Droni ucraini verso Mosca: l’attacco dimostra la capacità di Kiev di colpire in profondità la Russia
di Gianluca Di Feo“Non abbiamo carte, ma abbiamo tanti droni…”. Il commento sarcastico, riferito alla frase con cui Trump ha umiliato Zelensky nella Sala Ovale, sintetizza un elemento chiave della situazione bellica: la capacità ucraina di colpire quasi ovunque in Russia. Una situazione asimmetrica, che non ha permesso finora di riequilibrare il vantaggio degli invasori sul terreno ma tiene viva la minaccia di portare la guerra in tutte le città russe, cercando di intaccare la credibilità di Vladimir Putin.
L’attacco contro Mosca ha questo scopo. La capitale è stata presa di mira dalle armi a lungo raggio ucraine sin dalla primavera 2023. Il 3 maggio, pochi giorni prima della parata della vittoria, due ordigni riuscirono a raggiungere la Piazza Rossa, scoppiando proprio sopra le mura merlate del Cremlino. Poi lo scorso anno c’erano stati raid contro impianti industriali nelle periferie e contro gli aeroporti. La differenza dell’offensiva condotta ieri sta nel numero: almeno un centinaio di droni s…
“Non abbiamo carte, ma abbiamo tanti droni…”. Il commento sarcastico, riferito alla frase con cui Trump ha umiliato Zelensky nella Sala Ovale, sintetizza un elemento chiave della situazione bellica: la capacità ucraina di colpire quasi ovunque in Russia. Una situazione asimmetrica, che non ha permesso finora di riequilibrare il vantaggio degli invasori sul terreno ma tiene viva la minaccia di portare la guerra in tutte le città russe, cercando di intaccare la credibilità di Vladimir Putin.
L’attacco contro Mosca ha questo scopo. La capitale è stata presa di mira dalle armi a lungo raggio ucraine sin dalla primavera 2023. Il 3 maggio, pochi giorni prima della parata della vittoria, due ordigni riuscirono a raggiungere la Piazza Rossa, scoppiando proprio sopra le mura merlate del Cremlino. Poi lo scorso anno c’erano stati raid contro impianti industriali nelle periferie e contro gli aeroporti. La differenza dell’offensiva condotta ieri sta nel numero: almeno un centinaio di droni sono continuati a piovere sui sobborghi della metropoli per oltre quattro ore, con esplosioni che hanno svegliato la popolazione nel cuore della notte e sono proseguite molto dopo l’alba.
Quella contro la capitale è stata solo parte di un’ondata di droni che si è riversata contro numerose raffinerie in tutta la Russia, con oltre 300 aerei senza pilota caduti in diverse aree urbane. Contemporaneamente, sull’Ucraina è piombato il solito sciame di oltre 130 Shaded-Geran russi: un’incursione sostanzialmente quotidiana, che si accanisce adesso contro Kiev e contro i centri industriali intorno a Dnipro.
Occhio per occhio, drone per drone, secondo un vortice di assalti e ritorsioni tra i belligeranti? Non proprio, perché l’operazione ucraina contro Mosca contiene una minaccia chiara: aprire una nuova fase del conflitto, in cui anche la capitale venga trasformata in un campo di battaglia. Ormai gli ingegneri di Kiev sono in grado di progettare velivoli telecomandati invisibili ai radar e che possono colpire ben oltre il Cremlino: sono arrivati la scorsa settimana a 1350 chilometri di distanza dalla linea del fronte. E - questa è la novità - c’è la capacità di costruirne migliaia ogni mese: il piano del presidente Zelensky prevede di metterne in servizio 40 mila nel corso del 2025. In linea teorica significa poterne lanciare ogni notte cento su Mosca per tutti e 365 i giorni dell’anno, togliendo il sonno agli abitanti della metropoli.
Come hanno imparato sulla loro pelle gli ucraini, la testata distruttiva di questi ordigni è limitata: oscilla tra 30 e 90 chili di esplosivo, sufficienti però a distruggere un appartamento. Le ogive dei missili balistici o dei cruise russi usati anche la scorsa settimana invece sono tre volte più devastanti e possono contenere fino a mezza tonnellata di tritolo. Per questo finora i vertici del servizio segreto militare di Kiev, il Gru che gestisce l’offensiva a lungo raggio, hanno preferito concentrare le missioni contro infrastrutture petrolifere e depositi di munizioni, dove ogni colpo andato a segno genere danni enormi.
Adesso la domanda chiave riguarda la motivazione dell’attacco contro la capitale. E’ uno strumento di pressione sul tavolo delle trattative, per sostenere la proposta di Zelensky di una tregua negli assalti aerei e navali? Oppure vuole testimoniare la volontà di alzare il livello del conflitto, mettendo d’ora in poi nel mirino i centri urbani russi?
Ieri la contraerea della capitale ha dimostrato di non essere preparata a contrastare l’incursione: le batterie difensive a corto raggio infatti sono schierate all’interno delle periferie e fanno precipitare i velivoli abbattuti tra i palazzi. Usano soprattutto missili terra-aria: se mancano l’obiettivo finiscono sui palazzi. Dovrebbero copiare la rete protettiva di Kiev, che scagliona batterie mobili di mitragliere lontano dalle case e usa i missili soltanto in situazioni estreme.
Un’ultima valutazione. I droni ucraini sembrano essersi concentrati contro gli aeroporti e le linee ferroviarie, dove i binari sono stati interrotti in più punti dalle bombe teleguidate. L’obiettivo è provocare il caos nelle linee di trasporto, con disservizi che si prolungano nel tempo. Ma c’è pure un elemento simbolico: dimostrare all’amministrazione Trump che anche senza l’intelligence americana l’Ucraina può colpire in profondità tutta la Russia. A costo di rischiare le ritorsioni terribili rese possibili dall’arsenale balistico di Putin.