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La presidente della Bei: “Più soldi per la difesa. L’Unione è in pericolo”

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L’intervista a Nadia Calviño che dirige da un anno la Banca europea per gli investimenti: “Andremo oltre gli 8 miliardi di investimenti e saranno ammessi progetti puramente militari. Coinvolte anche aziende italiane”
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LUSSEMBURGO – Siamo in mezzo a un cambiamento epocale, in cui bisogna tornare alle basi: concentrarsi sulla sicurezza». Nadia Calviño dirige da un anno la Banca europea per gli investimenti. E il giorno dopo l’annuncio di von der Leyen del piano di riarmo da 800 miliardi spiega che il braccio finanziario della Ue, finora concentrato soprattutto sulla transizione verde, è pronto a fare di più. «Al nostro prossimo consiglio, il 21 marzo, presenteremo delle proposte per aumentare il supporto a sicurezza e difesa», dice incontrando un gruppo di giornalisti al Forum Bei in Lussemburgo.

Quest’anno investirete in difesa 2 miliardi su 95. Quante risorse volete dedicarle in futuro?

«Come ho anticipato in una lettera ai leader Ue, proporremo di inserire la sicurezza, che oggi è una iniziativa ad hoc con un limite di 8 miliardi da spendere entro il 2027, nei nostri obiettivi strutturali e permanenti a fianco di sostenibilità e coesione. Significa che potremmo andare oltre quella cifra, anche se…

LUSSEMBURGO – Siamo in mezzo a un cambiamento epocale, in cui bisogna tornare alle basi: concentrarsi sulla sicurezza». Nadia Calviño dirige da un anno la Banca europea per gli investimenti. E il giorno dopo l’annuncio di von der Leyen del piano di riarmo da 800 miliardi spiega che il braccio finanziario della Ue, finora concentrato soprattutto sulla transizione verde, è pronto a fare di più. «Al nostro prossimo consiglio, il 21 marzo, presenteremo delle proposte per aumentare il supporto a sicurezza e difesa», dice incontrando un gruppo di giornalisti al Forum Bei in Lussemburgo.

Quest’anno investirete in difesa 2 miliardi su 95. Quante risorse volete dedicarle in futuro?

«Come ho anticipato in una lettera ai leader Ue, proporremo di inserire la sicurezza, che oggi è una iniziativa ad hoc con un limite di 8 miliardi da spendere entro il 2027, nei nostri obiettivi strutturali e permanenti a fianco di sostenibilità e coesione. Significa che potremmo andare oltre quella cifra, anche se dipenderà della quantità di richieste che riceveremo».

Che tipo di progetti saranno ammessi? Fino ad oggi dovevano avere una componente civile.

«Abbiamo già rivisto i criteri, ma proporremo di allargare ancora la lista di progetti ammissibili riducendo il più possibile quelli esclusi, e conservando il nostro rating tripla A. Questo ci consentirà di finanziare progetti puramente militari come caserme, depositi, elicotteri, droni, satelliti, veicoli aerei e terrestri, cybersicurezza. Tra i 14 che stiamo valutando c’è un campo militare in Lituania, al confine con la Bielorussia, che ospiterà una brigata tedesca sotto comando Nato. Con gli attuali criteri sarebbe escluso».

Finora la domanda di finanziamenti da parte delle aziende della difesa non è stata molto grande. Così crescerà?

«La nostra proposta nasce da una approfondita analisti di mercato, durante la quale abbiamo incontrato governi, istituzioni finanziarie e aziende nei vari Paesi per capire dove possiamo fare la differenza. C’è per esempio un gap di finanziamento per le piccole e medie imprese che lavorano come fornitori dei grandi gruppi europei. Le domande cresceranno».

Armi e munizioni resteranno escluse? Metterebbero a rischio il vostro rating?

«Siamo in contatto con investitori e agenzie di rating, ridurremo la lista di esclusioni al minimo compatibile con il mantenimento della nostra capacità di finanziamento».

Nei primi 14 progetti sono coinvolte anche aziende italiane?

«Sì, ma non posso entrare nel dettaglio».

Mettete sul piatto oltre 8 miliardi, ma secondo il piano von der Leyen ne servono 800...

«Il piano combina finanziamenti nazionali, comunitari e di istituzioni come la Bei: in questo modo l’Europa riuscirà a mobilitare le risorse necessarie. Siamo una parte della soluzione».

Aumenterete il sostegno all’Ucraina dopo lo stop di Trump?

«Siamo in contatto con Kiev e la Commissione per capire se è possibile aumentare il supporto in aree dove il ritiro americano lascia un vuoto. Siamo i principali partner finanziari dell’Ucraina e domani (oggi, ndr) firmeremo un accordo per mobilitare altri 2 miliardi per le infrastrutture chiave».

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