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Zelensky, corregge il tiro dopo il litigio a Washington: “Rammaricato, ricuciamo”

(afp)

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Il presidente ucraino dopo l’agguato di Trump e Vance alla Casa Bianca: “Siamo grati agli Usa, pronti alla tregua”. L’Europa: “Giusto riaprire il dialogo”
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KIEV – Zelensky non si spezza, ma si piega. Di fronte al disastro del blocco degli aiuti americani, e poco prima del discorso di Trump al Congresso, il presidente ucraino prova a disarmare la retorica di Washington secondo cui è lui ad ostacolare il negoziato: «Desidero ribadire l’impegno dell’Ucraina per la pace», scrive nella prima riga di un lungo post.

Sa che Trump può usare la sua «indisponibilità a negoziare con i russi» come giustificativo di misure forti contro Kiev e forse anche contro di lui e il suo cerchio magico. Nei corridoi si continuano a paventare sanzioni in arrivo per Shefir e Timur Mindich, a cui lasciò le azioni delle sue aziende quando divenne presidente; al produttore Kolyubaev, amico e socio di Yermak; e a Svetlana Pishchanskaya, l’amica d’infanzia che ne gestisce gli affari in Italia.

«Nessuno di noi vuole una guerra senza fine. L’Ucraina — dice — è pronta a sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile. Nessuno la vuole più degli ucraini. Io e il mi…

KIEV – Zelensky non si spezza, ma si piega. Di fronte al disastro del blocco degli aiuti americani, e poco prima del discorso di Trump al Congresso, il presidente ucraino prova a disarmare la retorica di Washington secondo cui è lui ad ostacolare il negoziato: «Desidero ribadire l’impegno dell’Ucraina per la pace», scrive nella prima riga di un lungo post.

Sa che Trump può usare la sua «indisponibilità a negoziare con i russi» come giustificativo di misure forti contro Kiev e forse anche contro di lui e il suo cerchio magico. Nei corridoi si continuano a paventare sanzioni in arrivo per Shefir e Timur Mindich, a cui lasciò le azioni delle sue aziende quando divenne presidente; al produttore Kolyubaev, amico e socio di Yermak; e a Svetlana Pishchanskaya, l’amica d’infanzia che ne gestisce gli affari in Italia.

«Nessuno di noi vuole una guerra senza fine. L’Ucraina — dice — è pronta a sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile. Nessuno la vuole più degli ucraini. Io e il mio team siamo pronti a lavorare sotto la forte guida del presidente Trump per ottenere una pace duratura». Non parla più di quella pace “giusta” che secondo Kiev dovrebbe tutelarne gli interessi in quanto Paese aggredito. Lo fa più tardi, a parte, in ucraino, per tranquillizzare i suoi concittadini: «La Russia ci chiederà la riduzione dell’esercito, la rinuncia legale ai territori occupati e modifiche alla Costituzione, ma noi non cederemo. La pace sarà giusta».

Soprattutto, nel suo messaggio diretto a Washington Zelensky non reitera l’ultimo dogma: anche le “indispensabili garanzie di sicurezza” sono volate via dall’elenco delle pregiudiziali. Insomma Zelensky non si oppone, però rilancia: «Siamo pronti a lavorare rapidamente per porre fine alla guerra, e le prime fasi potrebbero essere il rilascio dei prigionieri e la tregua nel cielo: divieto di missili, droni a lungo raggio, bombe sull’energia e altre infrastrutture civili; e una tregua in mare immediatamente, se la Russia farà lo stesso. Poi vogliamo muoverci molto velocemente in tutte le fasi successive e lavorare con gli Stati Uniti per concordare un accordo finale forte».

Vance voleva gratitudine? Trump gli ricordava che «Obama dava coperte e io i Javelin» per distruggere i carri armati russi? «Apprezziamo davvero quanto l’America ha fatto per aiutare l’Ucraina a mantenere la sua sovranità e indipendenza. E ricordiamo il momento in cui le cose sono cambiate» quando Trump «ha fornito i Javelin. Ne siamo grati».

Zelensky non si scusa, ma si rammarica: «Il nostro incontro alla Casa Bianca non è andato come doveva. È deplorevole. È tempo di sistemare le cose. Auspichiamo che la cooperazione e la comunicazione future siano costruttive». E apre la porta anche all’accordo «sui minerali e la sicurezza» dicendo che «l’Ucraina è pronta a firmarlo in qualsiasi momento e in qualsiasi formato conveniente» come passo «verso una maggiore sicurezza e solide garanzie, spero davvero funzioni in modo efficace». Messaggio subito recepito da Trump, la firma pare imminente.

È evidente che questa architettura complessa non è frutto esclusivo di Zelensky. Ieri ha parlato con il premier britannico Keir Starmer e con Friedrich Merz, vincitore delle elezioni tedesche e partner fondamentale. Macron è stato il primo a congratularsi per la «riapertura al dialogo», senza sottolineare che a proporre la tregua per gli attacchi alle infrastrutture era stato lui. Questo nuovo Zelensky è l’Europa che parla. E i primi riscontri sono positivi. «Sono in vista tempi migliori», dice il senatore repubblicano Lindsey Graham, che dopo la lite alla Casa Bianca era stato durissimo. E pure il Cremlino dà semaforo verde: è «positivo» che sia «pronto» a negoziare.

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