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Stati Uniti: “Una tregua fino a metà aprile”. Ma Israele taglia la luce a Gaza

(afp)

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La pressione di Netanyahu per ottenere il rilascio di tutti gli ostaggi. Ma intanto Washington sta trattando direttamente con Hamas
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GERUSALEMME – Gli israeliani tornano a sedersi al tavolo del negoziato con Hamas con la pistola carica. Ieri il ministro dell’energia Eli Cohen ha annunciato il blocco della corrente elettrica nella Striscia di Gaza, una misura che potrebbe spegnere l’impianto di desalinizzazione di Deir el Balah e quelli per il trattamento delle acque reflue, aggravando una situazione umanitaria già compromessa.

La decisione fa parte di un piano per fasi che era pronto da giorni: stringere l’assedio intorno alla Striscia per far pressione su Hamas, prima bloccando gli aiuti – ormai più di una settimana fa - poi staccando l’elettricità. E, se la pressione non dovesse ottenere i risultati che Israele si aspetta, avviando una campagna di attacchi aerei e raid tattici contro i miliziani. Questo mentre il governo Netanyahu lavora alla creazione di una “amministrazione per la migrazione” che dovrebbe gestire “l’esodo volontario” dei palestinesi da Gaza.

Le mosse israeliane però non avevano tenuto con…

GERUSALEMME – Gli israeliani tornano a sedersi al tavolo del negoziato con Hamas con la pistola carica. Ieri il ministro dell’energia Eli Cohen ha annunciato il blocco della corrente elettrica nella Striscia di Gaza, una misura che potrebbe spegnere l’impianto di desalinizzazione di Deir el Balah e quelli per il trattamento delle acque reflue, aggravando una situazione umanitaria già compromessa.

La decisione fa parte di un piano per fasi che era pronto da giorni: stringere l’assedio intorno alla Striscia per far pressione su Hamas, prima bloccando gli aiuti – ormai più di una settimana fa - poi staccando l’elettricità. E, se la pressione non dovesse ottenere i risultati che Israele si aspetta, avviando una campagna di attacchi aerei e raid tattici contro i miliziani. Questo mentre il governo Netanyahu lavora alla creazione di una “amministrazione per la migrazione” che dovrebbe gestire “l’esodo volontario” dei palestinesi da Gaza.

Le mosse israeliane però non avevano tenuto conto fin qui del fattore Trump. Gli americani stanno negoziando direttamente con Hamas, una decisione che ha fatto infuriare Netanyahu, preso alla sprovvista. Ieri l’inviato Usa per gli ostaggi, Adam Boehler, ha rilasciato una raffica di interviste alla Cnn e ai canali televisivi israeliani, difendendo la scelta di un dialogo diretto con il gruppo armato palestinese e sostenendo che ci siano le condizioni per una «tregua di lungo termine. Comprendo le preoccupazioni di Israele, ma gli Stati Uniti non sono un agente di Israele. Stiamo lavorando per tutti gli ostaggi, non solo quelli americani».

Boehler ostenta ottimismo: «Penso che potrebbe succedere qualcosa già nelle prossime settimane, ci potrebbe essere una tregua a lungo termine, un accordo in cui gli ostaggi vengono liberati, i prigionieri rilasciati, Hamas depone le armi e accetta di non far parte del futuro politico di Gaza. Penso che sia una realtà. È molto vicina».

Fonti del gruppo palestinese confermano di aver comunicato agli Usa la disponibilità a rilasciare l’ostaggio americano ancora in vita, Edan Alexander, nell’ambito dei colloqui per porre fine alla guerra. In pubblico, Hamas continua a definire quella del disarmo una linea rossa, ma nelle trattative con gli americani si è affacciata la possibilità che il gruppo deponga le armi in cambio di una «soluzione giusta ed equa» che includa uno Stato palestinese indipendente. Il quadro in cui questo potrebbe avvenire è stato delineato dal piano egiziano approvato dalla lega araba al Cairo, che prevede il graduale passaggio di poteri all’Autorità nazionale palestinese.

Israele si è sempre detto contrario a che la Striscia torni in mano allo screditato Abu Mazen, anche se il leader palestinese ha aperto alla possibilità di tenere elezioni entro un anno e dunque a farsi da parte. Domani a Doha è atteso l’inviato per il Medioriente, Steve Witkoff, che incontrerà la delegazione israeliana di cui fanno parte il responsabile del governo per la liberazione degli ostaggi, Gal Hirsch, un alto funzionario dello Shin Bet, noto come “M”, e il consigliere politico del premier Benyamin Netanyahu, Ophir Falk. Il primo passo potrebbe essere estendere la tregua fino a dopo la pasqua ebraica, a metà aprile, in cambio del rilascio di una parte degli ostaggi.

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