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Macron alla Casa Bianca per ricucire con Trump: “La Ue manderà truppe”

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Il francese punta a convincere il tycoon a includere Kiev e il Continente nei negoziati: “La pace non può essere una resa”
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«Parlare con President Trump mi ha convinto che ci sono i margini per affrontare insieme il percorso verso la pace». Mentre a Parigi la Tour Eiffel s’illuminava di giallo e blu, colori della bandiera ucraina, e a Kiev i vertici dell’Unione europea col premier canadese Justin Trudeau — presidente di turno del G7 — ricordavano al fianco di Volodymir Zelensky il terzo anniversario dell’invasione russa, al presidente francese Emmanuel Macron è toccato volare a Washington con la mission impossible di ammansire The Donald. E tentare di convincere l’omologo americano ad accettare un piano alternativo all’intesa russo-statunitense di cui si sussurra da giorni e che in nome di una presunta pace sacrificherebbe territori ucraini: e la sicurezza del Vecchio Continente.

«Vogliamo un accordo rapido ma non fragile». È con queste parole che il capo dell’Eliseo ha portato alla Casa Bianca la ferma posizione già ribadita più volte dagli alleati europei, secondo cui non si può raggiungere una pace…

«Parlare con President Trump mi ha convinto che ci sono i margini per affrontare insieme il percorso verso la pace». Mentre a Parigi la Tour Eiffel s’illuminava di giallo e blu, colori della bandiera ucraina, e a Kiev i vertici dell’Unione europea col premier canadese Justin Trudeau — presidente di turno del G7 — ricordavano al fianco di Volodymir Zelensky il terzo anniversario dell’invasione russa, al presidente francese Emmanuel Macron è toccato volare a Washington con la mission impossible di ammansire The Donald. E tentare di convincere l’omologo americano ad accettare un piano alternativo all’intesa russo-statunitense di cui si sussurra da giorni e che in nome di una presunta pace sacrificherebbe territori ucraini: e la sicurezza del Vecchio Continente.

«Vogliamo un accordo rapido ma non fragile». È con queste parole che il capo dell’Eliseo ha portato alla Casa Bianca la ferma posizione già ribadita più volte dagli alleati europei, secondo cui non si può raggiungere una pace con i russi senza coinvolgere Kiev. Cercando di farsi ascoltare usando il linguaggio che Trump meglio comprende.

Se in privato abbia fatto leva sulla vanità dell’amico americano, dipingendogli ogni concessione all’omologo russo Vladimir Putin come un atto di debolezza: «Daresti un segnale alla Cina» come aveva annunciato, nel corso della conferenza stampa congiunta a fine lavori, non è emerso. Ma quando rivolgendosi ai giornalisti Trump ha affermato di voler essere ricordato «come un pacificatore ed unificatore», Macron è stato svelto a rispondergli: «Hai buoni motivi per rinnovare il dialogo con Putin. Ma finora da lui si sono ottenuti solo cessate il fuoco senza garanzie. Questa volta dobbiamo andare oltre. Se vuoi essere davvero latore di pace dobbiamo procedere come alleati e condividere una stessa visione». Avvertendo che l’interesse di tutti, americani ed europei, «è un accordo sull’Ucraina che includa garanzie di sicurezza».

Allo stesso tempo il francese si è impegnato su un tema molto caro al presidente Usa: «L’Europa è pronta a farsi carico di parte dell’onere di questa pace» dopo che Trump aveva addirittura appena quantificato: «Abbiamo investito 300 miliardi di dollari nella guerra e l’Europa solo 100. È ora di livellare le spese».

Spiegando allo scettico americano che i leader di cui era portavoce sono pronti a «inviare truppe per verificare che la pace sia rispettata» ma «hanno bisogno della protezione americana». Un discorso che almeno apparentemente ha funzionato. Davanti alla stampa internazionale Trump si è infatti impegnato a «convincere Putin ad accettare la presenza di peacekeeper europei al confine». Col tycoon ad usare perfino parole positive verso l’Alleanza Atlantica da lui di recente piuttosto bistratta: «È uno strumento formidabile quando viene usata bene».

Fermo sulle posizioni europee, il francese ha ripetuto più volte che «pace non può significare la resa dell’Ucraina». Riportando la narrazione americana degli ultimi giorni — con Trump che aveva perfino chiamato Zelensky «traditore che si nutre del sangue dei suoi soldati» — sul binario della realtà: «Il popolo ucraino ha resistito con coraggio all’invasione. E deve restare uno stato sovrano. Non ci può essere un mondo in cui prevale la legge del più forte. Serve una pace duratura. Lo dobbiamo alle famiglie ucraine». Un incontro fra Trump e Zelensky, potrebbe d’altronde avvenire prestissimo: «Verrà qui già questa settimana o la prossima per firmare l’accordo sulle terre rare» ha sostenuto The Donald, riferendosi ai minerali preziosi che si trovano nel sottosuolo ucraino di cui gli Stati Uniti pretendono una consistente porzione in cambio del sostegno fornito nei tre anni di guerra. «Ci vedremo nello Studio Ovale, sarà fantastico incontrarlo».

Missione conclusa? Non ancora. Quella iniziata da Macron ieri era infatti l’inizio di una sorta di operazione a tenaglia. Giovedì infatti, approderà a Washington pure il premier britannico Keir Starmer, per tentare di completare l’opera di persuasione. «Donald Trump è stato molto amichevole, come sempre» ha detto Macron a fine colloqui: e chissà se era un complimento o una punzecchiatura al tycoon anche questa.

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