figli, anni fa pubblicò una foto in cui lo si vedeva nella più classica attività delle famiglie tedesche: la Hausmusik. Lui al clarinetto, la moglie al pianoforte, i figli accanto che (forse) cantano. Peraltro, la famiglia vive ancora dove Merz è nato, a Brilon.
Populista per istinto e non per emulazione, una caratteristica che secondo i suoi detrattori rischia di essere il suo limite, allievo di Wolfgang Schaeuble, Merz coltiva una notoria passione per le tasse. Nel 2003 divenne famosa la sua simulazione di un calcolo di scaglioni fiscali scarabocchiato su un sottobicchiere da birra per dimostrare che la dichiarazione delle imposte potesse essere semplificata al massimo. Quel sottobicchiere è finito in un museo di Bonn. E il suo istinto populista, che espresse quel leggendario sottobicchiere, a volte lo ha portato sulla cattiva strada.
In passato, il futuro cancelliere ha suscitato indignazione per le sue affermazioni sui profughi. Lì definì «turisti sociali», bollò i loro figli come «piccoli pascià» e accusò i migranti di rubare posti ai tedeschi nelle sale di attesa dei medici. Nel 2000 la sua convinzione che dovessero adeguarsi a una leitkultur, una “cultura dominante” tedesca, fece scalpore persino nel suo partito.
Appassionato di aerei e pilota dilettante, il leader dei conservatori finì sui rotocalchi quando planò al matrimonio di Christian Lindner sull’isola di Sylt guidando il suo jet privato. Per anni, i tedeschi non gli hanno perdonato il fatto che abbia dichiarato che essere milionario come lui non significhi essere ricchi ma appartenere “alla classe media superiore”. Un altro motivo di sospetto, per l’austera Germania diffidente verso la grande finanza internazionale, è il fatto che quando negli anni Duemila lasciò la politica dopo l’ennesima trappola che gli aveva teso Merkel, Merz si buttò nel privato e andò a lavorare a Blackrock.
Dopo sedici anni di Merkel, il prossimo cancelliere è talmente “retrò” che fatica a conquistare l’elettorato femminile. Ma pesano anche alcuni errori del passato: nel 1997 votò contro una legge che intendeva punire lo stupro nelle coppie sposate. Almeno su quello, Merz ha ammesso di recente che «oggi voterei diversamente». Meglio tardi che mai.