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Trump, Musk e la vita su Marte, l’esperto Nasa: “Progressi ma sopravvivere lì è ancora impossibile"

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Intervista all’ingegnere Giuseppe Cataldo, Assistant Chief for Technology alla Nasa. “SpaceX potrebbe arrivarci in quattro anni, gli studi su come il corpo umano possa sopportare una missione del genere però sono ancora in corso”
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WASHINGTON - Costruire un razzo in grado di volare verso Marte e capace di far tornare la sua parte riutilizzabile indietro nell’arco dei prossimi quattro anni sì, potrebbe essere realistico. Poi però, per riuscire a far atterrare gli astronauti sul Pianeta Rosso e riportarli a casa vivi, servono altre tecnologie e operazioni che non sarà facile realizzare entro quei tempi. Ce lo dice l’ingegnere Giuseppe Cataldo, Assistant Chief for Technology alla Nasa.

Nel discorso dell’Inauguration, il presidente Trump ha detto che vuole piantare la bandiera americana su Marte. È possibile?

"Come è noto da tempo, la Nasa ha un programma per arrivare su quel pianeta, passando prima dalla Luna per utilizzarla come trampolino di lancio, se così possiamo dire. I privati, co…

WASHINGTON - Costruire un razzo in grado di volare verso Marte e capace di far tornare la sua parte riutilizzabile indietro nell’arco dei prossimi quattro anni sì, potrebbe essere realistico. Poi però, per riuscire a far atterrare gli astronauti sul Pianeta Rosso e riportarli a casa vivi, servono altre tecnologie e operazioni che non sarà facile realizzare entro quei tempi. Ce lo dice l’ingegnere Giuseppe Cataldo, Assistant Chief for Technology alla Nasa.

Nel discorso dell’Inauguration, il presidente Trump ha detto che vuole piantare la bandiera americana su Marte. È possibile?

"Come è noto da tempo, la Nasa ha un programma per arrivare su quel pianeta, passando prima dalla Luna per utilizzarla come trampolino di lancio, se così possiamo dire. I privati, come SpaceX ad esempio, potrebbero avere programmi diversi".

È realistico il termine di quattro anni?

"Per il razzo Starship di SpaceX molto probabile. Gli studi sono molto avanzati, così come i test. È realistico pensare di poterne costruire uno in grado di arrivare su Marte e capace di far tornare il suo primo stadio indietro, in questo periodo di tempo. Poi però sono necessari altri passaggi".

Quali?

"Il primo punto riguarda la sopravvivenza degli astronauti, fisica e psicologica, al viaggio. Per arrivare su Marte, nel migliore dei casi, servono circa sei o sette mesi, così come per tornare. Gli studi su come gli esseri umani possano sopportare una missione di questo genere dal punto di vista fisico, dell’alimentazione, l’ossigeno, la necessità di muoversi in uno spazio fisico ristretto, e dal punto di vista psicologico, sono ancora in corso. Ci sono stati volontari che si sono sottoposti ad esperimenti di lunghezza temporale varia, ma c’è ancora tanto da imparare. Poi c’è anche l’interrogativo sugli effetti delle radiazioni".

Fatto questo, cosa servirebbe?

"Il secondo punto riguarda le infrastrutture in cui gli astronauti dovrebbero vivere e i mezzi per muoversi.È presumibile infatti che la loro missione iniziale sarebbe quella di condurre esperimenti scientifici ed esplorare le zone del pianeta che conosciamo meno, anche per capire dove sarebbe più facile abitarlo. Un’idea potrebbe essere quella di mandare già da ora una serie di razzi su Marte per trasportare questi materiali, in modo che quando arrivano gli astronauti li trovino già sulla superficie. Potrebbe trattarsi di strutture gonfiabili, ma siamo ancora allo stadio dello sviluppo dei concetti, e anche queste componenti non sono ancora pronte".

Manca ancora qualcosa?

"Il progetto a cui ho lavorato fino a pochi mesi fa, ossia quello di riportare in sicurezza sulla Terra dei campioni di Marte, per analizzarli. La Nasa, come ente pubblico, non può mandare persone in una missione dove la sopravvivenza non è garantita. Perciò sarebbe necessario analizzare prima la superficie su cui gli astronauti dovranno soggiornare, per essere sicuri che non contenga sostanze od organismi capaci di danneggiare la salute e minacciare le loro esistenze. Gli scienziati, infatti, presumono che Marte abbia avuto l’acqua e quindi, con una certa probabilità, le condizioni per la vita. Esiste perciò una possibilità (molto remota) che ci siano sostanze biologiche che potrebbero interagire negativamente con il corpo umano. Le probabilità che esistano sono estremamente basse, ma la Nasa mette sempre la sicurezza al primo posto".

Un’idea potrebbe essere quella di SpaceX di lanciare i suoi razzi Starship su Marte nel 2026, perché in quell’anno l’allineamento della Terra con il Pianeta rosso avrà la distanza minore possibile, e poi cercare di mandare degli astronauti non prima di fine 2028/inizio 2029, quando questo fenomeno favorevole al lancio si ripeterà. È giusto?

"È vero, grosso modo ogni due anni i due pianeti si allineano in modo che la distanza fra di loro diventa la più breve possibile. Questo sarebbe il momento migliore per tentare il lancio, a patto però di avere completato gli studi e la realizzazione degli altri aspetti necessari a favorire il successo della missione e la sopravvivenza degli astronauti".

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