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Attacco russo, strage di reclute ucraine. Comandanti sotto accusa: “Non dovevano radunarli così”

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Almeno 39 vittime in un accampamento dove si addestrano soldati per il fronte. Comandanti sotto accusa: li avevano allineati inutilmente in adunata
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KIEV – C'è una nuova, gravissima strage di soldati ucraini che rischia di provocare un terremoto nella governance politica di Kiev, accusata da Washington di perpetrare una guerra persa in cui viene massacrato inutilmente il loro stesso popolo. Decine di militari sono stati uccisi in un accampamento dove venivano formate le reclute da spedire al fronte. Ma non stavano imparando nulla, mentre è piovuto loro addosso un missile russo Iskander caricato con bombe a grappolo: i loro comandanti li avevano stupidamente allineati in adunata.

È l'ennesima strage di questo tipo che avviene in Ucraina. E dopo due giorni di silenzio è già costata la rimozione ai due ufficiali che avevano radunato così tanti soldati per un compito tanto formale e completamente inadeguato alle condizioni di guerra, senza provvedere misure di protezione e mettendoli di fronte a un rischio inutile. La polemica e le accuse stanno salendo ai vertici militari.

La strage è accaduta sabato: il bilancio ufficiale f…

KIEV – C'è una nuova, gravissima strage di soldati ucraini che rischia di provocare un terremoto nella governance politica di Kiev, accusata da Washington di perpetrare una guerra persa in cui viene massacrato inutilmente il loro stesso popolo. Decine di militari sono stati uccisi in un accampamento dove venivano formate le reclute da spedire al fronte. Ma non stavano imparando nulla, mentre è piovuto loro addosso un missile russo Iskander caricato con bombe a grappolo: i loro comandanti li avevano stupidamente allineati in adunata.

È l'ennesima strage di questo tipo che avviene in Ucraina. E dopo due giorni di silenzio è già costata la rimozione ai due ufficiali che avevano radunato così tanti soldati per un compito tanto formale e completamente inadeguato alle condizioni di guerra, senza provvedere misure di protezione e mettendoli di fronte a un rischio inutile. La polemica e le accuse stanno salendo ai vertici militari.

La strage è accaduta sabato: il bilancio ufficiale forse non ci sarà mai, ma sicuramente ci sono diverse decine di morti, almeno 39, e più di cento feriti. Per due giorni le autorità ucraine hanno provato, inutilmente, a insabbiare la notizia. E’ una vecchia regola della propaganda, che in guerra è un’arma potente e legittima: non si ammettono mai i colpi nemici andati a segno, perché servirebbe solo a fiaccare la fiducia dei soldati se non si possono denunciare come crimini di guerra. E non era questo il caso, anzi: un missile Iskander russo ha centrato una caserma ucraina nella regione di Dnipro, nel distretto di Novomoskovsk, mentre così tanti soldati erano raggruppati e allineati, un bersaglio perfetto.

Ma mantenere il silenzio era diventato impossibile, mentre gli ospedali di Dnipro venivano presi d’assalto da decine di feriti in condizioni anche critiche. Già sabato qualche blogger militare russo o filorusso lanciava la notizia parlando di “più di cento morti e centinaia di feriti”. Alle 23.06 ecco la prima notizia di fonte ucraina, pubblicata sul canale telegram ‘Cosa succede al fronte’: “È accaduta una grande tragedia di cui tutti tacciono. Nessun commento, rispetto eterno per i ragazzi”.

Il giorno successivo, domenica, sullo stesso canale arriva qualche dettaglio: “Aspettatevi informazioni da fonti ufficiali, ma non credo che verrà detto nulla. Circa 150 soldati sono morti". E ancora, in serata: “Tragica strage di soldati. Ufficio investigazioni, stiamo aspettando gli arresti! La tragedia si è verificata per colpa di un errore degli ufficiali. Durante l’allineamento l’Iskander russo è volato seguendo le istruzioni di un drone da ricognizione nemico... La colpa non è dei nemici, ma dei comandanti corrotti: devono essere puniti. Basta silenzio!”.

La deputata Mariana Bezugla, che fa parte dei Servi del popolo di Zelensky ma è ferocemente critica nei confronti dei vertici militari e chiede da tempo la testa del capo delle forze armate Syrsky, è la prima fonte ufficiale a diffondere la notizia. E lo fa affondando subito la lama: “Ennesima strage tra i militari in formazione a causa di un attacco aereo, e nessuno è stato punito: Sirsky rimane in carica. Cosa ti aspettavi? Finché quei bastardi saranno al potere nelle forze armate, la gente morirà a causa della loro stupidità e incapacità di adattarsi alle nuove realtà”.

L’onda di indignazione monta così rapidamente che i vertici non possono continuare a tacere. “I russi hanno colpito il poligono di Novomoskovsk con un missile Iskander. Verrà aperta un'indagine”, conferma alla fine il comandante delle forze terrestri, il generale Drapatiy: “Tutti coloro che hanno preso decisioni quel giorno, e tutti coloro che non le hanno prese in tempo, saranno ritenuti responsabili. Chiederò la punizione più severa”, dice. Poco dopo, Syrsky ha “temporaneamente rimosso dai loro incarichi” il capo del centro di addestramento e il comandante dell’unità militare”.

Secondo il giornalista d’inchiesta e fondatore di “Azov”, Moseychuk, “i morti accertati sarebbero 32, con 153 feriti. Per il direttore di Censor.net, Yurij Butusov, i morti sono almeno 39. L’attacco ha colpito il comune “in cui si trova il 168° battaglione di riserva”. Alcune delle vittime sarebbero istruttori, e non è noto di quale nazionalità. L’esplosione, ripresa da un video registrato dal drone russo di ricognizione e diffusa in rete, è avvenuta intorno alle 16 di sabato.

L’ammissione del maggiore generale Drapatiy - che a differenza di Syrsky gode di grande fiducia tra i soldati e della stima dell’ufficio presidenziale che gli ha recentemente assegnato anche la responsabilità diretta del delicatissimo fronte a sudest - specifica di ritenere responsabili gli ufficiali e sottufficiali: “Dal profondo del cuore, esprimo le mie più sincere condoglianze. Sto seguendo personalmente ogni passo dell’inchiesta per scoprire tutto nel dettaglio. Perché fa male anche a me. Perché la rabbia mi divora dentro. Aspettavo i primi dati per non essere infondato”, dice provando a giustificare il ritardo delle autorità nel confermare la notizia. Poi annuncia che chiederà “la punizione più severa: chi svolge i propri doveri con negligenza e formalismo in procedure obsolete trascurando la loro sicurezza disonora le forze armate”.

Niente di nuovo sotto il sole (che non c’è), purtroppo: “Ancora una volta – dice Butusov nel suo videoblog - è successo nella regione di Dnipro. E ancora senza che scattasse alcun allarme. Il comando dell’unità non è stato avvisato che c’era un drone ostile sopra di loro. E non era certo un caso se era volato così lontano dal fronte: era un ricognitore per gli attacchi missilistici, non poteva avere nessun altro scopo. A quanto pare non abbiamo apparecchiature di ricognizione elettronica, né stazioni radar, né sistemi di allarme”.

Le morti assurde lontane dalle trincee sono una lunga sequenza di stragi evitabili iniziate forse il 18 marzo 2022, nella caserma della 35a brigata marittima di Mykolayv. Una lunga sequenza proseguita con le stragi nella caserma di Desna, nel centro di addestramento di Poltava, nel campo di formazione dell'unità militare 3029 della Guardia nazionale. A Zarechny, il 3 novembre 2023, un Iskander russo massacrò i soldati della 128esima brigata Transcarpatica d’assalto di montagna: erano in fila per le premiazioni della Giornata dell’artigliere. Ma disastri simili accadono anche sull’altro lato del fronte: gli Himars ucraini, per esempio, decimarono i soldati russi a Makiivka, nella regione di Donetsk occupata: loro erano riuniti a festeggiare il Capodanno.

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