Zelensky al Consiglio europeo: “Abbiamo bisogno dei vostri contingenti armati”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoBRUXELLES – La tuta è nera. Militare. Come quella indossata alla Casa Bianca che tanto ha fatto divertire il giornalista dell’ultradestra americana. Volodymyr Zelensky viene scortato attorno al tavolo del Consiglio europeo dal presidente, António Costa. A differenza di Washington, però, nessuno pensa di umiliarlo. Anche Viktor Orbán - addirittura lui, impegnato senza sosta nel tentativo di spaccare l’Europa - lo saluta stringendogli la mano. Lo slovacco filoputiniano Robert Fico gli sorride. Giorgia Meloni lo bacia, come pure Ursula von der Leyen. In sala c’è calore, si sente. Ma si avverte anche imbarazzo: il Presidente ucraino è un uomo a rischio, e nessuno riesce davvero a indicare la strada giusta per aiutarlo. E allora prova lui, a colloquio con gli alleati di domani, a indicare un percorso: «Il formato delle forze armate europee dovrà basarsi sulla forza degli eserciti nazionali e sull’esperienza del dispiegamento di contingenti partner in Ucraina, su cui stiamo già lavorando».…
BRUXELLES – La tuta è nera. Militare. Come quella indossata alla Casa Bianca che tanto ha fatto divertire il giornalista dell’ultradestra americana. Volodymyr Zelensky viene scortato attorno al tavolo del Consiglio europeo dal presidente, António Costa. A differenza di Washington, però, nessuno pensa di umiliarlo. Anche Viktor Orbán - addirittura lui, impegnato senza sosta nel tentativo di spaccare l’Europa - lo saluta stringendogli la mano. Lo slovacco filoputiniano Robert Fico gli sorride. Giorgia Meloni lo bacia, come pure Ursula von der Leyen. In sala c’è calore, si sente. Ma si avverte anche imbarazzo: il Presidente ucraino è un uomo a rischio, e nessuno riesce davvero a indicare la strada giusta per aiutarlo. E allora prova lui, a colloquio con gli alleati di domani, a indicare un percorso: «Il formato delle forze armate europee dovrà basarsi sulla forza degli eserciti nazionali e sull’esperienza del dispiegamento di contingenti partner in Ucraina, su cui stiamo già lavorando».
C’è una scritta che gli dà il benvenuto a Bruxelles. Si è presa un palazzo intero ed è rivolta a Justus Lipsius, dove sono radunati i ventisette. “24.02.2022 How many times”. Quante volte ancora la Russia minaccerà l’Europa con i carri armati? È il senso della domanda che pone anche Zelensky, che si è svegliato con la notizia dell’attacco contro Kryvyj Rih, la sua città natale. «Non può esserci tregua nella pressione sulla Russia».
Prova a spiegare quanto drammatica sia la situazione. I capi di Stato e di governo domandano, lui risponde. «Siamo contenti di non essere soli – dice lui, la faccia è severa - Sentiamo la vostra vicinanza». E spiega, ad esempio, che «la Russia ha ora 220 brigate con esperienza di guerra, ma in cinque anni questo numero salirà a 300». Per dare una dimensione: parliamo di un milione, forse un milione e mezzo di uomini. Tenere alta l’asticella dell’opposizione all’invasore, ecco la sfida. «Vi sono grato per il 16esimo pacchetto di sanzioni dell’Ue – dice – e abbiamo bisogno del 17esimo. Andare avanti fino alla fine dell’invasione». E ancora, rivolgendosi ai leader che decideranno il destino del suo Paese: «È necessario accelerare il lavoro dei negoziati di adesione alla Ue».
Zelensky viene ricevuto anche da Costa e von der Leyen. Discutono del rafforzamento militare di Kiev. Il presidente ucraino promuove il piano Rearm Europe di von der Leyen. Si dice «grato» di questa attenzione europea, ribadisce l’obiettivo: essere forti per strappare una «pace giusta e duratura». Sono giorni da incubo ed è «molto importante che gli ucraini non siano soli: lo sentiamo, lo sappiamo». In questo senso, pesa soprattutto un’altra foto: quella con Emmanuel Macron. Potrebbe accompagnarlo alla Casa Bianca assieme al britannico Keir Starmer, che l’Economist disegna con il sigaro e la bombetta di Winston Churchill.