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Il summit dei capi militari: Parigi convoca i “volenterosi”, venti Paesi pronti a dire sì

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Francia e Regno Unito al centro delle manovre per garantire un ombrello di difesa a Zelensky. Incerte Italia, Polonia e Spagna
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PARIGI-LONDRA – Una vera e propria coalizione ancora non c’è, ma intanto i “volenterosi” si ritrovano a Parigi per un doppio appuntamento. Mentre gli incerti negoziati di pace ricominciano a Riad lunedì, associando anche l’Ucraina, Emmanuel Macron ha convocato a sorpresa una «riunione dei capi di Stato Maggiore» nella capitale francese. A chi è rivolto l’invito? «Ai Paesi che accetteranno di farne parte» ha detto Macron in diretta tv, con una nuova mossa che ha spiazzato molti degli alleati Ue. Per accelerare la discussione sugli aspetti più tecnici di un’eventuale missione di peacekeeping in Ucraina, il presidente brucia tempi e procedure, approfittando di una coincidenza: martedì comincia il Paris Defence and Strategy Forum con la presenza dei capi operativi dei grandi eserciti continentali; e l’indomani, mercoledì, il ministro della Difesa Sébastien Lecornu riceverà i colleghi di Germania, Italia, Polonia e Regno Unito per «coordinare la propria azione e il sostegno a Kiev». I cinq…

PARIGI-LONDRA – Una vera e propria coalizione ancora non c’è, ma intanto i “volenterosi” si ritrovano a Parigi per un doppio appuntamento. Mentre gli incerti negoziati di pace ricominciano a Riad lunedì, associando anche l’Ucraina, Emmanuel Macron ha convocato a sorpresa una «riunione dei capi di Stato Maggiore» nella capitale francese. A chi è rivolto l’invito? «Ai Paesi che accetteranno di farne parte» ha detto Macron in diretta tv, con una nuova mossa che ha spiazzato molti degli alleati Ue. Per accelerare la discussione sugli aspetti più tecnici di un’eventuale missione di peacekeeping in Ucraina, il presidente brucia tempi e procedure, approfittando di una coincidenza: martedì comincia il Paris Defence and Strategy Forum con la presenza dei capi operativi dei grandi eserciti continentali; e l’indomani, mercoledì, il ministro della Difesa Sébastien Lecornu riceverà i colleghi di Germania, Italia, Polonia e Regno Unito per «coordinare la propria azione e il sostegno a Kiev». I cinque big della difesa continentale - per l’Italia il ministro Crosetto - si ritroveranno nell’antica abbazia reale di Val-de-Grâce, nel cuore della rive gauche parigina.

Ancora non si conosce invece il luogo della riunione dei capi di Stato Maggiore, così come la lista dei partecipanti. Dopo una riserva iniziale, l’Italia ha confermato la presenza del generale Luciano Portolano. Le presenze al vertice di Parigi dovrebbero ricalcare quelle dell’ultimo summit organizzato a Londra dal premier britannico Starmer. Sinora una ventina di Paesi si sono detti pronti a partecipare alla “coalizione dei volonterosi” che dovrebbe garantire Kiev in uno scenario postbellico. Oltre a Londra e Parigi, con truppe di peacekeeping in Ucraina - o a vario titolo con una cooperazione minore - ci sono Germania, Irlanda, Canada, Australia, tutti i Paesi nordici europei, quelli baltici, Belgio, Paesi Bassi, Romania, Turchia e Repubblica Ceca. Incerti Polonia, Spagna e Italia, che per mandare truppe vogliono il coinvolgimento Onu o della Nato.

Il presidente francese e il premier britannico sono invece scettici sull’idea di un cappello Onu alla missione. Una risoluzione, dice una fonte diplomatica francese, sarebbe difficile da ottenere in Consiglio di sicurezza. Quanto al ruolo della Nato, Macron ha scartato l’ipotesi di un’estensione dell’articolo 5 dell’Alleanza per proteggere l’Ucraina, come chiesto da Giorgia Meloni. «Finora gli Stati Uniti hanno rifiutato qualsiasi meccanismo di questo tipo - ha detto il leader francese -. Di conseguenza –esiste un’altra opzione, che prevede il dispiegamento, su base e decisione totalmente nazionale, di una serie di forze armate non sulla linea del fronte né nelle zone occupate ma, dopo la pace, in aree sicure, per garantirne la protezione». Macron ha aggiunto che la missione si terrà comunque «in stretto coordinamento con la Nato e con il suo comando militare».

Più in generale, l’idea di fondo di Starmer e Macron è quella di avere un piano chiaro per l’Ucraina da sottoporre a Trump. Ma per Londra – come per la maggior parte dei «volenterosi» - resta indispensabile il “backstop” americano, ossia le garanzie militari e di deterrenza degli Usa per scongiurare ogni nuovo attacco della Russia, soprattutto contro le forze di peacekeeping dopo un eventuale cessate il fuoco. Senza, il Regno Unito non impegnerà truppe. L’accordo sui minerali tra Usa e Ucraina, al momento, ai britannici non basta.
A tal proposito, dopo gli ennesimi attacchi di Mosca contro le infrastrutture energetiche ucraine, ieri il leader di Kiev Zelensky ha richiesto una tregua nei cieli e nei mari ucraini. Questa è un’altra chiave del piano di pace che Macron e Starmer vogliono presentare a Trump. Ossia, testare le reali intenzioni della Russia di voler arrivare a un compromesso in Ucraina e proporre un cessate il fuoco unilaterale di un mese. A dire il vero, a Londra alcuni nella Difesa non sono d’accordo, perché temono di scoprire il fianco alle truppe di Putin. Ma alla fine Starmer dirà di sì, se ci saranno le condizioni giuste. Ed è un altro punto che rischia di dividere i «volenterosi».

Inoltre, Regno Unito e Francia - e questa sarà un’altra rassicurazione che comunicheranno a Trump - sono pronte a offrire il loro deterrente nucleare a protezione dell’Europa.

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