Jake Sullivan: “Oggi gli Usa stanno con la Russia, spero ci sia del metodo in questa follia”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliWASHINGTON – "Spero di svegliarmi tra un mese e restare sorpreso dalla scoperta che dietro a questa follia c’è un metodo. Al momento però non si vede come possa produrre un buon risultato". Detto da uno come Jake Sullivan, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, preoccupa.
Lei era al vertice di Ginevra con Putin. Perché non ha fermato l’invasione?
"Penso che Putin avesse sviluppato un senso di destino per l’Ucraina, in cui aveva determinato che la sua eredità storica fosse riportarla nella "Madre Russia", in un modo o nell’altro. Non contemplava alternative. Ciò non era stato interamente apparente a Ginevra. Poi però lui aveva pubblicato un articolo, e noi abbiamo visto le indicazioni sul terreno del piano per l’invasione, che hanno chiarito come già nel 2021 sapeva come sarebbe andata".
E’ vero che il premier britannico Johnson aveva spinto Zelensky a non accettare il piano di pace discusso a Istanbul?
"Tra marzo e aprile 2022 ci sono stati negoziati e pro…
WASHINGTON – "Spero di svegliarmi tra un mese e restare sorpreso dalla scoperta che dietro a questa follia c’è un metodo. Al momento però non si vede come possa produrre un buon risultato". Detto da uno come Jake Sullivan, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, preoccupa.
Lei era al vertice di Ginevra con Putin. Perché non ha fermato l’invasione?
"Penso che Putin avesse sviluppato un senso di destino per l’Ucraina, in cui aveva determinato che la sua eredità storica fosse riportarla nella "Madre Russia", in un modo o nell’altro. Non contemplava alternative. Ciò non era stato interamente apparente a Ginevra. Poi però lui aveva pubblicato un articolo, e noi abbiamo visto le indicazioni sul terreno del piano per l’invasione, che hanno chiarito come già nel 2021 sapeva come sarebbe andata".
E’ vero che il premier britannico Johnson aveva spinto Zelensky a non accettare il piano di pace discusso a Istanbul?
"Tra marzo e aprile 2022 ci sono stati negoziati e proposte, ma consistevano nell’accettazione da parte dell’Ucraina di ridurre sostanzialmente sue capacità militari, cosa che l’avrebbe resa vulnerabile a future aggressioni russe. Poi c’è stato il massacro di Bucha, che ha reso impossibile il dialogo. Non ero nella stanza con Johnson, ma non credo sia stata interferenza esterna. Viste le richieste russe, gli ucraini hanno concluso non portavano ad una pace giusta".
Trump ha iniziato il negoziato facendo concessioni a Putin. E’ l’approccio giusto?
"Facciamo un passo indietro. Quando abbiamo lasciato l’ufficio e passato il file alla nuova amministrazione, abbiamo consegnato una situazione in cui l’Ucraina aveva significative forniture militari per il prossimo futuro, i militari russi avevano preso piccoli territori con costi enormi, l’economia era sotto enorme pressione per le sanzioni. Trump aveva e ha una leva per ottenere buon accordo. Dovrebbe usarla in coordinamento con ucraini ed europei, affinché la Russia venga al tavolo per un risultato giusto. Quanto stiamo vedendo per ora non è coerente con questo. Gli Usa adottano le posizioni russe su quasi tutti gli aspetti. Non dobbiamo essere percepiti come seduti al tavolo dalla parte di Mosca, ma dall’altra parte, per spingerla ad un accordo. Spero che qualunque cosa sia successa finora, l’amministrazione faccia una rotazione verso posizioni negoziali più dure con la Russia".
La ragione sono le relazioni personali di Trump con Putin?
"Non ne ho idea. E’ difficile sedere fuori dal negoziato e capire la strategia e le dinamiche dentro. Magari ci sveglieremo tra un mese e saremo sorpresi nel vedere che c’era un metodo in questa follia, però al momento non si vede come tale strategia possa produrre un buon risultato. Votare con Russia, Bielorussia e Corea del Nord all’Onu; definire Zelensky un dittatore e rifiutarsi di farlo con Putin; dire che l’Ucraina ha iniziato la guerra, non può riavere i suoi territori, o diventare membro della Nato: la somma di queste dichiarazioni non dà agli Usa una posizione di forza".
Quale sarebbe un accordo buono, accettabile e duraturo?
"Il punto critico sono sufficienti garanzie di sicurezza, affinché Mosca non possa ripetere l’invasione nel giro di un paio di anni. Poi serve una strada per la ricostruzione, che includa i risarcimenti russi per la distruzione causata, e per l’integrazione nell’Occidente, compreso l’ingresso nella Ue. Tutto ciò va concordato in consultazioni strette fra Usa, Ucraina ed europei, non sulla loro testa".
L’entrata nella Nato sarà esclusa?
"L’Alleanza si è espressa in maniera unanime, dicendo che l’Ucraina diventerà suo membro. Ora bisogna costruire un ponte verso quel passo, con forti garanzie. Questa logica deve continuare. Come verrà inserita nel negoziato è una questione tattica, da vedere al tavolo e difficile da prevedere ora".
La Russia non sta vincendo?
"E’ in una posizione difficile. Se gli Usa dimostrassero di stare che con l’Ucraina e l’Europa, facendo in modo che i costi per Mosca crescano, sarebbe una strategia più veloce e duratura per mettere fine alla guerra, che non scaricare Kiev, perché spingerebbe Putin a negoziare. Ho la sensazione che lui non abbia fretta di fare un accordo, perché è felice di vedere se gli Usa faranno altre concessioni".
Gli Usa all’Onu non hanno votato solo con la Russia, ma contro gli europei. L’Alleanza atlantica è a rischio?
"L’alleanza ha superato molte prove difficili per decenni. E’ abbastanza forte, resiliente e necessaria, da rendere imperativo per entrambe le parti che resista alle pressioni. Ho fiducia sulla sua sopravvivenza, ma gli europei devono rispondere ai segnali venuti da Washington, ampliando la base dell’industria della difesa e la capacità militare".
Come dovrebbe rispondere l’Europa a Trump?
"L’Ucraina è una storia positiva della capacità di Usa ed Europa di prendere posizione e affrontare le crisi. Ciò detto, l’Europa deve fare di più per la difesa collettiva. Alla fine del primo mandato di Trump, 9 alleati della Nato investivano il 2% del Pil nella difesa, mentre con Biden sono saliti a 23, purtroppo senza l’Italia. Ciò dimostra che fare il lavoro duro di coltivare le alleanze paga. L’accelerazione degli investimenti è buona, ma è un male se nasce dai dubbi che gli Usa rispettino il sacro obbligo dell’Articolo V sulla difesa reciproca. Deve restare fermo e intatto".
La premier italiana Meloni vive il dilemma se continuare a difendere l’Ucraina, oppure accodarsi a Trump. Cosa suggerisce?
"Il suo istinto di lavorare con un presidente americano che la rispetta, con cui ha una relazione personale decente, è giusto. Può servire all’Italia, l’Europa e l’Alleanza Atlantica. E’ anche importante avere chiara la grande divergenza che c’è ora fra la prospettiva europea e quella del capo della Casa Bianca. Forse Meloni la vede e può essere una voce per colmarla, un ponte per portare gli Usa sulla stessa pagina. Spero che non ceda".
Come dovrebbe farlo?
"Essere chiari, diretti, dire la verità. Spiegare che stare con l’Ucraina è nel nostro interesse collettivo, senza polemiche o liti. Nel tempo ciò avrà impatto".
Biden aveva espresso preoccupazione, quando Meloni aveva vinto le elezioni, ma poi hanno costruito un buon rapporto. Come?
"Si è basato sui valori comuni dell’alleanza, la necessità di fronteggiare l’aggressione russa, la coercizione cinese, e la difesa della democrazia contro i regimi autoritari. C’erano differenze sulla politica interna, ma su questi temi sono stati molto uniti e la relazione è stata estremamente positiva".
A Monaco il vice presidente Vance ha attaccato l’Europa sul piano culturale. Sta emergendo una spaccatura profonda sui valori?
"I dibattiti di politica interna hanno ora un peso prominente nell’alleanza e non sono sicuro che sia una cosa buona. Però non so se quello è stato solo un discorso partitico, pronunciato sulla scena internazionale, o qualcosa che riflette problemi più profondi. Vedremo da come si comporterà l’amministrazione. Le differenze culturali tra la società americana ed europea sono sempre esistite, e ci sono anche all’interno dell’Europa. E’ in corso un cambiamento fondamentale? Non lo so, ma gli stessi temi che animano la nostra politica interna animano anche quella europea. Le grandi tendenze sono simili".
Il prossimo cancelliere tedesco Merz ha detto che il suo obiettivo sarà una maggiore indipendenza dagli Usa. Come lo giudica?
"Se sta dicendo che l’Europa deve farsi avanti ed investire di più sulle sue capacità, è una cosa buona. Se però nasce dalla mancanza di fiducia è negativa. E’ una vergogna, se l’Europa pensa di non poter più fare affidamento sugli Usa".
Alcuni osservatori dicono che l’obiettivo di Trump è avvicinare la Russia per allontanarla dalla Cina, puntando ad una nuova Jalta.
"Credo sia parte della logica dell’amministrazione Trump. Riprendere le relazioni con la Russia affinché non stia con la Cina contro gli Usa. Funzionerà? Ho i miei dubbi, ma vedremo. La domanda chiave sul grande accordo con la Cina è cosa ottengono gli Usa. So cosa vuole Pechino, non cosa vuole Washington. Spero non si tratti solo di vendere qualche prodotto in più. Anche in questo caso, però, l’elemento centrale resta l’Ucraina, ossia se ci sarà un accordo giusto, oppure si limiterà ad accettare le richieste russe. Al momento sono preoccupato che lo faccia".
Così si mette a rischio anche Taiwan?
"L’ex premier giapponese Kishida lo ha detto meglio di tutti: cosa accadrà in Ucraina conterà anche nel Pacifico, perché la Cina sta a guardare".
Il cessate il fuoco a Gaza scade nel fine settimana. L’amministrazione Trump sta discutendo l’estensione, sullo sfondo della proposta di prendere il controllo della Striscia. Cosa si aspetta?
"Non posso dare credito alla proposta di evacuare due milioni di persone dalle loro case. Quando invece abbiamo disegnato il cessate il fuoco in tre fasi, un’ipotesi era che la prima fase si poteva estendere oltre le 6 settimane, se i negoziati per procedere continuavano in buona fede. Credo questo sia l’esito più probabile. La trattativa può richiedere tempo".