✕

Helga Schubert: “L’ateismo della Germania Est contribuisce all’exploit dell’estrema destra”

Helga Schubert / Copyright RABAUKE Filmproduktion UG 

Ascolta l'audio

Intervista alla psicoterapeuta e scrittrice cresciuta a Berlino ovest che si dichiara “traumatizzata” dal risultato delle ultimi elezioni nel Paese
2 minuti di lettura

DRESDA – Il passato non passa, per Helga Schubert. Che fosse stata spiata dalla Stasi, la psicoterapeuta e scrittrice cresciuta a Berlino Ovest lo sa da quando furono aperti gli archivi dei famigerati servizi segreti della DDR. Ma ora le hanno comunicato a sorpresa che potrebbe conoscere l’identità delle nove persone che per anni hanno tradito la sua fiducia: trentasei anni dopo la caduta del Muro. Abbiamo chiamato l’autrice di Alzarsi (Fazi) sul telefono di casa del suo “rifugio” in Meclemburgo-Pomerania. Vive lì da molto tempo con il suo marito 97enne, che accudisce con amore. Le ultime elezioni che hanno “tinto di blu” tutta l’ex Germania Est, l’hanno «traumatizzata», ci confessa. E secondo lei c’entra anche l’ateismo.

Che farà ora che sa che nove persone l’hanno spiata? Vorrà scoprire chi sono?

«Quando aprirono gli archivi della Stasi, tanti anni fa, dissi ‘sono un pesce piccolo, ho sempre lavorato in clinica, perché avrebbero dovuto controllarmi’. E invece c’era un’enormità di …

DRESDA – Il passato non passa, per Helga Schubert. Che fosse stata spiata dalla Stasi, la psicoterapeuta e scrittrice cresciuta a Berlino Ovest lo sa da quando furono aperti gli archivi dei famigerati servizi segreti della DDR. Ma ora le hanno comunicato a sorpresa che potrebbe conoscere l’identità delle nove persone che per anni hanno tradito la sua fiducia: trentasei anni dopo la caduta del Muro. Abbiamo chiamato l’autrice di Alzarsi (Fazi) sul telefono di casa del suo “rifugio” in Meclemburgo-Pomerania. Vive lì da molto tempo con il suo marito 97enne, che accudisce con amore. Le ultime elezioni che hanno “tinto di blu” tutta l’ex Germania Est, l’hanno «traumatizzata», ci confessa. E secondo lei c’entra anche l’ateismo.

Che farà ora che sa che nove persone l’hanno spiata? Vorrà scoprire chi sono?

«Quando aprirono gli archivi della Stasi, tanti anni fa, dissi ‘sono un pesce piccolo, ho sempre lavorato in clinica, perché avrebbero dovuto controllarmi’. E invece c’era un’enormità di materiali, raccolti tra il 1976 e il 1989. Certo, a distanza di tanti anni, sapere l’identità di chi mi spiava, è diverso. Ho esitato, alla fine ho detto ok. E ora mi hanno risposto che ci vorranno tre anni. E io ne ho ottantacinque (ride, ndr)».

Cosa pensa del risultato delle elezioni?

«Sono traumatizzata dalla Germania Est che si è tinta tutta di blu, il colore dell’Afd. Però sono contenta che ci sia stata un’affluenza enorme. E’ sempre un bene quando tanta gente va a votare, è il sintomo di una società aperta. Però qualche segnale di rabbia lo avevo registrato anche io».

Quale?

«Esempio banale. Ci sono degli infermieri che vengono quotidianamente a occuparsi di mio marito. E lì sento molte lamentele sui profughi che verrebbero trattati meglio dei tedeschi. Nella vecchia DDR c’era l’obbligo di lavorare, tanti della mia generazione se lo ricordano, sono segnati da quell’esperienza. E non riescono a capire come uno possa non lavorare e prendere soldi pubblici. Ma è noto che tanti rifugiati non possono lavorare anche se vorrebbero, le leggi attuali lo impediscono. Non è colpa loro».

Cosa pensa dell’Afd?

«Ho visto tutti gli interventi tv di Alice Weidel. L’Afd è un partito che ha un’idea autoritaria dello Stato e della società. Che vuole chiudere le frontiere, costruire un muro. Una cosa orribile. Quando ho detto la mia opinione su di lei alla mia postina, che è lituana, mi ha abbracciato. Gli stranieri hanno paura. E secondo me questo enorme successo dell’ultradestra dipende anche dall’ateismo».

Perché dall’ateismo?

«Come sa, le chiese furono represse durante il comunismo, e qui a Est l’ateismo è molto più diffuso che a Ovest. E mentre noi cristiani proviamo empatia per i profughi e i migranti, perché crediamo alla misericordia e alla solidarietà, penso che per gli atei sia meno scontato. La DDR si diceva sempre solidale, nei fatti non lo era, era un progetto elitario con una nomenclatura di privilegiati».

I migranti vietnamiti e africani vivevano sostanzialmente separati, ghettizzati, nella Ddr.

«E ricordiamoci anche che in quegli anni alcune delle persone più liberali erano nelle chiese».

Vero, è anche dai sagrati di tante chiese che partì, non a caso, la “Rivoluzione pacifica” che buttò giù il Muro.

“Sì, ma restiamo realisti. Anche ora le persone liberali e democratiche sono la stragrande maggioranza dei tedeschi. E’ l’80% che non vota Afd. Ricordiamocelo. E smettiamola a guardare al 20% che li vota come un coniglio che guarda il serpente. Sono in minoranza!».

Leggi i commenti