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Show di Trump al Congresso, da Marte alla Groenlandia: “Con me l’America è tornata”

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Nel discorso più atteso il presidente Usa ribadisce la lotta contro la cultura woke. Attacca l’Ue: “Ha speso per il gas russo e non per Kiev”. E avverte: “Solo l’inizio
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WASHINGTON – È solo l’inizio. Trump avverte che la sua rivoluzione è appena cominciata e continuerà al ritmo scatenato delle prime settimane, dalla guerra culturale contro il liberalismo woke, al rovesciamento dei paradigmi geopolitici ed economici. Lo ha fatto col discorso di martedì sera al Congresso, il più lungo nella storia degli Stati Uniti, che i democratici hanno bocciato come uno show egocentrico, mentre i seguaci Maga prendono come la promessa di cambiare volto all’America.

La guerra in Ucraina ha fatto la sua comparsa dopo circa un’ora e mezza di parole, confermando che nell’ottica di Trump il mondo viene assai dopo gli Usa. Il leader Zelensky si è piegato alle pressioni del capo della Casa Bianca, mandandogli una lettera in cui si dice pronto a discutere la pace e firmare l’accordo per consegnare agli Stati Uniti lo sfruttamento delle terre rare nel suo paese. Il presidente ha detto anche di aver ricevuto “forti segnali” dalla Russia sulla volontà di arrivare ad un ac…

WASHINGTON – È solo l’inizio. Trump avverte che la sua rivoluzione è appena cominciata e continuerà al ritmo scatenato delle prime settimane, dalla guerra culturale contro il liberalismo woke, al rovesciamento dei paradigmi geopolitici ed economici. Lo ha fatto col discorso di martedì sera al Congresso, il più lungo nella storia degli Stati Uniti, che i democratici hanno bocciato come uno show egocentrico, mentre i seguaci Maga prendono come la promessa di cambiare volto all’America.

La guerra in Ucraina ha fatto la sua comparsa dopo circa un’ora e mezza di parole, confermando che nell’ottica di Trump il mondo viene assai dopo gli Usa. Il leader Zelensky si è piegato alle pressioni del capo della Casa Bianca, mandandogli una lettera in cui si dice pronto a discutere la pace e firmare l’accordo per consegnare agli Stati Uniti lo sfruttamento delle terre rare nel suo paese. Il presidente ha detto anche di aver ricevuto “forti segnali” dalla Russia sulla volontà di arrivare ad un accordo, senza però scendere nei dettagli.

Trump ha cominciato il discorso con questa professione di fede: «L’America è tornata. E il sogno americano sta crescendo, più grande e migliore che mai». La prima parte è stata dedicata ad una lista dei risultati raggiunti, dal blocco dell’immigrazione illegale lungo il confine col Messico, ai decreti firmati per portare avanti la guerra culturale, come quello che stabilisce l’esistenza di due soli sessi, maschile e femminile.

L’atmosfera alla Camera era tesissima, al punto che il deputato democratico Al Green è stato espulso, perché si è alzato in piedi per contestare Trump, gridandogli «non hai alcun mandato». Diverse deputate gli hanno voltato le spalle, mostrando sulla schiena la scritta “Resist”, prima di uscire. Gli altri colleghi erano venuti in aula con palette dove avevano scritte tipo “falso”, “Musk ruba”, “proteggiamo i veterani”, che alzavano di volta in volta per contestare i contenuti del discorso.

Il presidente però è andato avanti, rivendicando i risultati: «Abbiamo realizzato più in 43 giorni di quanto la maggior parte delle amministrazioni realizza in 4 o 8 anni, e abbiamo appena iniziato. Torno in quest’aula stasera per riferire che lo slancio dell’America è tornato. Il nostro spirito è tornato. Il nostro orgoglio è tornato. La nostra fiducia è tornata. E il sogno americano sta crescendo, più grande e migliore che mai. Il sogno americano non è stoppabile e il nostro Paese è vicino a una rimonta come il mondo non ha mai visto, e forse non vedrà mai più». Fino a «piantare la bandiera Usa su Marte e oltre».

La politica estera è arrivata dopo circa un’ora e mezza, con questa rivelazione: «Ho ricevuto un’importante lettera dal presidente ucraino Zelensky, che si dice pronto a sedersi al tavolo delle trattative il prima possibile, per avvicinarsi a una pace duratura e a firmare l’accordo sulle terre rare in qualsiasi momento».

Trump ha detto di «apprezzare» l’apertura, aggiungendo che «abbiamo ricevuto forti segnali» anche dalla Russia. «Sono pronti per la pace», dopo aver avuto «discussioni serie» con Mosca. Di più non è dato sapere, ma il presidente sembra convinto di essere vicino ad una svolta: «Non sarebbe bello, se questo obiettivo si realizzasse?». Nonostante questo ottimismo, non ha mancato di attaccare l’Europa, accusata di aver «speso più soldi per acquistare petrolio e gas russi, di quanti ne abbia spesi per difendere l’Ucraina». E ovviamente il predecessore Joe Biden, definito «il peggior presidente nella storia americana», anche perché «ha speso più soldi dell’Europa». Ha ribadito l’intenzione di riprendersi il Canale di Panama, in parte già tolto ai cinesi con l’acquisto di due porti da parte di BlackRock, e la Groenlandia, che diventerà americana «in un modo o nell’altro».

Trump poi ha elencato le presunte frodi scoperte da Elon Musk, presente in aula ed elogiato come l’artefice del Doge, che sta tagliando le spese del governo federale.

Infine ha difeso i dazi, nonostante i disastri che hanno provocato in borsa negli ultimi due giorni: «Non servono solo a proteggere i posti di lavoro americani, ma anche l’anima del nostro Paese». Ha ammesso che «ci saranno piccoli scompigli», ma gli Usa «risponderanno dazio su dazio, tassa su tassa», anche contro l’Europa. Quindi ha affermato che Messico e Canada «devono fare di più per fermare il traffico di fentanyl e di clandestini», aprendo la porta ad un compromesso. Ha concluso prendendo di mira i parlamentari democratici e sollecitando i repubblicani a «combattere, combattere, combattere» contro di loro. Perché la sua America è questa, quasi una guerra civile con altri mezzi, dove l’inclusione è un errore da cancellare.

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