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Vertice Ue, intesa senza Orbán: piano in 5 punti per l’Ucraina ma avanti insieme sul riarmo

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Accelerazione inaspettata sullo sforamento del Patto di stabilità per potenziare la difesa. Varsavia, sì all’ombrello nucleare francese. Forza di interposizione, vertice l’11 a Parigi
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BRUXELLES – L’Europa reagisce. A fatica e nonostante Viktor Orbán. Il premier ungherese, ormai stabilmente al di là della cortina di ferro resuscitata da Vladimir Putin, al termine del Consiglio europeo mette il veto sulle conclusioni degli altri leader sul capitolo dedicato all’Ucraina. Non intende avallare i cinque «principi» che richiamano alla sovranità del Paese invaso, alla necessità di «intensificare» l’aiuto militare agli aggrediti, l’obbligo di coinvolgere gli ucraini nei negoziati per una pace giusta e l’opportunità di «garanzie di sicurezza solide e credibili» per Kiev e l’Unione. Votano in ventisei, senza Ungheria. Non è il miglior risultato possibile, ma è una scelta: andare avanti comunque, come sostiene l’alto rappresentante Kaja Kallas, con una coalizione di «volenterosi». Regge invece l’unità continentale sull’altro dossier discusso durante il summit: il piano di riarmo europeo. E anzi, apre scenari inediti sullo sforamento del Patto di stabilità.

La scintilla è …

BRUXELLES – L’Europa reagisce. A fatica e nonostante Viktor Orbán. Il premier ungherese, ormai stabilmente al di là della cortina di ferro resuscitata da Vladimir Putin, al termine del Consiglio europeo mette il veto sulle conclusioni degli altri leader sul capitolo dedicato all’Ucraina. Non intende avallare i cinque «principi» che richiamano alla sovranità del Paese invaso, alla necessità di «intensificare» l’aiuto militare agli aggrediti, l’obbligo di coinvolgere gli ucraini nei negoziati per una pace giusta e l’opportunità di «garanzie di sicurezza solide e credibili» per Kiev e l’Unione. Votano in ventisei, senza Ungheria. Non è il miglior risultato possibile, ma è una scelta: andare avanti comunque, come sostiene l’alto rappresentante Kaja Kallas, con una coalizione di «volenterosi». Regge invece l’unità continentale sull’altro dossier discusso durante il summit: il piano di riarmo europeo. E anzi, apre scenari inediti sullo sforamento del Patto di stabilità.

La scintilla è proprio il Rearm Europe di Ursula von der Leyen. Il resto lo fa la Germania: dopo un ventennio merkeliano di avanzamenti millimetri, Berlino porta al Consiglio europeo una proposta che sconvolge la filosofia dei parametri europei. Quella, per intenderci, modificata solo dieci mesi fa con il nuovo Patto di stabilità. Dopo un dibattito aspro, i ventisette adottano conclusioni comuni che vanno oltre il documento circolato fino a poche ore prima, in cui invitano la Commissione a «esplorare ulteriori misure garantendo al contempo la sostenibilità del debito, per facilitare una spesa significativa per la difesa a livello nazionale». Entro il prossimo summit del 20-21 marzo arriveranno ulteriori proposte per consentire ai partner Ue di andare oltre l’aumento dell’1,5% di spese militari già esentate dalle regole Ue nel progetto di Ursula. Sforare quel tetto, anche a costo di peggiorare i debiti nazionali.

È un’accelerazione per certi versi inaspettata. Concordata dal Cancelliere uscente Olaf Scholz con il suo successore, Friedrich Merz. «Si consenta agli Stati Ue di espandere i loro sforzi di difesa senza essere ostacolati dalle norme europee, ma non solo per i prossimi uno o due anni: a lungo termine. Per questo dobbiamo apportare cambiamenti al quadro normativo europeo». Significa aprire un varco che indebolisce le regole del Patto. E su cui quasi tutti - francesi e tedeschi in testa, senza neanche troppa opposizione di austriaci e olandesi – si ritrovano d’accordo. Il problema è semmai per l’Italia, senza le garanzie europee e senza gli eurobond (che la Germania boccia pubblicamente).

L’accordo sulla difesa, d’altra parte, è sospinto dall’urgenza del momento. «La guerra della Russia - si legge nelle conclusioni - è una sfida esistenziale per l’Europa». Cadono anche le resistenze dello slovacco Robert Fico, che ottiene in cambio flessibilità per assicurarsi l’approvvigionamento di gas russo.

«Essere all’altezza di questo tempo», è l’appello di Macron. La tensione quasi si può toccare, come dimostrano le parole di von der Leyen: «È un momento spartiacque per l’Europa, che deve affrontare un pericolo chiaro e presente». Più esplicito ancora Donald Tusk, che guida la Polonia e si sveglia ogni giorno con i russi a un passo. «L’ Europa – sostiene - deve entrare nella corsa agli armamenti iniziata dalla Russia e vincerla. Mosca perderà, proprio come l’Urss 40 anni fa». Il polacco apre anche all’ipotesi lanciata due giorni fa da Emmanuel Macron di ragionare su una condivisione europea dell’ombrello nucleare francese. Un’opzione su cui invece Berlino continua a mostrare dubbi. Se il piano di riarmo prosegue il suo percorso, il sostegno all’Ucraina continua a incontrare la solita resistenza di Orbán. Gli altri ventisei, però, tirano dritto.

Nel frattempo, si rafforza il tentativo anglofrancese di dotare Kiev di una forza di interposizione (che dovrà comunque ottenere il via libera dell’Onu). È Zelensky a svelare che l’incontro tra i capi di Stato maggiore di diversi Paesi occidentali si terrà l’11 marzo a Parigi. Queste truppe, spiega l’Eliseo, sarebbero impiegate lontano dal fronte e servirebbero a far rispettare la pace. Anche la Turchia, intanto, apre a una partecipazione a una spedizione di peacekeeping, mentre da Londra trapela che Keir Starmer avrebbe già sondato venti capitali per costituire il nucleo della missione.

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