La minaccia del separatista Dodik dopo la condanna: "La Bosnia-Erzegovina non esiste più"
di Fabio TonacciDice Milorad Dodik, il leader separatista serbo-bosniaco appena condannato a un anno di carcere, che “la Bosnia-Erzegovina non esiste più”. E che la riforma approvata dal parlamento della Repubblica Srpska, come reazione al verdetto di primo grado che oltre alla prigione dispone per lui l’interdizione dall’attività politica per sei anni, saranno un passo cruciale, e forse definitivo, verso la secessione della regione a maggioranza serba. Dodik è un consumato divulgatore di retorica separatista e i suoi toni vanno sempre oltre le righe sono noti a tutti. Tuttavia, la sentenza della Corte di Sarajevo stavolta può davvero far precipitare il fragile equilibrio istituzionale. Prova ne è che nel giro di poche ore il Cremlino e il premier ungherese Viktor Orbán hanno espresso solidarietà a Dodik, mentre a Banja Luka è volato il presidente serbo Aleksandar Vucic.
La condanna
Vediamo i fatti. Il processo contro Milorad Dodik, già sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito, si …
Dice Milorad Dodik, il leader separatista serbo-bosniaco appena condannato a un anno di carcere, che “la Bosnia-Erzegovina non esiste più”. E che la riforma approvata dal parlamento della Repubblica Srpska, come reazione al verdetto di primo grado che oltre alla prigione dispone per lui l’interdizione dall’attività politica per sei anni, saranno un passo cruciale, e forse definitivo, verso la secessione della regione a maggioranza serba. Dodik è un consumato divulgatore di retorica separatista e i suoi toni vanno sempre oltre le righe sono noti a tutti. Tuttavia, la sentenza della Corte di Sarajevo stavolta può davvero far precipitare il fragile equilibrio istituzionale. Prova ne è che nel giro di poche ore il Cremlino e il premier ungherese Viktor Orbán hanno espresso solidarietà a Dodik, mentre a Banja Luka è volato il presidente serbo Aleksandar Vucic.
La condanna
Vediamo i fatti. Il processo contro Milorad Dodik, già sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito, si è aperto nell’ottobre del 2023. Il presidente filorusso della Repubblica Srpska (una delle due entità autonome della Bosnia-Erzegovina, l’altra è la Federazione di croati e bosgnacchi) è accusato di aver promulgato una legge che interrompe la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale delle delibere dell’Alto rappresentante Christian Schmidt, rendendole quindi non valide all’interno della regione a maggioranza etnica serba. “Lo ha fatto pur essendo consapevole che le decisioni dell’Alto rappresentante sono vincolanti”, scrive il procuratore federale. Con lui è imputato Miloš Luki?, il direttore della Gazzetta ufficiale.
La lotta contro l’Alto commissario
Dodik da sempre contesta la legittimità di Schmidt: sostiene che la sua nomina non sia valida perché non ha avuto l’approvazione del Consiglio di sicurezza Onu, come prevedono gli accordi di pace Dayton, il trattato che chiuse la guerra in Bosnia a metà degli anni Novanta e istituì la figura dell’Alto rappresentante per vigilare sul rispetto dei termini. Dodik è stato incriminato dopo la modifica al codice penale voluta proprio da Schmidt, che ha introdotto il reato di disobbedienza alle delibere dell’Alto rappresentante.
“Io come Georgescu, vittima di processi politici”
Dopo la sentenza, migliaia di persone sono scese in piazza a Banja Luka. “Dicono che sono colpevole, mi hanno condannato a un anno”, ha detto Dodik ai sostenitori, paragonando la sua vicenda a quella del leader dell’ultradestra romena Calin Georgescu, arrestato mercoledì a Bucarest: a suo parere entrambi stanno subendo processi politici. “Episodi di una stessa campagna portata avanti dai globalisti abusando della giustizia, il vicepresidente Usa J.D.Vance aveva ragione, la democrazia è sotto attacco”.
L’accusa alla giudice
Davanti alla folla adorante, prima di annunciare quella che è la risposta della Repubblica Srpska alla condanna, Dodik si è lanciato in accuse pesantissime contro la giudice della Corte di Bosnia-Erzegovina, Sena Uzunovi?. “Qualcuno della sua famiglia ha cercato il contatto con la mia gente. Dico questo per la prima volta, sarò più specifico in futuro. Quindi uno dei suoi parenti più stretti è venuto da noi e ha chiesto dei milioni di euro in cambio dell’archiviazione. E’ tutto registrato. Quindi poiché loro non hanno preso i milioni, allora io sono colpevole”.
La nuova legge che disconosce il tribunale dello Stato
Dodik ha due settimane per presentare appello contro il verdetto di primo grado della Corte. Il secondo giudizio dovrebbe celebrarsi entro otto-nove mesi. Difficilmente il presidente separatista andrà in carcere, anche in caso di sentenza definitiva, perché in base all’ordinamento bosniaco per pene di un anno si resta a piede libero dietro pagamento di cauzione.
La reazione sta nell’annuncio di misure per ridurre ulteriormente la presenza dello Stato federale, vietando all’interno del territorio della Repubblica Srpska l’attività del procuratore, della Corte, della polizia federale (Sipa) e anche della Oba, l’agenzia di intelligence. Detto, fatto: l’Assemblea nazionale nella notte di mercoledì ha votato per rigettare e disconoscere “l’intero procedimento davanti alla Corte di Bosnia-Erzegovina che ha portato all’incriminazione di Dodik e Luki?”.