BERLINO – Friedrich Merz trova una sponda straordinaria nel tempio dell’ortodossia tedesca: la Bundesbank. Per gli osservatori più attenti, non è una novità: l’attuale presidente Joachim Nagel si è sfilato più volte dal fronte dei falchi quando si è trattato di decidere e commentare le mosse della Banca centrale europea, soprattutto nelle fasi più accomodanti di taglio dei tassi. E ha fatto dimenticare gli irrigidimenti a orologeria dei suoi predecessori nei momenti di allentamento delle politica monetaria. Ma che la Bundesbank esorti a spendere di più riformando la Schuldenbremse, ossia il freno al debito, è una notizia eccezionale.
Ieri Nagel ha rotto non uno, ma due tabù. Primo, ha avvertito che la Germania è «a 5 minuti da mezzanotte» e deve investire maggiori risorse pubbliche per …
BERLINO – Friedrich Merz trova una sponda straordinaria nel tempio dell’ortodossia tedesca: la Bundesbank. Per gli osservatori più attenti, non è una novità: l’attuale presidente Joachim Nagel si è sfilato più volte dal fronte dei falchi quando si è trattato di decidere e commentare le mosse della Banca centrale europea, soprattutto nelle fasi più accomodanti di taglio dei tassi. E ha fatto dimenticare gli irrigidimenti a orologeria dei suoi predecessori nei momenti di allentamento delle politica monetaria. Ma che la Bundesbank esorti a spendere di più riformando la Schuldenbremse, ossia il freno al debito, è una notizia eccezionale.
Ieri Nagel ha rotto non uno, ma due tabù. Primo, ha avvertito che la Germania è «a 5 minuti da mezzanotte» e deve investire maggiori risorse pubbliche per rilanciare la sua esangue economia, anche facendo debiti. «Una ripresa significativa non è in vista», ha sottolineato. Nagel si è augurato che il prossimo governo svegli i tedeschi dal loro «tepore». La prima economia europea è in recessione da due anni: nel 2023 il Pil si è contratto dello 0,3%, l’anno scorso dello 0,2%. E secondo la Kfw (la Cassa depositi e prestiti tedesca) nel 2025 rischia di nuovo di arretrare dello 0,3%. L’ultima volta che la Germania ha sofferto due anni di recessione fu nel 2002-3 quando l’Economist la bollò «malato d’Europa».
In secondo luogo, il numero uno della Buba presenterà nei prossimi giorni una proposta di riforma del vincolo al pareggio di bilancio, il totem dei rigoristi che fu scolpito nella costituzione tedesca sedici anni fa e difeso da Wolfgang Schäuble come un imperativo categorico.
«La priorità sono gli investimenti», ha detto ieri, nell’incontro con la stampa per la presentazione del bilancio annuale della Bundesbank. Nagel ha puntualizzato che la proposta sarà complessa e mirata a impedire che gli eventuali nuovi debiti servano a finanziare spesa corrente o sociale. Il documento spiegherà anche come istituire eventuali Sondervermoegen, fondi extra bilancio per spendere di più. La priorità, secondo il numero uno dei guardiani dell’euro tedeschi, dovrà essere quella di liberare risorse per le infrastrutture e la difesa.
A dicembre del 2023, la Corte costituzionale aveva bocciato 60 miliardi di fondi extra bilancio che non erano passati per il voto dei due terzi del Bundestag. Era stato l’inizio della fine del governo Scholz: i togati di Karlsruhe avevano lasciato intendere che non avrebbero più tollerato la scarsa trasparenza nelle finanze pubbliche e l’uso disinvolto di quelle risorse poste fuori dal conteggio dei disavanzi per aggirare il freno al debito. L’unico modo per liberare nuove risorse ed evitare la mannaia della Corte è riformare la Schuldenbremse o istituire dei fondi extra bilancio che siano ancorati alla Costituzione con i due terzi dei voti del Bundestag. È stato il caso, ad esempio, del famoso fondo da 100 miliardi di euro per la difesa del 2022. Che infatti è inattaccabile, dal punto di vista giuridico.