PECHINO - Stesso copione di un mese fa. Passano pochi secondi dall’entrata in vigore di un ulteriore 10% di dazi Usa sulle merci cinesi (che porta il totale al 20%) e Pechino risponde. Anche questa volta con misure contenute incentrate solo su certi prodotti e prendendo di mira alcune aziende americane.
La Cina ha annunciato l’entrata in vigore dal 10 marzo di dazi del 15% su pollo, grano, mais e cotone statunitensi e del 10% su soia, sorgo, carne di maiale, manzo, prodotti ittici, frutta, verdura e latticini importati dagli Stati Uniti. “Washington, agendo unilateralmente, sta danneggiando il sistema commerciale multilaterale e indebolendo le basi della cooperazione economica e commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti”, ha dichiarato il Ministero del Commercio cinese in un comunicato.
Per gli analisti di Trivium “è degno di nota che la risposta di Pechino sia contenuta. Trump ha ora imposto tariffe del 20% su tutti i prodotti cinesi. Le tariffe della Cina hanno un impatto su un…
PECHINO - Stesso copione di un mese fa. Passano pochi secondi dall’entrata in vigore di un ulteriore 10% di dazi Usa sulle merci cinesi (che porta il totale al 20%) e Pechino risponde. Anche questa volta con misure contenute incentrate solo su certi prodotti e prendendo di mira alcune aziende americane.
La Cina ha annunciato l’entrata in vigore dal 10 marzo di dazi del 15% su pollo, grano, mais e cotone statunitensi e del 10% su soia, sorgo, carne di maiale, manzo, prodotti ittici, frutta, verdura e latticini importati dagli Stati Uniti. “Washington, agendo unilateralmente, sta danneggiando il sistema commerciale multilaterale e indebolendo le basi della cooperazione economica e commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti”, ha dichiarato il Ministero del Commercio cinese in un comunicato.
Per gli analisti di Trivium “è degno di nota che la risposta di Pechino sia contenuta. Trump ha ora imposto tariffe del 20% su tutti i prodotti cinesi. Le tariffe della Cina hanno un impatto su un numero limitato di prodotti statunitensi e rimangono al di sotto del 20%. Questo è intenzionale. Il governo cinese sta segnalando che non vuole intensificare, ma ridurre le tensioni”. Un approccio chirurgico di Pechino: mandare un messaggio, ma evitare un’escalation.
Mosse calibrate: Xi Jinping deve evitare gravi contraccolpi sull'economia cinese in difficoltà, cerca ancora spazi per arrivare ad un accordo ed evitare che le due grandi potenze si facciano male per davvero, e aveva già annunciato nei giorni scorsi infatti che bisognava agire “con calma alle sfide poste dai cambiamenti della situazione all'interno e all'esterno del paese e aderire al principio generale della ricerca del progresso mantenendo la stabilità”, segnalando che avrebbe adottato un approccio misurato alle nuove restrizioni commerciali e agli investimenti dell'amministrazione Trump.
Le misure della Cina (fino al 15%) non sono così elevate come quelle di Trump (ora al 20%, in aggiunta alle tariffe precedenti già in vigore). Inoltre non coprono la stessa gamma di importazioni. "La risposta relativamente blanda della Cina ai nuovi aumenti del 10% dei dazi statunitensi indica un continuo tentativo di portare gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati”, sostiene Chang Shu, economista di Bloomberg. Interessante notare che questa volta la Cina non ha imposto ulteriori restrizioni all'esportazione di minerali rari o altri metalli essenziali. Né ha rivelato ulteriori indagini su aziende statunitensi.
Pechino ha invece aggiunto 10 aziende, principalmente coinvolte in attività di difesa, all’elenco delle “entità inaffidabili” e 15 aziende alla lista di controllo delle esportazioni, che richiede l'approvazione del ministero prima che le spedizioni siano consentite. Tra le aziende colpite c’è la biotech Illumina: era già stata aggiunta alla lista delle entità non affidabili di Pechino a febbraio e ora il ministero ha chiarito che l'esportazione dei suoi strumenti di sequenziamento genetico in Cina non sarà consentita.
La risposta misurata di Pechino arriva mentre nella capitale si aprono le Due Sessioni, l’annuale riunione del “Parlamento” cinese. Il portavoce dell’Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo cinese, poco prima dell’annuncio delle misure aveva spiegato che “l'essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti è il vantaggio reciproco. Si spera che gli Stati Uniti e la Cina si incontrino a metà strada e trovino una soluzione al problema attraverso una consultazione paritaria”.