BRUXELLES - A Bruxelles l’allarme rosso ormai risuona tutti i giorni. Le mosse di Donald Trump, le minacce di Vladimir Putin, il destino dell’Ucraina stanno scuotendo l’Ue che cerca di mettersi al riparo. Di individuare un ruolo nel negoziato per la pace tra Mosca e Kiev e costruire uno “scudo” militare se gli Usa dovessero abbandonare il Continente.
Oggi allora ci sarà un summit in videoconferenza dei 27 partner europei per ascoltare il resoconto dell’incontro di lunedì scorso tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello americano. Poi domenica un nutrito pacchetto di leader, tra cui lo stesso Macron, Giorgia Meloni, lo spagnolo Sanchez, il tedesco Scholz (in coordinamento con il prossimo cancelliere Merz), il polacco Tusk, la presidente della Commissione von der Leyen e quello del Consiglio europeo Costa voleranno a Londra per fare il punto della situazione con il britannico Starmer che a sua volta domani vedrà l’inquilino della Casa Bianca (mentre venerdì dovrebbe toccare a Zelensky). Il tutto per arrivare al Consiglio europeo straordinario di giovedì prossimo. Il punto centrale però è sempre lo stesso: come organizzare la Difesa europea, come finanziarla e se partecipare ad una missione di pace in Ucraina una volta siglata la tregua.
Il nodo si stringe intorno al disaccordo con la Casa Bianca. Il susseguirsi degli incontri scaturisce dalla convinzione, molto diffusa nelle Cancellerie, che il “faccia a faccia” tra Trump e Putin possa svolgersi entro la metà di marzo. E, nonostante una dichiarazione congiunta di Macron e Starmer secondo cui il tycoon sta lavorando per «una pace duratura in Ucraina» e «la sua leadership è benvenuta», il presidente francese non è uscito dal colloquio a Washington con molte rassicurazioni. Ha spiegato al “Commander in Chief” che verrà costituito un fondo per la difesa insieme alla Gran Bretagna e che quindi sulle spese militari il Continente sta facendo sul serio.
Ha ribadito che gli europei sono disponibili a inviare a Kiev i propri soldati se e quando ci sarà la pace ma anche che proprio per questo non possono essere esclusi dal negoziato. Dal punto strettamente tattico, ha spiegato che qualsiasi operazione di peacekeeping può funzionare solo se ci sarà l’appoggio logistico degli Usa o della Nato. E che quindi servirà almeno un sostegno “politico” dagli States. Ma Trump non ha fornito garanzie. Ha confermato che non intende mandare soldati americani in Ucraina e che considera il “dopo-guerra” un problema degli europei. Una delle note positive del faccia a faccia riguarda la Nato: Trump ha spiegato che non intende sciogliere l’Alleanza ma a condizione che tutti mettano i soldi pattuiti e rispondano alle nuove esigenze.
«Sostengo l’iniziativa del presidente Trump per l’Ucraina – ha detto ieri la presidente della Commissione Ue di ritorno da Kiev - per un accordo di pace durevole, con garanzie di sicurezza e con una rete di protezione degli Usa. Noi dobbiamo insistere sul sostegno economico e militare all’Ucraina perché è nell’interesse dell’Europa raggiungere una vera pace attraverso la forza. E dobbiamo aumentare la nostra pressione sulla Russia per concordare un accordo di pace che sia durevole e attuabile». Giovedì prossimo i leader dovrebbero discutere altri aiuti a Zelensky. E anche valutare l’uso integrale dei beni confiscati alla Russia che ammontano a oltre 200 miliardi di euro. Ma l’interrogativo riguarda come finanziare la difesa europea. Secondo von der Leyen, l’Europa dovrebbe utilizzare un programma speciale per finanziare la spesa per la difesa su progetti di interesse strategico per il continente.
Sono ancora la flessibilità nel patto di Stabilità e il ricorso alla Bei (la Banca europea per gli investimenti) gli strumenti cui ricorrere. Ma l’ipotesi di un nuovo Recovery Fund con debito comune resta l’opzione più pratica che, però, per il momento la Commissione non cita sebbene la prossima settimana formulerà una proposta organica su questa materia. «L’attenzione – ha detto ancora l’inquilina di Palazzo Berlaymont - si concentrerà su difesa aerea integrata, capacità di attacco profondo, droni, missili, munizioni e, naturalmente, l’uso militare dell’intelligenza artificiale». «Queste settimane – ha ammonito – sono state una sveglia per noi europei, una Russia revanscista è un pericolo chiaro per noi».
La competizione con Mosca , dunque, è ormai un dato non cancellabile. E l’Ue cerca di concorrere anche per lo sfruttamento delle terre rare in Ucraina proponendo un accordo a Kiev, giudicato più vantaggioso per l’Ucraina rispetto a quello imposto da Trump.