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Germania, Merz: “Pronti al patto con la Spd”. Ma non ha i numeri per le riforme

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Il leader della Cdu promette un governo a breve “per affrontare i problemi dell’immigrazione e la crisi economica”. Il nodo è il bilancio: per aumentare la spesa (militare e non solo) serve una maggioranza impossibile senza Afd e Linke
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BERLINO — Niente balletti, tatticismi e infingimenti: dinanzi al vecchio mondo che collassa non c’è tempo da perdere. Friedrich Merz lo ha fatto capire già nei giorni scorsi, quando ha promesso che da cancelliere riallaccerà subito i rapporti con Parigi e Varsavia per ricompattare l’Europa e renderla finalmente «autonoma» rispetto agli Stati Uniti trumpiani. Ieri il leader della Cdu ha dichiarato senza giri di parole l’intenzione di allearsi con la Spd e di voler parlare subito con il leader, Lars Klingbeil, per formare una Grande coalizione: «L’aspettativa è che procediamo mano nella mano». Anche perché non ci sono molte alternative.

Il leader cristiano-democratico ha dichiarato di voler parlare con la Spd prioritariamente di politica estera, del «problema irrisolto dell’immigrazione» e delle urgenze economiche. E si è detto fiducioso che «troveremo delle soluzioni», promettendo colloqui «costruttivi, buoni e veloci». Ma ci sono già degli ostacoli enormi.

Il nuovo Parlamento, a…

BERLINO — Niente balletti, tatticismi e infingimenti: dinanzi al vecchio mondo che collassa non c’è tempo da perdere. Friedrich Merz lo ha fatto capire già nei giorni scorsi, quando ha promesso che da cancelliere riallaccerà subito i rapporti con Parigi e Varsavia per ricompattare l’Europa e renderla finalmente «autonoma» rispetto agli Stati Uniti trumpiani. Ieri il leader della Cdu ha dichiarato senza giri di parole l’intenzione di allearsi con la Spd e di voler parlare subito con il leader, Lars Klingbeil, per formare una Grande coalizione: «L’aspettativa è che procediamo mano nella mano». Anche perché non ci sono molte alternative.

Il leader cristiano-democratico ha dichiarato di voler parlare con la Spd prioritariamente di politica estera, del «problema irrisolto dell’immigrazione» e delle urgenze economiche. E si è detto fiducioso che «troveremo delle soluzioni», promettendo colloqui «costruttivi, buoni e veloci». Ma ci sono già degli ostacoli enormi.

Il nuovo Parlamento, ad esempio, sarà un problema, per l’aspirante cancelliere. Un governo di Grande coalizione tra Cdu/Csu e Spd potrebbe contare su 328 seggi, e se anche si aggiungessero gli 85 dei Verdi, non si raggiungerebbe comunque la “maggioranza costituzionale”, quella dei due terzi che servirebbe per far passare riforme rilevanti. Detto al rovescio: Merz è ostaggio dell’Afd e della Linke, che insieme possono formare una minoranza di blocco e fermare tutto.

Non è un dettaglio, per i piani che ha in mente Merz. Anzitutto quello di garantire maggiori spese per la difesa e per l’Ucraina. «Noi europei dobbiamo diventare rapidamente in grado di agire», ha detto ieri. Nei giorni scorsi il numero uno della Cdu aveva già proposto di discutere con Parigi un’europeizzazione dell’ombrello nucleare francese, ed è anche chiaro che il capo dei conservatori vuole continuare a garantire abbastanza risorse alla Bundeswehr, l’esercito tedesco, perché sia in grado di contribuire alla sicurezza europea. Ma con le finanze pubbliche imbrigliate dal limite del disavanzo fissato allo 0,35% del Pil, insomma, con la “Schuldenbremse”, è impossibile.

Tuttavia, per riformarla o anche solo per approvare un fondo extra bilancio che sia ancorato alla costituzione (e che sia reso dunque inattaccabile dalla corte di Karlsruhe), ci vorrebbero due terzi del Bundestag che si insedierà al massimo tra 30 giorni. Ma l’Afd non vuole sentir parlare della revisione del freno al debito per le sue note posizioni ultrarigoriste. Mentre la Linke non è contraria a una riforma di per sé, «ma per il riarmo, noi non la approveremo», ha già messo in chiaro la presidente del partito, Ines Schwerdtner.

Così, tra i partiti centristi è emersa ieri un’altra idea. Merz l’ha solo accennata. Siccome nell’attuale Bundestag, che resterà in vigore fino al 24 marzo, Cdu, Spd, Verdi e Fdp possono ancora contare su una maggioranza costituzionale, il leader dei conservatori vuole parlare con tutti per capire se ci sono margini per riformare o emendare il freno al debito prima della fine della legislatura. I Verdi si sono già dichiarati favorevoli, la Spd tentenna e la Fdp, per ora, tace. Ma la “minoranza di blocco” rischia di essere uno dei maggiori problemi della prossima legislatura non solo per la guerra in Ucraina e la necessità di aumentare la spesa per la difesa. Anche l’economia esangue della Germania ha bisogno di una nuova iniezione vitale per ripartire. È appena il caso di ricordare che il governo Scholz si è infranto proprio sul freno al debito.

Quanto alle trattative per il nuovo governo, è chiaro che dopo il peggior risultato della storia, nella Spd è cominciata ieri la lunga notte dei coltelli. Scholz si è fatto da parte, ma i due co-presidenti del partito, Saskia Esken e Lars Klingbeil, non accennano a prendersi la responsabilità di una disastrosa campagna elettorale e del candidato sbagliato. Anzi, ieri Klingbeil si è fatto eleggere capogruppo. E sullo Spiegel, il leader degli Jusos, l’organizzazione giovanile del partito, è sembrato esprimere il pensiero di molti. «È chiaro che entrambi i capi sono responsabili dei candidati, della campagna elettorale e della sconfitta», ha detto Philipp Tuermer. Ma invece di rendersene conto, ha aggiunto, «come prima cosa, uno degli architetti della sconfitta», ossia Klingbeil, «si accaparra un’altra poltrona». La resa dei conti sembra appena agli inizi.

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