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Ucraina, l’Europa va in cerca di partner: possibile una forza a guida turca

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Il presidente del Consiglio Costa sonda le disponibilità di India, Giappone, Canada, Australia per il contingente di pace. Erdogan, che non ha mai rotto con Mosca, si candida al comando
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BRUXELLES – Allargare la “coalizione dei volenterosi” anche ad alleati fuori dall’Unione europea e persino a Paesi di altri continenti. Studiando anche la possibilità di affidare il comando del contingente di pace ad uno di questi Stati. Sapendo che in “pole position” potrebbe esserci la Turchia. Il giorno dopo il Consiglio europeo che ha dato il via libera al pacchetto “Rearm Europe” predisposto da Ursula von der Leyen, le attenzioni si sono spostate sulle modalità con cui si potrebbe procedere alla composizione della forza incaricata di garantire l’eventuale tregua tra Russia e Ucraina.

I vertici delle istituzioni europee - von der Leyen, Costa e Kallas - hanno informato in una videoconferenza i leader di Turchia, Regno Unito, Canada, Norvegia e Islanda delle «importanti decisioni prese ieri». «La nostra cooperazione con i partner della Nato affini – ha sottolineato il presidente del consiglio europeo - è fondamentale per la sicurezza internazionale, per l’Ucraina, per intensifi…

BRUXELLES – Allargare la “coalizione dei volenterosi” anche ad alleati fuori dall’Unione europea e persino a Paesi di altri continenti. Studiando anche la possibilità di affidare il comando del contingente di pace ad uno di questi Stati. Sapendo che in “pole position” potrebbe esserci la Turchia. Il giorno dopo il Consiglio europeo che ha dato il via libera al pacchetto “Rearm Europe” predisposto da Ursula von der Leyen, le attenzioni si sono spostate sulle modalità con cui si potrebbe procedere alla composizione della forza incaricata di garantire l’eventuale tregua tra Russia e Ucraina.

I vertici delle istituzioni europee - von der Leyen, Costa e Kallas - hanno informato in una videoconferenza i leader di Turchia, Regno Unito, Canada, Norvegia e Islanda delle «importanti decisioni prese ieri». «La nostra cooperazione con i partner della Nato affini – ha sottolineato il presidente del consiglio europeo - è fondamentale per la sicurezza internazionale, per l’Ucraina, per intensificare i nostri sforzi congiunti in materia di difesa. Insieme ai nostri partner in Europa, al di là l’Atlantico e oltre, dobbiamo lavorare per sostenere l’Ucraina e garantire una pace giusta e duratura».

Ma il punto centrale adesso è soprattutto dimostrare di poter organizzare un contingente di pace senza la partecipazione degli Usa. Il presupposto di tutti i contatti e di tutte le simulazioni sperimentate in questi giorni si concentra sulla posizione del Cremlino, che al momento non intende dare il via libera a una presenza della sola Ue in Ucraina. I colloqui con Gran Bretagna, Turchia, Canada, Norvegia e Islanda hanno questo come primo obiettivo. Ma probabilmente non basterà. Sono in corso, infatti, sondaggi per coinvolgere anche Paesi lontani come Giappone, Australia e India. Viene considerato il modo per “tranquillizzare” Mosca e nello stesso tempo avere un bacino ampio di soldati. Considerando che difficilmente questa forza di interposizione potrà essere inferiore a 40 mila uomini.

Non solo. In questa fase Putin ha fatto capire esplicitamente che non accetterebbe un ruolo di comando da parte di Francia e Gran Bretagna. L’unico Paese non europeo (non in senso politico) in grado di assumere un ruolo di questo tipo è allora la Turchia. Si tratta di riflessioni in corso. Non è un caso che il leader di Ankara ieri abbia apertamente confermato la disponibilità a un impegno diretto: «Vorrei sottolineare che siamo pronti a dare qualsiasi contributo, anche ospitando il processo negoziale, all’instaurazione di una pace giusta, duratura e onorevole in Ucraina». A suo giudizio, come aveva proposto il francese Macron, serve «una tregua il prima possibile». Poi ha lanciato un preciso segnale a Bruxelles: «La sicurezza europea non è affare esclusivo dei paesi dell’Unione».

Va considerato che la Turchia è un membro della Nato ma ha mantenuto ottimi rapporti con il Cremlino. E pur escludendo un ruolo per l’Alleanza Atlantica, le truppe di Erdogan possono rappresentare una mediazione tra le esigenze di una parte e dell’altra. Una delle controindicazioni segnalate concerne semmai i pessimi rapporti con Grecia e Cipro.

Qualsiasi operazione ha comunque bisogno di due precondizioni: le garanzie russe a non promuovere altri attacchi; la disponibilità americana al “backup” della missione, ossia ad assicurare la parte della logistica militare. «È nel nostro reciproco interesse – ha spiegato Erdogan - pianificare tutte le fasi della sicurezza europea con la Turchia. È anche importante mantenere la connessione transatlantica e ottenere il supporto del nostro alleato americano».

Anche il premier di Londra Keir Starmer giudica le decisione della Ue «uno storico passo avanti». In ogni caso, mettere in piedi l’operazione non sarà semplice. Serviranno almeno tre mesi per farla partire e diversi miliardi di finanziamento.

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