Germania, la Grande coalizione cerca 200 miliardi per la difesa
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — C’è un piano Merz per la difesa. Ed è ambizioso: 200 miliardi di euro. Il doppio di quello che era stato varato da Olaf Scholz dopo l’aggressione russa dell’Ucraina nel 2022, in concomitanza con l’annuncio di una Zeitenwende, di una svolta epocale per la Germania. Qualcuno era rabbrividito all’idea che un Paese che aveva scelto dopo la devastazione nazista di rimanere per ottant’anni un nano militare, potesse riarmarsi. Ma dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e il suo appeasement con Vladimir Putin, la situazione per gli europei è talmente precipitata che il favorito alla cancelleria Friedrich Merz è intenzionato a raddoppiare quello sforzo.
Nei suoi colloqui attuali con la Spd per la formazione di una Grande coalizione, Merz può contare su un alleato importante: il ministro della Difesa uscente Boris Pistorius. Il socialdemocratico - che sarà sicuramente ministro anche in un eventuale governo di Grand…!-->!-->
BERLINO — C’è un piano Merz per la difesa. Ed è ambizioso: 200 miliardi di euro. Il doppio di quello che era stato varato da Olaf Scholz dopo l’aggressione russa dell’Ucraina nel 2022, in concomitanza con l’annuncio di una Zeitenwende, di una svolta epocale per la Germania. Qualcuno era rabbrividito all’idea che un Paese che aveva scelto dopo la devastazione nazista di rimanere per ottant’anni un nano militare, potesse riarmarsi. Ma dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e il suo appeasement con Vladimir Putin, la situazione per gli europei è talmente precipitata che il favorito alla cancelleria Friedrich Merz è intenzionato a raddoppiare quello sforzo.
Nei suoi colloqui attuali con la Spd per la formazione di una Grande coalizione, Merz può contare su un alleato importante: il ministro della Difesa uscente Boris Pistorius. Il socialdemocratico - che sarà sicuramente ministro anche in un eventuale governo di Grande coalizione - ha sottolineato ieri che «il bilancio del mio ministero dovrà raddoppiare per consentire gli investimenti indispensabili a oltre 100 miliardi di euro. Stiamo parlando del 3% del Pil. E non stiamo parlando di cifre che si possano ricavare risparmiando in altri settori». Ma il punto è proprio questo. Dove si prendono 200 miliardi di euro?
Ieri mattina sia Merz sia il suo socio bavarese della Csu, il governatore della Baviera Markus Soeder, hanno escluso che si possa riformare il freno al debito, l’ostacolo costituzionale che dal 2009 non consente ai governi di emendare dal pareggio di bilancio per liberare risorse fresche. «È escluso, nel breve termine, che riformiamo il freno al debito», ha dichiarato Merz. L’ipotesi era circolata, nella giornata di lunedì. Ma ci sono delle alternative, come insegna proprio il maxi fondo della Zeitenwende di Scholz.
Bloomberg ha raccontato che il piano dei 200 miliardi, infatti, esiste, ed è oggetto dei colloqui tra Cdu e Spd per la formazione del nuovo esecutivo. Un dettaglio confermato a Repubblica da una importante fonte Cdu. Che però aggiunge: «Ci sono molti dubbi nel partito sull’opportunità di farlo ora in fretta e in furia, prima che si insedi il nuovo Parlamento. E non soltanto perché dal processo decisionale verrebbero esclusi i governatori dei land, che infatti frenano. Ma il punto è che domenica scorsa i tedeschi hanno votato un altro Bundestag, e l’operazione di Merz sta facendo storcere il naso a qualcuno. Non è pulita, dal punto di vista politico».
Alternative, però, ce ne sono poche. Il candidato alla cancelleria vuole accelerare l’approvazione del generoso pacchetto per la difesa e la sicurezza prima della fine della legislatura, perché ora riuscirebbe a mettere insieme la maggioranza dei due terzi necessaria per ancorarla alla Costituzione con i voti del suo partito, della Spd e dei Verdi, che già hanno aperto. E quel fondo monstre direbbe all’Europa che il prossimo governo fa sul serio, che intende costruire una robusta difesa per contrastare il pericolo russo. Mentre nel prossimo Bundestag, Linke e Afd costituiranno una minoranza di blocco che renderà difficile se non impossibile emendare il freno al debito e potrà impedire anche la nomina dei giudici costituzionali scelti dal prossimo esecutivo.
L’Afd si è già espressa, intanto, contro l’ipotesi di una riforma del freno al debito ancora nell’attuale legislatura: «Il 20° Bundestag è ormai storia dopo le elezioni federali dell’altro ieri. Mai prima d’ora, nei 30 giorni costituzionalmente prescritti tra le elezioni del Bundestag e la ricostituzione del prossimo Bundestag, il vecchio Bundestag ha approvato leggi o anche solo emendamenti alla Legge fondamentale», ha detto il portavoce della politica di bilancio del gruppo parlamentare Afd, Peter Boehringer, aggiungendo che un simile «colpo di Stato a freddo contro le nostre tasse e i nostri beni statali» non deve essere consentito.
In realtà è falso: nel 1998, il governo uscente di Helmut Kohl approvò la partecipazione della Germania alle operazioni in Kosovo con il Parlamento uscente, dopo che il voto aveva già determinato una vittoria della Spd e un cambio di governo a favore di Gerhard Schröder.